No all’arbitrato nel caso di licenziamento

La commissione Lavoro della Camera ha approvato le modifiche al Ddl lavoro che recepiscono tutti i rilievi sollevati venti giorni fa dal capo dello stato.

I ritocchi all’articolo 31 del “collegato lavoro” vanno nella direzione di rispettare i principi di volontarietà dell’arbitrato e la necessità di assicurare una adeguata tutela del contraente debole, ovvero il lavoratore.

Non si potrà impugnare un licenziamento davanti a un arbitro e il lavoratore potrà accettare volontariamente di firmare la clausola compromissoria che lo vincola all’arbitrato per la composizione delle controversie solo dopo aver superato il periodo di prova o, nel caso non fosse previsto, dopo un mese dall’assunzione.

L’emendamento, all’art.31, comma 9, spiega: “La clausola compromissoria non può riguardare controversie relative alla risoluzione del contratto di lavoro. Davanti alle commissioni di certificazione le parti possono farsi assistere da un legale di loro fiducia o da un rappresentante dell’organizzazione sindacale o professionale a cui abbiano conferito mandato“.

In assenza degli accordi interconfederali o contratti collettivi” sui campi di applicazione dell’arbitrato attraverso le clausole compromissorie “trascorsi dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, il ministro del Lavoro e delle politiche sociali convoca le organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative, al fine di promuovere l’accordo. In caso di mancata stipulazione dell’accordo di cui al periodo precedente, entro i sei mesi successivi alla data di convocazione, il ministro del Lavoro e delle politiche sociali individua in via sperimentale, con proprio decreto, tenuto conto delle risultanze istruttorie del confronto tra le parti sociali stesse, le modalità di attuazione e di piena operatività delle disposizioni di cui al presente comma”.

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