Cgia: attenzione a non strangolare le aziende con l’IMU

La notizia recente è che, per quanto riguarda l’aliquota Imu, i sindaci avranno il diritto di poterla aumentare fino al 10,6%. Se questo scenario diventasse reale, ciò si tradurrebbe in un ulteriore esborso pesante per tutte le aziende, gli artigiani, i liberi professionisti.

Lo scenario è previsto dalla Cgia di Mestre, a seguito della nota rilasciata dal Dipartimento delle Finanze, facendosi carico di proporre alcuni esempi per spiegare la situazione.

Con l’aliquota al massimo, un artigiano pagherà un importo medio di 800 euro all’anno, un negozio esborserà 1000 euro, un ufficio 2000 euro, un capannone industriale 3850 euro e un albergo potrà arrivare a dover versare addirittura 11700 euro. Questo secondo una media territoriale. Nelle metropoli potrà essere ancora peggio. Ad esempio, a Roma l’aliquota massima dell’Imu porterebbe ad un’uscita di 5900 euro annui per gli uffici e di 1800 euro per gli artigiani. Un incremento che diventerebbe quindi insostenibile se dall’aliquota ordinaria prevista e già pesante (7,6%) si passasse al 10,6% con l’intervento dei Comuni.

Certo, il Dipartimento delle Finanze ha disposto anche che le aliquote IMU potranno anche essere abbassate sui beni strumentali fino al 4%…ma quale sindaco, in un contesto congiunturale in cui le casse dei Comuni sono vuote, non coglierà l’occasione per rimpinguare le tasche comunali, piuttosto che rinunciarvi ulteriormente?

Ecco perché il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi si augura che potrà prevalere il senso di responsabilità dei sindaci, affinché possano considerare l’enorme strozzatura economica che provocherebbe sulle aziende l’applicazione di un’aliquota massima ed agire in modo da far sì che lo scenario non diventi realtà.

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