Per la Cgia il lavoro artigianale rischia l’estinzione

Secondo la CGIA di Mestre, il mercato del lavoro potrebbe subire

entro il prossimo decennio la perdita di quasi quattrocentomila posti di lavoro ad “alta intensità manuale” nei settori artigianato e agricoltura. Un problema che è dovuto alla scarsa propensione delle nuove generazioni verso questi mestieri, ma anche dovuta ad un mercato sempre più ristretto e poco redditizio. Nella lista stilata dalla CGIA, tra i lavori artigianali maggiormente a rischio troviamo: riparatori di orologi, falegnami, pellettieri, muratori, carpentieri, carrozzieri, meccanici di automobili, stuccatori, tappezzieri, tipografi, sarti, odontotecnici, addetti alla tessitura, posatori di pavimenti, riparatori radio e tv, elettricisti e molti altri ancora.

Tra i lavori agricoli, invece, rischiano l’estinzione allevatori di bestiame nell’area zootecnica e i braccianti agricoli.

Altre categorie professionali a rischio più generiche sono: autisti, addetti alle pulizie, collaboratori domestici, uscieri, lettori di contatore e venditori ambulanti.

Tutte queste professioni sono a rischio anche a causa di una burocrazia che diventa sempre più soffocante che provoca la chiusura di molte imprese non più rimpiazzate.

La CGIA ha stilato queste categorie calcolando il numero di occupati presenti oggi nelle professioni manuali in due fasce di età, quella tra i 15 ed i 24 anni e quella tra i 55 ed i 64 anni. In seguito ha determinato il tasso di ricambio generazionale, da cui ha stilato la graduatoria dei mestieri maggiormente a rischio individuando tutte quelle figure che potrebbero andare a scomparire entro i prossimi dieci anni.

A meno di cambiamenti imprevedibili – dice il segretario della CGIA – bisogna in ogni caso considerare alcuni aspetti imprescindibili: entro dieci anni la maggior parte dei lavoratori della fascia 55-64 lascerà il lavoro per limiti di età e non ci sarà un grande ricambio anche a causa della riduzione delle nascite rispetto al passato che ridurrà il numero di giovani che entreranno nel mercato del lavoro. Ecco perché, secondo la CGIA, queste proiezioni possono essere considerate verosimili.

(Fonte: Agi)

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