8 milioni di poveri e peggioramento per gli operai secondo l’Istat

Una recente ricerca Istat con dati ricavati nel 2011, rivela che in Italia è ormai qualificabile come “povera” una famiglia su cinque, per un totale di più di otto milioni di poveri sul territorio nazionale. Di questi, sono in situazione di “povertà assoluta” quasi tre milioni e mezzo di persone. Istat considera come soglia di povertà relativa una spesa media di 1011 euro per una famiglia composta da due persone. La situazione è più complicata per tutte quelle famiglie senza occupati e con figli a carico, oltre che per le famiglie più numerose.

La povertà cresce anche per le famiglie dove si è alla ricerca di lavoro, per le famiglie con tutti i componenti già pensionati con figli a carico disoccupati, per quelle di soli anziani, per le famiglie di operai e per quelle con componenti che hanno la sola licenza elementare o media. La maggioranza di queste famiglie risiede nel Mezzogiorno per il 60,7% del totale. Peggiora anche la situazione delle coppie con un figlio e aumentano le famiglie con nessun occupato o un solo occupato.

Le altre famiglie considerate a rischio povertà sono quelle con cinque o più componenti, per cui la povertà relativa è del 28,5% del totale.

Adusbef e Federconsumatori fanno notare come questo quadro sia sempre più spaventoso e porta le famiglie, alla fine dei conti, a tagliare anche su elementi primari come la sanità e l’alimentazione. Le famiglie a reddito fisso cominciano a rinunciare a carne e pesce per tagli fino a quasi mille euro annui. Il Governo, secondo le associazioni, dovrebbe urgentemente intervenire per rilanciare il potere di acquisto delle famiglie, sempre più risicato e incapace di riuscire a ripartire da sé. Una situazione che se sfuggisse di mano diventerebbe tragica per l’economia globale (se nessuno consuma, l’economia non potrà risollevarsi), nonché per la concessione di larghi spazi al rischio dell’usura.

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