Il lavoro per le donne è più duro: oltre 840mila i ricatti sessuali

In questi tempi difficili, per alcune il lavoro è un qualcosa di

ancora più difficile. Si tratta, ancora una volta, delle donne. Molte di loro secondo una ricerca Istat hanno subito durante il loro percorso lavorativo dei ricatti sessuali, per la precisione il numero è davvero elevato: oltre 840 mila donne. Di queste, quasi cinquecentomila per richieste più o meno evidenti di “disponibilità sessuale”, mentre per 250 mila un esplicito ricatto per ottenere l’assunzione. Della serie: “se vuoi un lavoro devi concederti, oppure te lo puoi scordare”. Roba d’altri tempi? Oggi si dice che le donne sono più rispettate? Niente di più falso! Purtroppo la realtà è ancora questa e, in tempi di magra come quelli attuali, molte donne pur di non perdere il lavoro si costringono a rimanere in un luogo di lavoro in cui sono vittime di questi continui “tentativi”. Infatti, con la crisi cercare di cambiare lavoro è diventato un processo molto più difficile e chi ce l’ha tende a tenerselo stretto costi quel che costi. Anche in situazioni di questo tipo.

La ricerca è stata diffusa da Istat per mano della ricercatrice Sabatini, la quale ha anche ribadito che il rischio di molestie sessuali riguarda oggi un milione e 225 mila donne in età lavorativa (14-65 anni), con punte più elevate di rischio per le donne tra i 35 e i 54 anni che sono single o vivono da sole, posseggono una laurea o un diploma. I settori più a rischio in questo senso, invece, sembrano essere quelli dei trasporti, delle comunicazioni, della pubblica amministrazione. Aree per certi versi insospettabili, che si scoprono invece poter essere fonte di una realtà giornaliera da incubo.

Le molestie possono manifestarsi da più parti: i colleghi, altri clienti, ma soprattutto dai capi. Anche lavori in apparenza più autonomi e sicuri, come ad esempio quello del medico, possono essere a rischio di minacce sessuali, in questo caso più facilmente da parte dei clienti.

Molte donne, poi, preferiscono tacere al riguardo di questi soprusi, forse perché istintivamente lo avvertono come qualcosa di cui provar vergogna. L’81%, infatti, non ne parla con persona alcuna, mentre la percentuale restante lo dice almeno ad altri colleghi o colleghe.

Alla diffusione di questi dati ha partecipato anche il ministro Elsa Fornero, la quale ha ribadito che anche la semplice “minaccia” è in realtà una forma vera e propria di violenza sessuale, ed ha assicurato che il governo italiano continuerà a fare il possibile per riuscire le donne a convincere a parlare di questi episodi di violenza fisica o verbale nei luoghi di lavoro, approvando delle leggi di recepimento ad hoc su questa problematica. Secondo Fornero, l’obiettivo del ricatto sessuale sul lavoro non è soltanto un fatto fisico, ma è proprio il tentativo di distruzione psicologica verso la donna.

Magari perché, aggiungiamo noi, le donne sono più brave degli uomini nel luogo di lavoro e questi ultimi tendono a vederle molto spesso come una minaccia verso il proprio posto di lavoro. Un comportamento aberrante che si spera possa vedere quanto prima una drastica riduzione, soprattutto con la collaborazione più esplicita da parte di tutte quelle donne che ancora oggi, nonostante tutto, tacciono.

Fonte: Ansa

Immagine: flickr

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