Fine dell’incubo vicina: addio stage gratuiti

Arriva una notizia che, per quanto piccola per chi h

a già un lavoro, rappresenta invece una vera e propria boccata d’ossigeno per chi si affaccia al mondo del lavoro e per tutto il “popolo degli stagisti”. Sebbene eticamente gli stage dovrebbero prevedere almeno un rimborso spese, nei fatti la stragrande maggioranza degli stage avveniva (e avviene fino ad ora) in modo del tutto gratuito. Con la scusa di dover “imparare il mestiere”, i tirocini si protraggono gratuitamente, senza nemmeno un euro di rimborso, nella maggior parte dei casi, come evidenziato da uno studio dell’ Isfol (Istituto per lo sviluppo della formazione dei lavoratori). Non solo, ma a volte questa situazione si estende intollerabilmente per 12 o 24 mesi.

Uno sfruttamento bello e buono, che finalmente sembra avere le ore contate. Il Ministro del Welfare, infatti, ha stabilito delle nuove linee guida che non consentirebbero più in alcun modo (almeno legalmente) gli stage gratuiti. Un malcostume tutto italiano che sfrutta milioni di giovani abbagliati dall’“occasione per entrare nel mondo del lavoro” e con l’illusione di un impiego successivo all’esperienza stessa. In realtà, appena il 5% degli stage si trasforma in un lavoro stabile. Nel frattempo, quella che è di fatto un’occupazione che può protrarsi anche fino a due anni, viene mascherata da “stage”… fino a far posto allo stagista successivo. Con questo nuovo provvedimento, invece, l’incubo del tirocinio gratuito dovrebbe arrivare ad una giusta fine e prevedere per legge una soglia minima di 400 euro lordi al mese. Non tantissimo, ma, almeno, si pone finalmente un freno al tirocinio selvaggio come sfruttamento puro. Ogni Regione potrà poi scegliere un regime minimo differente, ma senza andare mai sotto questa soglia.

Fino a questo momento non esiste una normativa nazionale che preveda un pagamento minimo alle prestazioni degli stagisti. Questo vuoto legislativo, intollerabilmente protrattosi per anni e anni, è diventato come è ovvio il regno delle aziende che non intendono investire sui propri lavoratori. Non poche come può sembrare, bensì più della metà.

Le linee guida considerano, oltre al pagamento minimo, anche delle limitazioni temporali: quindi stop a tirocini infiniti di uno o due anni, senza alcuna prospettiva. Si prevede invece che il tirocinio nella sua forma standard non potrà in nessun caso superare i sei mesi; il tirocinio di reinserimento (riservato a cassaintegrati e disoccupati) avrà il limite di un anno; il tirocinio per i disabili non andrà oltre i due anni.

Verrà posto un freno anche sul fronte “numerico”. Non si potranno più effettuare due o più stage presso lo stesso datore (formula con cui spesso si aggirava la scadenza naturale) e verrà posto un limite anche al numero di stagisti per azienda, vale a dire massimo uno stagista ogni cinque dipendenti. Chi invece non ha dipendenti potrà contare solo su tirocinanti dell’artigianato artistico, anche se si tratta di una bozza ancora da rielaborare. Infine, saranno prese in considerazione multe salate per le aziende scoperte a “truffare” le nuove norme.

Le linee guida sono attualmente previste in discussione dalla Commissione Lavoro della Conferenza delle Regioni. Tali soglie dovrebbero entrare in vigore entro la fine di gennaio.

immagini: morguefile

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