Il lavoro nei programmi di Governo: cosa ci aspetta

Sembrerà

strano, ma il “pezzo forte” della campagna elettorale per il nuovo Governo in Italia sembra concentrarsi più sulle dichiarazioni a sensazione palesemente identiche a quelle del 1994 di Berlusconi, se non ancora più impraticabili (“aboliremo e restituiremo l’IMU”), e su un centro-sinistra impegnato più a fare l’anti-berlusconismo che a proporre qualcosa di realmente concreto. Monti? Avrà anche risanato in extremis i conti, ma a noi fa venir in mente soltanto tasse.

In ogni caso, in mezzo a questo clima, ciò che poco si pubblicizza, ancora una volta, sono i programmi delle varie parti in gioco in relazione agli interventi sul mondo del lavoro. Sembrerà ancora più strano, ma dei programmi, almeno sulla carta, sono stati fatti. Andiamo dunque a vedere in sintesi cosa ci dovrebbe aspettare nel settore lavoro secondo le diverse alternative. “Dovrebbe”, il condizionale è d’obbligo considerando il nostro Paese e quante volte le cose son state proposte in campagna elettorale e poi rimaste lì.

Per il centro-sinistra, è necessaria prima di tutto una riforma fiscale che alleggerisca il peso dei contratti di lavoro alle aziende, cercando quindi di far in modo che i contratti  a tempo indeterminato siano favoriti rispetto ai contratti precari. Più diritti e salari porterebbero d’altro canto una maggior produttività, facendo ripartire l’economia. Questo “alleggerimento sui contratti” potrebbe essere possibile facendo cassa su patrimoni finanziari e immobiliari di grandi dimensioni. Un altro punto previsto è quello di pensare a misure di sostegno per l’occupazione specificatamente femminile.

Il Centro di Monti e Casini propone di “svecchiare” il contratto a tempo indeterminato facendolo diventare più flessibile e di riflesso meno costoso, per innescare gli stessi effetti visti sopra: più produttività, meno precariato e rilancio dell’economia. In questo caso si interverrebbe direttamente sulla forma del contratto a tempo indeterminato. Per l’occupazione femminile è prevista una detassazione selettiva.

Il centro-destra intende uscire dalla crisi attraverso la sostituzione del sistema attualmente in vigore dei sussidi alle imprese rivedendolo in toto e contemporaneamente con la riduzione alle imprese delle tasse sul lavoro. Prevede inoltre agevolazioni per l’imprenditoria giovanile under 35 e un credito d’imposta dei contributi per i primi cinque anni di assunzione di un nuovo lavoratore a tempo indeterminato.

Fin qui le grandi coalizioni. Vediamo anche cosa propongono in tema lavoro le due “alternative alle alternative”: Grillo e Ingroia.

Il Movimento 5 Stelle di Grillo propone l’eliminazione della legge Biagi introducendo un “salario di cittadinanza” che creerebbe molto più lavoro: si propone un lavoro pieno più breve, che aumenti la “rotazione sul lavoro” creando quindi occupazione. L’intento sarebbe un lavoro pieno da 1300 ore all’anno, vale a dire 27 ore settimanali invece delle classiche 40. Per i disoccupati, propone un sussidio di disoccupazione di massimo due anni secondo il modello danese.

Rivoluzione Civile di Ingroia, infine, propone il ripristino dell’Art.18 sul contratto collettivo nazionale e una “democrazia nei luoghi di lavoro”. L’incremento del lavoro si otterrebbe con maggiori investimenti in ricerca e sviluppo e con politiche di riconversione ecologica delle industrie, rinnovando il grosso degli apparati produttivi. Anche qui, infine, temi caldi sono la riduzione dell’orario di lavoro standard e un reddito minimo tra i disoccupati.

immagini: photl.com (1); sxc.hu (2); camera.it (3).

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