Benvenuti nel Paese dei teatrini, mentre il lavoro è fermo

Ne è passato di tempo dal 25 febbraio, ultimo giorno delle elezioni politiche 2013. In questo mese e mezzo di tempo, anziché assistere a forme di conciliazione, di raccordo, di unione a fronte della totale emergenza in cui sta annegando l’Italia, abbiamo assistito a tutt’altro “spettacolo”. Quello che noi cittadini comuni non avremmo voluto vedere e che invece dobbiamo sorbirci (ancora una volta) persino in una situazione in cui si rischia la débâcle economica e sociale.

Teatro Tende di Karen Arnold

Abbiamo sperato che la difficilissima congiuntura perdurante ormai dal 2008 avesse spinto partiti e non-partiti ad una maggior consapevolezza delle necessità imprescindibili al di sopra di ogni ideologia o antipatia politica: l’interesse nazionale verso forme di compattezza e misure di ripresa economica. Tanto più dopo il salasso cui il governo Monti ha costretto gli italiani a causa di debiti crescenti (e che, ancora una volta, sono pagati da tutto il popolo, che niente ha a che vedere con le politiche di sprechi decise per decenni ai piani alti).

Così, non bastava dover stringere la cinghia talmente tanto che ormai si vedon le ossa, ma anche assistere a un vero e proprio teatrino messo in atto in questo mese e mezzo dalle nostre forze politiche che da un punto di vista strettamente teorico dovrebbero rappresentarci. Un teatrino che, siamo pronti a scommetterci, proseguirà con l’elezione del nuovo Capo di Stato e che tutt’ora non sappiamo se permetterà la creazione di un Governo. Un Governo che, del resto, si presenta come imprescindibile. Tornare subito al voto senza che sia stata cambiata la legge elettorale, infatti, significherebbe ritrovarci esattamente allo stesso punto in cui siamo ora, soltanto con altri mesi di nulla alle spalle. Dunque, si tratta di trovare un accordo che volenti o nolenti è assolutamente obbligatorio per fare gli interessi del Paese. Invece, sembra che nessuno si renda conto fino in fondo della gravità della situazione ed il teatrino delle marionette è ancora in atto.

Marionette di Vera Kratochvil

Il Pdl tende una mano al Pd e nasconde il pugno nell’altra mano. Il Pd rifiuta la mano, affronta un’insanabile crisi di valori interna con gli scissionisti “renziani”, cerca un dialogo con il M5S. Il M5S che sembrava essere una importante svolta verso il “nuovo che avanza” si rifugia continuamente dietro un “valuteremo momento per momento”, rifiutando un qualsiasi dialogo concreto con chiunque a meno di un impossibile “Governo 5 stelle”. Come può una forza politica (per quanto un un non-partito, come definito da Grillo) chiedere di governare se numeri alla mano non ha avuto la maggioranza?

Il risultato è uno stallo pauroso cui nessuno riesce a venire a capo. Noi cittadini comuni ci chiediamo: è possibile che l’odio e le divergenze possano spaccare in tre un Parlamento tanto da impedire qualsiasi Governo nonostante l’ingovernabilità porti soltanto più danni di qualsiasi altro Governo?

Eppure, nonostante tutto, certamente il teatrino andrà avanti ancora a lungo, mentre l’economia è ferma, il lavoro precipita, le misure non ci sono. I nostri rappresentanti non stanno facendo altro che prendere il mandato che controvoglia abbiamo affidato loro continuando a saltarci sopra come dei bambini viziati. Questo è quanto. Fino a quando? Forse, fino a quando sarà troppo tardi.

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