Si lavora per lo Stato fino al 10 luglio: abbassare tasse sul lavoro

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immagine del Rapporto “Tax liberation day 2013” dal sito ufficiale di newdirectionfoundation.org.

Non c’è limite allo Stato-Padrone.

Se un anno fa, secondo il rapporto stimato per l’anno solare 2012, un italiano per far fronte a tasse e contributi doveva lavorare fino al 3 luglio per cominciare a “vedere” soldi finalmente per la tasca propria, la situazione quest’anno non migliora, anzi.

Il Rapporto rilasciato dall’Istituto Molinari e da New Direction Foundation, infatti, comunica che la soglia di guadagno si è spostata una settimana più in là nelle previsioni per il 2013. Questo vuol dire che quest’anno un lavoratore comincerà ad intascare i frutti del proprio guadagno soltanto dal 10 luglio in poi. Un vero e proprio scandalo, secondo alcuni, ma anche una situazione generalizzata in Europa che non è limitata soltanto al caso – Italia.

Il Belpaese (o quel che ne resta) nell’ultimo rapporto ufficiale dell’Unione Europea non è al primo posto in Europa per la pressione fiscale più alta all’anno 2011, ma sorprendentemente si piazza “solo” al sesto posto, scalzando la Svezia che l’anno prima era davanti. La situazione rispetto al 2011 sarà però certamente cambiata in peggio dal momento che nel 2012 e nel 2013 si è avuta una considerevole impennata di varie imposte quali Imu, Iva, imposte regionali, imposte sulla benzina. Così, se secondo questo rapporto ufficiale la pressione nel 2011 era del 42,5%, ora la situazione è ancor più insostenibile.

L’evidenza netta è che l’Italia per trovar fondi per sanare il suo debito cerca ancora di tassare soprattutto il lavoro piuttosto che le grandi proprietà, ricadendo sulla stragrande maggioranza del ceto medio, che si impoverisce ulteriormente danneggiado la ripresa del sistema economico. Senza spese, l’economia rimane giocoforza stagnante aggravando gli effetti della crisi in atto ormai dal 2007.

Purtroppo l’Italia si è allineata all’andazzo europeo, tanto che secondo lo stesso rapporto dell’Istituto Molinari siamo preceduti da diversi Stati in questa classifica “al negativo”: il peggior Paese in quanto a tassazione del lavoro è il Belgio, i cui cittadini devono lavorare in media fino all’8 agosto per pagare le spese per lo Stato, seguito dalla Francia, con l’Austria sul gradino più basso del podio. Anche la Germania se la vede peggio di noi, “liberandosi” dalle tasse sul lavoro solo dopo il 13 luglio. (Il rapporto completo è scaricabile al link proposto precedentemente). L’Italia, però, tassa di più il lavoro dipendente secondo un altro rapporto di Eurostat per l’anno 2011. Qui siamo secondi con il 42,3% di pressione fiscale, dietro al Belgio al 42,8%. Oltretutto, gli Stati più avanzati presenti ai vertici di questa classifica se non altro offrono servizi di massima qualità. L’Italia, cosa offre? Un sistema sanitario sempre più in difficoltà? Un sistema contributivo ai limiti del ridicolo?

La fotografia mostra in ogni caso un intero continente in crisi che per uscire dai suoi debiti tassa oltre ogni limite i suoi lavoratori, rispondendo al rientro nei parametri nel breve termine, ma aggravando il quadro complessivo a lungo termine. Che ripresa può esserci, se si lavora soltanto per pagare tasse?

Ecco perchè al di là della nuova legge elettorale,  la massima urgenza per il “Governo di emergenza” che si è dato l’Italia deve essere soltato una: il lavoro. Intervenendo per abbassare la pressione fiscale, nonché per incentivare l’assunzione dei giovani e quella dei disoccupati over 40.

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