Lavori del futuro prossimo: il cloud working

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Immagine di Frits Ahlefeldt

In un periodo in cui il lavoro stabile è ormai un’utopia, bisogna comunque inventarsi qualcosa per riuscire a sbarcare il lunario. Se alla crisi del lavoro si aggiunge anche quella economica e finanziaria, vuol dire che le risorse non ci sono o sono poche e bisogna fare di necessità virtù. È proprio su quest’aspetto che punta una nuova modalità di lavoro fondata sulle nuove tecnologie. Se il lavoro tradizionale è diventato utopico, una nuova forma di lavoro potrebbe essere il cloud working.

In che cosa consiste? Lo ha illustrato chiaramente nientemeno che l’Economist in quest’articolo. In poche parole, si tratta di veri e propri “portali del lavoro a chiamata” che mettono in comunicazione domanda e offerta di lavoro sul web, ad ogni angolo del pianeta. Se un’azienda ha bisogno di un particolare servizio che può essere realizzato o trasmesso semplicemente via internet, le sarà sufficiente andare sul portale ed individuare subito uno tra tanti liberi professionisti in grado di svolgerlo, per un tempo che può essere di giorni, di ore o anche di minuti.

Triste? Certo, ma terribilmente pratico in tempo di crisi. Questi portali sono già una vera e propria realtà oltreoceano, mentre da noi non hanno avuto ancora una vera e propria esplosione. Ma potrebbe essere soltanto questione di tempo.

A poter “beneficiare” di questo tipo di lavoro a chiamata sono in particolare i cosiddetti “cloud workers”, ossia quei lavoratori che per mestiere sono legati al lavoro sullo schermo del notebook. Stiamo parlando quindi soprattutto di copywriter, articolisti, web designer, traduttori, grafici e, in misura minore, project manager.

Da un lato, quindi, si registrano le imprese, dall’altro i lavoratori. Si iscrivono all’apposito portale, consultano i lavori disponibili inviando la candidatura e, se questa viene accettata, possono monitorare costantemente lo stato dei lavori dalla piattaforma. Quando le candidature sono accettate, si lavora a progetto. Tutele? Ovviamente nessuna! Ferie e retribuzioni minime? Neanche a parlarne! Però, almeno, non si rimane disoccupati e se all’inizio i guadagni sono minimi, una volta che “ci si è fatti un nome” si può veder aumentare gli introiti nel giro di qualche anno. A lavori effettuati esiste un sistema di valutazione, un po’ come avviene per i venditori online di eBay, così che si può nel tempo costruire la propria reputazione per migliorare le proprie possibilità di ottenere lavori.

In America, i lavori di questo tipo sono tanti, ed anche molteplici per tipologie. Non solo cloud working ma si può persino trovare dei lavoretti occasionali come per montare mobili o fare commissioni.

Le aziende ci pensano, perché invece di assumere un dipendente che costa almeno diecimila euro l’anno, possono spendere molto meno “all’occasione” pagando il lavoratore freelance. Questi ultimi sono proprio coloro che per primi si sono adattati a queste forme di lavoro.

Certo, quel che manca, semmai, è proprio un po’ di regolamentazione in più: non è possibile azzerare i diritti del lavoratore sempre e comunque.

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