La Pubblica Amministrazione sulla via del rinnovamento

Qualcosa di nuovo bolle in pentola anche per quanto riguarda il bistrattato settore della Pubblica Amministrazione, da decenni considerata quasi una casta in cui i fortunati che ci sono arrivati hanno goduto di benefici talmente ampi che non hanno mai favorito una reale produttività. Proprio in quest’ottica, quindi, il pacchetto sulla Pubblica Amministrazione previsto dal Consiglio dei ministri è volto a riformare l’intero settore tramite una serie di misure.

Innanzitutto, una prima misura che si vorrebbe introdurre è quella di riservare la metà dei posti a concorso pubblico ai precari. Una scelta che va chiaramente nella direzione di diminuire l’enorme plotone precario costituito non soltanto da giovani. La misura verrà poi ulteriormente raffinata in Parlamento nei dettagli in modo che possa essere più equa possibile nei confronti di tutti i lavoratori.

Altre pubblica amministrazione nuova

misure previste riguardano lo slittamento all’anno 2015 dei termini per andare in pensione con regole antecedenti alla riforma Fornero per poi riuscire a dare maggior flessibilità alle pensioni, prendendo in considerazione anche le ipotesi di ricambio con i più anziani che permetterebbe un passaggio di mano riqualificante dei lavoratori. Ad oggi, infatti, la Pubblica Amministrazione italiana è quella che presenta in Europa l’età media più alta. Quindi, si deve prevedere il necessario ricambio: rimpiazzare i pensionati con la creazione di nuovi posti, soprattutto per quanto riguarda le aree più elevate di professionalità. Il ricambio, infatti, è necessario soprattutto in questo campo e potrebbe riuscire a generare qualcosa come centomila posti di lavoro stabili.

Come definire il quadro delle nuove assunzioni ed i passaggi di carriera? L’obiettivo è quello di riuscire a realizzare un modello per la Pubblica Amministrazione che sia in grado di dare finalmente valore al merito e al raggiungimento di obiettivi produttivi, perseguendolo in due fasi: sia nella fase iniziale di assunzione di nuovi lavoratori che successivamente al posto di lavoro. In quest’ottica, il lavoro da fare è ancora tanto: bisogna rivedere i meccanismi dei concorsi ancora troppo lenti, cercando di orientarli in ottica europea facendoli durare nel loro iter non più di sei mesi dal momento della pubblicazione del bando fino all’inizio del lavoro previsto con i nuovi posti. Quindi, non più realizzare dei concorsi che durano anni, tanto che un richiedente nemmeno ricorda più di aver fatto domanda come avviene oggi. Tutte le procedure concorsuali dovranno avere uno sviluppo molto più rapido. Il modo in cui procedere tiene in considerazione anche l’informatica nelle prime fasi di selezione, prevedendo l’applicazione dell’agenda digitale su tutto lo Stato. L’aggiornamento tecnologico appare indispensabile per consentire a tutte le pubbliche amministrazioni di interagire tra loro, di scambiare dati, di operare in sincronia lavorando sulle banche dati comuni.

Un sistema di questo tipo è già da tempo realtà negli altri Paesi e si deve essere in grado anche di spostare le pratiche tra gli uffici in modo da far lavorare tutti con carichi accettabili, senza gli attuali scompensi. Saranno quindi i documenti a “viaggiare” e non più (o non solo) i dipendenti.

Riassumendo, gli obiettivi da raggiungere con il nuovo pacchetto per la Pubblica Amministrazione sono tre: incremento dei servizi, legare gli stipendi alla produttività in modo più consistente, stimare e controllare le spese. Al Parlamento il compito di attuare gli indirizzi del Governo.

immagine: morguefile.com

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