Il lavoro flessibile può trasformarsi in nuova occasione?

Infojobs, conosciutissimo sito che mette a disposizione i suoi spazi per flessibilità opportunità 3

incontro tra domanda e offerta di lavoro, ha svolto un’indagine tra gli utenti mettendo in gioco oltre tremila di essi tra aziende e singoli candidati registrati.

Ormai da anni, l’assunzione è stata vista diventare sempre più flessibile  (fino a diventare precaria) da parte delle imprese verso il fabbisogno di personale e proprio l’idea di flessibilità può essere vista in molti modi differenti. È stato quindi chiesto a tutte e due “le campane” cosa rappresenta la flessibilità sul lavoro, quali potenzialità, limiti o vantaggi possono derivarne. Vediamo quindi insieme quali sono state le risposte date.

Tra coloro che ricercano lavoro, la situazione è spaccata. Il 41,7% considera la flessibilità una possibilità in più per cercare di incrementare la sfera delle competenze, ma di riflesso per il 27,2% degli intervistati è una costante fonte di ansia, mentre il 22,6% la vede come una spinta a cercare di dare e fare sempre meglio. Il problema più grande che viene riscontrato con la flessibilità è che la flessibilità è considerata un grosso ostacolo verso quello che è sempre più visto come un vero e proprio sogno: la realizzazione della propria vita in termini di progetti e stabilità sul futuro, impedendo di fatto di poter fare dei progetti a lungo termine. L’eterno precariato viene quindi visto come ostacolo sotto quest’aspetto per il 17,9% degli intervistati, logorando alla lunga l’individuo.

flessibilità opportunità 2Viceversa, all’interno di coloro che vedono la flessibilità come un’opportunità, vengono considerati una serie di vantaggi: ad esempio la possibilità data di gestirsi da soli il tempo (41,4%), un ulteriore incentivo per valorizzare le proprie capacità (38,5%), un allenarsi ad essere capaci all’adattamento e al cambiamento (42,9%), una condizione che favorisce l’apertura mentale (15,8%) ed infine una condizione che permette di migliorare la gestione dello stress quotidiano (10%). Circa le strategie di flessibilità, la maggioranza del 36,6% vorrebbe poter essere considerata nelle politiche di rotazione del lavoro e il 36% vorrebbe poter frequentare i corsi di formazione interni all’azienda.

Tornando a coloro che vedono la flessibilità negativamente, essi considerano che sotto la condizione di “flessibilità” si cela invece l’interesse delle aziende a voler ridurre il costo del lavoro che altrimenti sarebbe maggiore, favorendo soltanto il proprio tornaconto personale.

Dal lato delle aziende, con le ultime riforme assurgerà ad un ruolo sempre più importante il responsabile delle risorse umane, perché deve diventare una figura di raccordo capace sia di essere portavoce aziendale che di interpretare i cambiamenti in atto. Quindi, diventerebbe un vero e proprio manager che contribuisce allo sviluppo del business (per il 30% delle aziende intervistate), alla riorganizzazione del personale (per il 35%) e per definire con i dipendenti gli eventuali cambiamenti da fare (50%) il tutto con l’obiettivo a lungo termine di valorizzare le doti dei dipendenti facendoli crescere verso obiettivi misurabili.

Infine, le stesse innovazioni tecnologiche sono viste dai candidati come una nuova possibilità di ricerca del lavoro grazie alla creazione di una rete professionale online e alla grane mole di informazioni che possono essere ricavate.

immagini: morguefile.com

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