Lavoro e crisi: ci si ammala “di meno” e ci si reinventa di più

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Crescono i lavori manuali, tra questi anche gli ombrellai

Oltre che crisi economica, il problema-lavoro rischia sempre più di trasformarla in crisi di nervi, sia per chi lavora che per chi cerca lavoro.

Secondo uno studio Fimmg (Federazione dei medici di medicina generale), la crisi economica e i bassi stipendi fanno sì che si chiedano sempre meno certificati e permessi per malattia, anche nel periodo di picco dell’influenza durante l’inverno. C’è da scommettere che anche quest’inverno la situazione si ripeterà, con molti medici che si vedono invitare dagli stessi pazienti a non procedere ad alcun certificato di malattia per necessità di lavoro. Sempre secondo Fimmg, il fenomeno è generalizzato, ma in modo ancor più acuto nell’Italia del Nord Est, un tempo florido pilastro dell’industria e dei servizi italiani ed oggi invischiata anch’essa in una recessione che non vede fine. Il risultato è che anche chi ha già un lavoro non è sicuro e teme di perderlo, non c’è malattia che tenga e gli impiegati di ogni genere continuano ad andare lo stesso al lavoro. Il rischio è che l’influenza abbia una maggiore diffusione percentuale sul totale della popolazione, trasmessa facilmente da tutti coloro che anziché restare a riposo vanno comunque in azienda, contagiando i colleghi, in una catena che poi si ripete in misura esponenziale, facendo da contraltare ai vaccini antinfluenzali.

E chi non ha un lavoro? In massima parte i milioni di disoccupati si dividono in due categorie: c’è chi ha smesso di cercare un lavoro, esasperato, e c’è chi cerca di reinventarsi andando ad occupare settori di nicchia un tempo molto in voga ed oggi quasi dimenticati. Mestieri mostrati come in crescita – da uno studio sul registro delle imprese da parte della Camera di Commercio di Monza e Brianza – e che mai avremmo pensato potessero essere tali: rispetto a due anni fa si vedono aumentare di numero gli ombrellai (solo dieci, ma con un largo business), gli spazzacamini (circa trecento in tutto, +18%), i giostrai (+15,6%), gli arrotini e le “merlettaie” (vale a dire ricamatrici, +4,1%). Insomma, tutti i mestieri che erano dati fino a poco tempo fa “in via di estinzione”, vedono una ripresa proprio a causa dei buoni spazi lasciati da quei lavori “che ormai nessuno fa più” e che quindi possono essere nuovo oggetto di attenzione per chi cerca di sbarcare il lunario.

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Altro mestiere “di una volta” in crescita: il giostraio.

Del resto, anche un sondaggio condotto da Openjobmetis mostra come molti laureati – potendo tornare indietro – avrebbero scelto di non studiare per andare invece a imparare un mestiere artigiano. Su mille partecipanti ad un sondaggio a tema, infatti, questa scelta è stata confermata dal 23% e di questi il 70% è in possesso di laurea o master. Un mestiere manuale in luogo di una professione. Certo è che l’Italia, ancor più che in altri Paesi anch’essi morsi dalla crisi, si ritrova così con un grande spreco di risorse intellettuali. L’attuale Governo vanta di riuscire a creare posti di lavoro nonostante i diktat economici a cui deve far fronte, ma ciò che si dovrebbe effettivamente vedere è la durata e la qualità di questi “nuovi posti di lavoro”, spesso estemporanei o periodici. Come i brevi stage retribuiti con gli ultimi spiccioli di incentivi statali, o come la grande richiesta di cassieri e addetti alla vendita che ogni anno si ripete esclusivamente sotto il periodo delle feste di Natale: se questo è “lavorare”…

fonti: adnkronos.com

immagini: morguefile.com

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