L’insostenibile costo del lavoro frena il rilancio

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Gli ultimi dati sul costo del lavoro in Italia presentano dati contrastanti. Secondo l’ISTAT il costo del lavoro dello Stivale cresce più velocemente rispetto alla media europea: 1,6% contro 1%. Ma l’aumento contrariamente a quanto si possa pensare è dovuto per lo più non a tassazioni ma a una crescita degli oneri sociali del 2,7%, cioè l’insieme dei contributi che sono a carico dei datori di lavoro e del rialzo dei trattamenti di fine rapporto cresciuti in un anno del 3,5% a fronte di un aumento del 2% delle retribuzioni. Nel resto d’Europa il salario medio è aumentato dell’1,2% (ma ricordiamo che mediamente in Italia abbiamo gli stipendi medi tra i più bassi del continente) mentre gli oneri sociali son cresciuti solo dello 0,5%.  La Francia ha fatto anche meglio, con un aumento delle retribuzioni medie dell’1,9% e una diminuzione degli oneri sociali del 3,3%.  Il problema italiano riguarda soprattutto il lavoro del settore privato, dal momento che la Pubblica Amministrazione è riuscita a diminuire il costo del lavoro complessivo dell’1,9% grazie a una riduzione dell’1,4% dei salari e a un abbassamento del 3,1% degli oneri sociali.

Le stime dell’OCSE indicano la produttività italiana in linea con quella dell’Unione Europea e dell’area euro, con una crescita che è stata sostanziosa nei primi due trimestri per poi tornare ad una sostanziale parità nel terzo trimestre. Il costo del lavoro, qui, vede una sostanziale parità, similmente all’Eurozona, dovuta ad un -0,7% nel secondo trimestre e ad un +0,8% nel primo trimestre 2013.

costo del lavoro 2Ma la percezione reale come risponde a questi freddi dati? Da una parte, troviamo il Ministro del Lavoro Giovannini che – intervistato recentemente da radio1 – indica che troveremo dati presumibilmente confortanti nel quarto e ultimo trimestre del 2013, grazie ad una ripresa della domanda di lavoro a fronte di una “diminuzione del costo del lavoro”. A suo dire, la legge di stabilità permetterà di rendere più stabile il lavoro con incentivi alle imprese per trasformare i contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato. Ma che dire del lavoro sommerso e della jungla dei contratti a progetto, di gran lunga preferiti al giorno d’oggi e sinonimo di zero garanzie per il lavoratore?

D’altra parte gli imprenditori privati continuano a sentirsi oppressi. Un’altra, ennesima, forte manifestazione in questo senso è stata inscenata il 9 dicembre nell’area di Bologna e provincia, in cui ventisei esercizi commerciali son rimasti chiusi in segno di protesta contro l’elevato costo del lavoro dato dalle tassazioni e contro le lentezze della burocrazia italiana. L’imprenditore dello Scacco Matto, storico ristorante bolognese e tra i leader dello sciopero, ha denunciato la pressione fiscale insostenibile attorno al 70% e soprattutto il costo dei lavoratori dipendenti che diventa impossibile da gestire: la busta paga che arriva al dipendente, viene a costare all’imprenditore due volte e mezzo tanto. Ecco perché in questo sciopero sono stati accanto imprenditori e dipendenti. Al di là delle dichiarazioni di facciata, forse, è proprio qui che si dovrebbe intervenire. Non esistono più differenze di classe: la crisi del lavoro colpisce tutti.

immagine 1: I, Julien Jorge [GFDL, CC-BY-SA-3.0 or CC-BY-SA-2.5-2.0-1.0], via Wikimedia Commons

immagine 2: By Andrew Netzler [Public domain], via Wikimedia Commons

Fonti:

http://www.firenzepost.it/2013/12/18/non-si-ferma-il-costo-del-lavoro-oltre-la-media-europea/

http://www.asca.it/news-Lavoro__Ocse__produttivita__e_costo_lavoro_Italia_in_linea_con_eurozona-1348810-ECO.html

http://sports.yahoo.com/news/lavoro-giovannini-per-la-prima-volta-da-anni-foto-094600852.html

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/09/bologna-sciopero-dei-ristoranti-troppe-tasse-e-costo-del-lavoro-esagerato-costretti-alla-fame/806398/

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