Sanzioni penali per chi impiega immigrati illegali
Il Parlamento Europeo ha adottato formalmente una nuova direttiva che, allo scopo di contrastare l’immigrazione illegale, vieta l’assunzione di cittadini di paesi terzi soggiornanti illegalmente.
La direttiva va a completare i testi legislativi sul rimpatrio e sulla “carta blu”.
Questa direttiva deve essere recepita dai Paesi dell’Unione entro 24 mesi dopo la data di pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.
La direttiva impegna gli Stati membri a obbligare i datori di lavoro a chiedere ai cittadini di paesi terzi, prima di assumerli, di presentare il permesso di soggiorno o altra autorizzazione di soggiorno, nonché a tenere o registrare una copia di tali documenti almeno per la durata del periodo di lavoro per poterli esibire durante le eventuali ispezioni delle autorità competenti nazionali.
Gli Stati membri dovranno adottare le misure necessarie affinché i datori di lavoro che impiegano manodopera extra-comunitaria illegale “siano passibili di sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive”.
Queste potranno includere, sanzioni finanziarie che aumentano a seconda del numero di cittadini di paesi terzi impiegati illegalmente e il pagamento dei relativi costi di rimpatrio.
Tuttavia, possono essere previste delle sanzioni ridotte per le persone fisiche che impiegano a fini privati e se “non sussistano condizioni lavorative di particolare sfruttamento”.
I datori di lavoro, inoltre, saranno tenuti a pagare la retribuzione arretrata ai cittadini di paesi terzi illegalmente impiegati, che si presume corrisponda al salario minimo stabilito dalla legge, da accordi collettivi o dalla prassi del settore interessato.
Ma dovranno anche versare un importo pari alle tasse e i contributi previdenziali che avrebbero pagato in caso di assunzione legale, incluse le penalità di mora e le relative sanzioni amministrative.
Se del caso, dovranno pagare anche tutti i costi derivanti dal trasferimento delle retribuzioni arretrate verso il paese in cui è stato rimpatriato il lavoratore.
Gli Stati membri, inoltre, dovranno porre in atto gli appropriati meccanismi affinché i cittadini dei paesi terzi impiegati illegalmente possano presentare domanda e dare esecuzione ad una sentenza nei confronti del datore di lavoro per ogni retribuzione arretrata, anche nei casi di rimpatrio volontario o forzato, e possano ricevere tale pagamento.
Ti è piaciuto? Rimani sempre aggiornato:
Sottoscrivi il nostro Feed RSS oppure seguici su twitter
Scritto da marianna e inserito nella categoria: Comunicati Stampa, Norme e Leggi