Chiarimenti sul lavoro accessorio in Agricoltura

26 Apr    Norme e Leggi

La Confederazione Generale dell’Agricoltura Italiana ha avanzato richiesta di interpello per conoscere il parere della Direzione Generale per l’Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali in merito  alla possibilità per i percettori di integrazioni salariali o di sostegno al reddito di svolgere prestazioni occasionali di tipo accessorio in favore di imprese agricole, ex art. 70 del D.Lgs. n. 276/2003, come modificato dai commi 148 e 149 della Legge Finanziaria 2010 (L. n. 191/2009).

Ai sensi degli artt. 70 e ss. del D.Lgs. 276  del 2003, per prestazioni di lavoro accessorio s’intendono tutte quelle attività  lavorative di natura meramente occasionale e saltuaria, non riconducibili a tipologie contrattuali tipiche di lavoro subordinato o autonomo.

La peculiarità di tale istituto consiste nell’utilizzo dei  buoni-lavoro,  c.d.  voucher, quali strumenti  volti a garantire sia la corresponsione della retribuzione  che una sostanziale copertura previdenziale ed assicurativa, riducendo  l’impiego di manodopera “in nero” e favorendo l’inserimento nel mercato del lavoro sia di giovani che di lavoratori colpiti dal particolare momento di crisi occupazionale.

In altri termini, laddove sussistono i requisiti di cui al comma  1 lett. f) (in particolare con riferimento ai piccoli produttori agricoli di cui all’art. 34, comma 6, del D.P.R. n. 633/1972) il lavoro accessorio è da ritenersi ammissibile sino al limite dei 5.000 euro,  anche se i lavoratori coinvolti sono percettori di “prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito”.

Laddove invece non trova applicazione il comma 1 citato, è possibile rifarsi alla successiva previsione del comma 1 bis che, nel limite dei 3.000 per anno solare (sempre con riferimento al medesimo committente), permette lo svolgimento  di prestazioni accessorie da parte dei soggetti deboli “in tutti i settori produttivi”,  ivi compresi i produttori agricoli con volume d’affari superiore a 7.000 euro che, in assenza di tale disposizione, potrebbero ricorrere solo a prestazioni rese da pensionati, casalinghe e giovani studenti.

Analoghe argomentazioni possono essere sostenute anche ai fini della soluzione del secondo quesito proposto.

Si ritiene, infatti, che anche le imprese agricole possano fruire di prestazioni di lavoro accessorio svolte da lavoratori con contratto a tempo parziale, in quanto la formulazione normativa, 3 di cui al medesimo comma 1 fa riferimento ad “attività lavorative di natura occasionale nell’ambito di qualsiasi settore produttivo”, con l’unica limitazione di non utilizzare i buoni lavoro presso il datore di lavoro titolare del contratto a tempo parziale.

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