Regolarizzazione lavoro sommerso: le precisazioni della Direzione Generale

29 Lug    Norme e Leggi

La Direzione Generale per l’Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con interpello n. 29 del 6 luglio 2010, ha risposto ad un quesito della CIDA (Confederazione Italiana Dirigenti e Alte Professionalità), in merito alla procedura di emersione prevista dall’art. 1, commi 1192 e ss., della L. n. 296/2006 (Finanziaria per il 2007).

Deve intendersi correttamente stipulato l’accordo sindacale nel quale si fa espresso rinvio al verbale ispettivo che ha rilevato l’impiego di lavoratori “in nero”.

Si deve, infatti, considerare adempiuto l’obbligo di cui al comma 1193 (“il datore di lavoro indica le generalità  dei lavoratori che  intende regolarizzare”) anche qualora si faccia riferimento al verbale ispettivo dal quale  risultano i dati necessari all’individuazione dei lavoratori interessati alla procedura di emersione.

Si fa presente infatti che la norma, così come predisposta dal Legislatore, intende anzitutto riferirsi ai casi di emersione “volontaria”, ovvero alle ipotesi in cui il datore di lavoro spontaneamente presenta istanza di emersione con riferimento ai lavoratori che intende regolarizzare e per i quali non è intervenuto alcun accertamento ispettivo.

In presenza invece di un accertamento ispettivo è quindi sufficiente che il datore di lavoro faccia riferimento ai nominativi indicati nel relativo verbale ai fini di cui al citato comma 1193, fermo restando l’obbligo di indicare la tipologia contrattuale con la quale tali lavoratori saranno regolarizzati.

Inoltre va tenuto presente che l’iter per la regolarizzazione del lavoro sommerso prevede un momento successivo a quello dell’accordo sindacale.

Si precisa anche che l’accesso alla procedura di regolarizzazione “è consentito ai datori di lavoro che non siano stati destinatari di provvedimenti amministrativi o giurisdizionali definitivi concernenti il pagamento dell’onere contributivo ed assicurativo evaso o le connesse sanzioni amministrative”.

Ciò comporta che il “limite” alla possibilità di emersione è rappresentato da provvedimenti amministrativi  definitivi (ordinanze ingiunzione o cartelle esattoriali non impugnati) ovvero da sentenze passate in giudicato che accertino l’esistenza di rapporti di lavoro non risultanti da scritture o da altra documentazione obbligatoria.

Pertanto, in riferimento al caso di specie, solo se si è in presenza di sentenza passata in giudicato che accerta la natura autonoma della prestazione di lavoro, sarà possibile escludere dalla procedura di emersione i lavoratori in questione.

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