Come diventare consulente del lavoro

18 Ott    Notizie sul Lavoro
consulente del lavoro

Il consulente del lavoro è un professionista che si occupa di diritto del lavoro e che offre i suoi servizi ad aziende e lavoratori. Si tratta di una professione inquadrata in uno specifico albo professionale, che in Italia esiste da oltre trent’anni, sebbene per molti non sia ancora chiaro in cosa consiste. Prima di scoprire come intraprendere questa professione, scopriamo innanzitutto cosa prevede il ruolo del consulente del lavoro.

Di cosa si occupa il consulente del lavoro?

Al servizio delle piccole e medie imprese, il consulente del lavoro può ricoprire mansioni di tipo amministrativo, fiscale e legale, legate sempre al diritto del lavoro. Fornisce innanzitutto assistenza e consulenza aziendale, ma può occuparsi di previdenza ed assistenza sociale nell’ambito della gestione del personale, elaborando i cedolini paga, la certificazione tributaria e la trasmissione delle dichiarazioni fiscali. 

Il consulente del lavoro gestisce inoltre le risorse umane e assiste e rappresenta l’azienda in tribunale nel caso di controversie con dipendenti o ex dipendenti. Risolve problemi di inquadramento del personale, gestisce relazioni, comunicazioni e pratiche principalmente con i Centri per l’Impiego, la Direzione del Lavoro, l’INAIL, l’INPS e con le Organizzazioni Sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro.

Offre dunque, a datori di lavoro e dipendenti, un servizio a 360 gradi, prestando assistenza anche ai dipendenti che richiedono aiuto per quanto riguarda pratiche da corrispondere agli enti assicurativi e previdenziali.

L’iter per diventare consulente del lavoro

Come già accennato, il consulente del lavoro è un professionista che opera in autonomia per conto di aziende private e società. Per far ciò, deve essere iscritto all’albo dei consulenti del lavoro, ma solo dopo un preciso percorso formativo. Per l’abilitazione alla professione è innanzitutto necessario essere in possesso di una laurea in  giurisprudenza, economia, scienze politiche o una specifica in consulenza del lavoro.

A prescindere dal tipo di percorso accademico intrapreso, bisogna tener conto del fatto che il consulente del lavoro deve essere formato in materia di diritto pubblico, diritto tributario, economia aziendale, diritto privato, diritto del lavoro, normativa sulla tutela della salute dei lavoratori e sulla sicurezza nei luoghi privati e pubblici, leggi pensionistiche e previdenziali, ragioneria, fiscalità e molto altro ancora. 

La legge stabilisce che, una volta completati gli studi, è essenziale svolgere 18 mesi di praticantato presso lo studio di un consulente abilitato, in seguito ci si potrà iscrivere al Registro dei praticanti tenuto dal Consiglio dell’Ordine nella Provincia di residenza. L’esperienza sul campo sarà necessaria per superare l’esame di stato e ottenere l’abilitazione oltre che l’iscrizione all’albo.

L’esame per l’abilitazione è articolato in una prova scritta e una orale, che vertono sulle materie sopra citate. Solo una volta superato il test è possibile iscriversi all’albo tenuto presso il Consiglio territoriale dell’Ordine della provincia di appartenenza e lavorare in autonomia. 

L’abilitazione alla professione è disciplinata dalla legge n.12 del 1979 (“Norme per l’ordinamento della professione di consulente del lavoro”), dal DPR 148/2011 e dai Regolamenti approvati dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del lavoro.

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