Donne sempre penalizzate nel mondo del lavoro

17 Apr    Ingiustizie, Varie

Le donne, nonostante incentivi e tutela del lavoro, restano la classe più discriminata, sia per chè viviamo in un mondo dove la classe dirrigenziale è amschile, sia per fattori discriminatori (licenziamenti per gravidanza, abusi, mobing, ecc.).

Questo dato emerge anche dal recente convegno della Rete delle Consigliere e dei Consiglieri di Parità tenutosi recentemente a Roma.

Hanno partecipato, tra gli altri, il  Ministro Maurizio Sacconi, il Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna e il Sottosegretario al lavoro Pasquale Viespoli

Il ministro Sacconi ha dichiarato: “Per aiutare le donne lavoratrici, al di là delle risorse disponibili, bisogna offrire maggiori soluzioni. Soluzioni che possono venire dal settore pubblico privato e aziendale. Per la cura dei figli penso ai condomini, alle tagesmutter, tutte proposte che però non devono risolversi in meri parcheggi. Un discorso a parte merita il tempo di lavoro che per le donne non deve essere per forza parziale, ma flessibile. A volte è necessario lavorare anche solo un’ora in meno, per conciliare il lavoro con i tempi di cura della famiglia. Ciò significa che il mercato del lavoro femminile ha bisogno della rimodulazione del tempo nelle forme più varie“.

Il presidente dell’Isfol, Sergio Trevisanato annuncia un nuovo modello di analisi per contrastare le discriminazioni nei confronti delle donne sul posto di lavoro. 

Uno dei problemi che abbiamo voluto affrontare in questo momento particolare di crisi economica è la tutela dei soggetti più deboli, come appunto le donne. E, in accordo con l’Istat, stiamo cercando di trovare un modello che rappresenti l’andamento dell’occupazione femminile e che diventi una base di riferimento da diffondere anche a livello regionale”, ha commentato Sergio Trevisanato.

Di diverso avviso il presidente di Italia Lavoro, Natale Forlani, “Il vero tema da affrontare della parità tra donne e uomini va recuperato mettendo la famiglia al centro dell’attenzione e non il mercato del lavoro“.

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