Riforma Ichino sul Diritto del Lavoro

Il senatore del Pd Pietro Ichino cercherà di riordinare in 64 articoli del Codice civile che disciplina i rapporti di lavoro (sono oltre un centinaio, varate dal 1923 a oggi, quelle che verrebbero abrogate), norme che si sono stratificate in tante pagine che oggi, che non fanno altro che creare confusione a tutti gli imprenditori e lavoratori, che sono destinati a perdersi senza l’ausilio d’un consulente.

Cuore di questo disegno riformatore, semplificare al massimo la normativa che prevede il diritto del lavoro, capace di chiudere con il “regime transitorio” in corso da sessanta anni (si prevede anche un ritocco dell’articolo 39 della Costituzione), è racchiuso nel concetto di “copertura conoscitiva”. Oltre alla “copertura finanziaria” e a quella “amministrativa”, si aggiunge cioè uno sforzo fondamentale di comunicazione delle norme semplificate per farle vivere nella cultura di tutti gli interessati, riducendo al minimo il bisogno delle costose mediazioni dei consulenti.

Cercando di semplificare le legge per arrivare a uno Statuto dei lavori costruito come un sistema di protezioni a “cerchi concentrici”, che parte dalle tutele fondamentali garantite a tutti (salute e sicurezza, assicurazioni antinfortunistica e pensionistica, retribuzione minima oraria, divieto di discriminazioni), per poi definire le protezioni specificamente necessarie per il lavoro dipendente e quelle parzialmente differenziate nei casi di rapporto di lavoro subordinato oppure nei rapporti di monocommittenza, fino ai casi dell’apprendistato o delle collaborazioni di pubblica utilità.

Il provvedimento esemplificatore verrà presentato per la prima volta in pubblico in occasione di un incontro Aspen che si terrà a Milano il 21 settembre. Alcuni esempi: per l’apprendistato, ad esempio si passa da un quadro normativo che oggi conta su 5 articoli del Codice più altri 33 articoli della legge 25/1955, cui si sono aggiunti i 7 lunghi articoli del decreto legislativo 276/2003 (solo questi ultimi constano di 1.859 parole) a una riscrittura del solo articolo 2130 del Codice (composto da 414 parole). Il part-time, oggi regolato da 13 articoli per 3803 parole (norme via via introdotte dal 2000 al 2007), verrebbe ridisciplinato in soli 3 commi del nuovo articolo 2108 del Codice (117 parole in tutto), mentre il lavoro intermittente passerebbe da un quadro regolatorio oggi composto da 8 articoli per 1443 parole a un solo capoverso (39 parole) del nuovo articolo 2097 del Codice.

Per la nuova cassa integrazione e l’assicurazione contro la disoccupazione che nascerebbero abrogando le 34 leggi che oggi regolano la materia il disegno di legge, si ripropone il sistema danese: al lavoratore licenziato viene garantito il sostegno del reddito fino al massimo di 4 anni, dal 90 al 60% della retribuzione, ma soprattutto la prospettiva di una ricollocazione molto più rapida, incentivata proprio dal costo del trattamento di disoccupazione. Integrazione salariale e trattamento di disoccupazione sono dovuti a tutti i lavoratori dalle rispettive imprese, che per questo si assicurano presso l’Inps. Fonte: ilsole24ore

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