Disoccupazione, crisi e suicidi: bisogna riflettere

Con il suicidio di un disoccupato ultracinquantenne le vittime suicide macinate dalla crisi nei soli ultimi due mesi supera le sessanta persone.

Il fenomeno comincia a destare preoccupazioni ed è un dato che deve far riflettere chi, ai vertici del Governo e del sistema economico, sta tentando di uscire da questa crisi senza fine mettendo mano alle già esigue tasche della popolazione senza del resto dare ancora un vero e proprio impulso verso la famosa “crescita”.

I posti andati in fumo dall’inizio della crisi sono oltre 650.000, una tragedia soprattutto per le tante famiglie che basano la propria esistenza su un modello monoreddito. Il pensiero di finire come la Grecia (la quale non si sa ancora bene di che morte possa morire, dal momento che una soluzione al debito sembra sempre più lontana) comincia ad infiltrarsi anche nella mente di chi, teoricamente, dovrebbe dare il la alla rinascita: gli imprenditori. Non è un caso che diversi di questi suicidi abbiano riguardato non tanto (o non solo) i disoccupati, ma anche e soprattutto dirigenti e proprietari d’azienda.

La sfiducia prende il sopravvento in modo drammatico portando via con sé le personalità più fragili. Bisogna raccogliere questa pesante “eredità” e recepire il messaggio. Bisogna capire come il periodo sia particolarmente delicato e come i “vertici” debbano lasciarci qualcosa sia a livello materiale che a livello mentale: la possibilità di un respiro, la possibilità di avere una speranza per il futuro.

Dietro ai numeri (tragici) della crisi, non bisogna mai dimenticare che si nascondono delle persone, con le loro esigenze di vita, le proprie conoscenze, i propri sogni sempre più utopici. Tutti siamo lasciati al bando di un futuro imprecisato, ignoto e senza alcuna certezza nemmeno nel breve termine.

Ecco su cosa dovrebbe lavorare chi governa l’Italia, l’Europa ed il mondo: non solo sull’economia – quella fatta solo di freddi e puri numeri – ma anche sull’esigenza di dover permettere a tutti di avere un futuro.

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