• Risorse (Dis)Umane: Riflessioni, consigli, notizie e approfondimenti su vari aspetti del lavoro, anche quelli tragicomici. Anche per chi non ce l'ha.

Cosa si indica per “Mobbing” sul Lavoro

Il mobbing è, nell’accezione più comune in Italia, un insieme di comportamenti violenti (abusi psicologici, angherie, vessazioni, demansionamento, emarginazione, umiliazioni, maldicenze, ostracizzazione, etc.) perpetrati da parte di superiori e/o colleghi nei confronti di un lavoratore, prolungato nel tempo e lesivo della dignità personale e professionale nonché della salute psicofisica dello stesso. I singoli atteggiamenti molesti (o emulativi) non raggiungono necessariamente la soglia del reato né debbono essere di per sé illegittimi, ma nell’insieme producono danneggiamenti plurioffensivi anche gravi con conseguenze sul patrimonio della vittima, la sua salute, la sua esistenza. Più in generale, il termine indica i comportamenti violenti che un gruppo (sociale, familiare, animale) rivolge ad un suo membro.

Mobbing sul lavoro

Questa pratica è spesso condotta con il fine di indurre la vittima ad abbandonare da sé il lavoro, senza quindi ricorrere al licenziamento (che potrebbe causare imbarazzo all’azienda) o per ritorsione a seguito di comportamenti non condivisi (ad esempio, denuncia ai superiori o all’esterno di irregolarità sul posto di lavoro), o per il rifiuto della vittima di sottostare a proposte o richieste immorali (sessuali, di eseguire operazioni contrarie a divieti deontologici o etici, etc.) o illegali.
Per potersi parlare di mobbing, l’attività persecutoria deve durare più di 6 mesi e deve essere funzionale alla espulsione del lavoratore, causandogli una serie di ripercussioni psico-fisiche che spesso sfociano in specifiche malattie (disturbo da disadattamento lavorativo, disturbo post-traumatico da stress) ad andamento cronico.
Si distingue:
- mobbing gerarchico: ossia gli abusi sono commessi da superiori gerarchici della vittima,
- mobbing ambientale: sono i colleghi della vittima ad isolarla, a privarla apertamente della ordinaria collaborazione, dell’usuale dialogo e del rispetto.
- mobbing verticale: o quando l’attività è condotta da un superiore al fine di constringere alle dimissioni un dipendente in particolare, ad es. perché antipatico, poco competente o poco produttivo; in questo caso, le attività di mobbing possono estendersi anche ai colleghi (i side mobber), che preferiscono assecondare il superiore, o quantomeno non prendere le difese della vittima, per non inimicarsi il capo, nella speranza di fare carriera, o semplicemente per “quieto vivere”.
- mobbing orizzontale: quello praticato da parte dei colleghi verso un lavoratore non integrato nell’organizzazione lavorativa per motivi d’incompatibilità ambientale o caratteriale, ad es. per i diversi interessi sportivi, per motivi etnici o religiosi oppure perché diversamente abile; generalmente la causa scatenante del mobbing orizzontale non sono tanto le incompatibilità all’interno dell’ambiente di lavoro quanto una reazione da parte di una maggioranza del gruppo allo stress dell’ambiente e delle attività lavorative: la vittima viene dunque utilizzata come “capro espiatorio” su cui far ricadere la colpa della disorganizzazione, delle inefficienze e dei fallimenti.
- mobbing strategico: ossia quando l’attività vessatoria e dequalificante tende ad espellere il lavoratore, per far posto ad un altro lavoratore (di solito in posizioni di dirigenza o apicali).

Fonte: Wikipedia

Ti è piaciuto? Rimani sempre aggiornato:
Sottoscrivi il nostro Feed RSS oppure seguici su twitter

Scritto da Patrizia e inserito nella categoria: Mobbing

  • http://nessuno Beatrice Della Nave

    Ciao a tutti, sono una donna di 37 anni, dopo essermi diplomata al liceo artistico ho frequentato un corso di grafica pubblicitaria. con grande fortuna direi ho trovato immediatamente lavoro per un importante azienda tessile del feschon modiale.
    Ho disegnato collezioni per le più importanti Griffes tra le quali Salvatore Ferragamo, Gucci, G.Ferrè e molte altre ancora.
    Poi ad un certo punto cosa è accaduto? Spesso penso che mi piacerebbe raccontare la mia esperienza di mobbing.
    Devo dire che subire questo è veramente terribile, a me oltre al danno di perdere il lavoro è costato anche quello della salute.
    Putroppo l’azienda per cui ho lavorato e subito poi il mobbing è un importante azienda tessile di Como, direi la numero uno, a livello di grandezza fama ed importanza.
    Il problema è come si sopravvive al mobbing? Come sopravvivere a dequalificazioni professionali ma ancor più pesanti angherie da parte di colleghi e terrorismo psicologico.Direi impossibile. Quando ci si rende conto che si tratta di mobbing è comunque già troppo tardi.
    E quando si viene espulsi dall’azienda a cui si è dedicato una vita di sacrifici, e in che stato psicologico ci si trova? Vorrei poter avere giustizia in tutto ciò che mi è capitato…ma ho una sorella che di professione fa il giudice, e mi ha sconsigliato di fare causa alla mia ex azienda, perchè il mobbing soprattutto in Italia è difficile da dimistrare.
    Quindi si resta con l’amaro in bocca e una vita distrutta. Difficile ricominciare dopo l’esperienza vissuta.

  • Patrizia

    Cara Beatrice, vedo che tutto ciò ti ha sicuramente messo a dura prova, un consiglio non darti mai per vinta, e abbi fiducia in te stessa e nelle tue capacità, hai ragione quando dici che in italia la violazione per Mobbing non è ancora ben contemplata a livello giuridico, ma l’amaro in bocca che rimane è senz’altro il dispiacere di non essere stata apprezzata, e di aver subito percosse dai colleghi, magari un pò invidiosi? o incapaci?, ma ricominciare non è poi così difficile, se le tue capacità ti hanno portato a questa azienda numero 1, come tu dici, vuol dire che sei sicuramente in gamba! Metti da parte l’amarezza ,e cerca di reagire nel migliore dei modi, Ricominciando! Magari con la Concorrenza! Ciao, e in bocca al lupo!

  • Silvana Catalano

    Ecco una proposta di legge stilata da vittime di mobbing che conoscono questo fenomeno criminale a seguito di esperienze pluriennali….Se potete diffondetela, al fine di rompere, finalmente, il muro del silenzio eretto dai politici sull’ argomento MOBBING: una tortura psicologica mirante a distruggere qualunque essere umano!!!
    Grazie

    “FACEBOOK LANCIA UNA PROPOSTA DI LEGGE SUL MOBBING”

    PROPOSTA DI LEGGE SUL MOBBING

    - Definizione: Per mobbing si intende una tortura psicologica ed emotiva, che si manifesta attraverso sistematici e reiterati comportamenti ostili, protratti nel tempo, suscettibili di ledere i diritti, la dignità o l’integrità psicologica del lavoratore, tali da compromettere il suo impiego o il suo avvenire professionale e che hanno per effetto un degrado delle condizioni di lavoro.
    A mero titolo esemplificativo e non esaustivo, sono da considerare comportamenti ostili nei confronti del lavoratore:
    a) comportamenti che risultano essere offensivi, abusivi, maliziosi, insultanti o intimidatori;
    b)critiche ingiustificate;
    c) applicazione di sanzioni prive di giustificazione oggettiva;
    d)cambiamenti peggiorativi delle mansioni o delle responsabilità del lavoratore senza ragionevole giustificazione;
    e) continui trasferimenti in altri uffici o in altre sedi;
    f) eccessivi o ridotti o inesistenti carichi di lavoro;
    g) mancate gratificazioni immotivate;
    h) isolamento fisico o emarginazione sociale;
    i) mancate risposte a formali richieste;
    l) disuguaglianze immotivate di trattamento economico o di condizioni lavorative.

    - Obblighi del datore di lavoro: Il datore di lavoro ha l’obbligo di garantire ai lavoratori un ambiente di lavoro che tuteli la salute, intesa come stato completo di benessere fisico, mentale e sociale e di vigilare affinchè nell’azienda non vengano adottati comportamenti suscettibili di intaccare l’integrità fisica o l’equilibrio psicologico del lavoratore.
    Il datore di lavoro ha l’obbligo di includere nel contratto di assunzione le misure di controllo interno che vengono adottate nell’azienda per prevenire ogni forma di “mobbing”, nonché una clausola che preveda precise sanzioni disciplinari a carico del dipendente, qualora fossero accertate molestie psicologiche nei confronti dei colleghi e non fosse coltivato un clima di collaborazione lavorativa.
    Dovrà essere sancito, altresì, che nessun lavoratore potrà essere sanzionato, licenziato o essere oggetto di misure discriminatorie, dirette o indirette, in particolare modo in materia di remunerazione, di formazione, di qualificazione, di promozione professionale, di mutamento o rinnovazione del contratto, per aver testimoniato su comportamenti ostili all’interno dell’azienda o per averli riferiti.
    Il responsabile dell’organizzazione del personale dell’azienda ha l’obbligo di tenere colloqui trimestrali con i dipendenti e di presentare annualmente al datore di lavoro una relazione, in cui riferisce sul grado di soddisfazione del clima lavorativo interno all’azienda, suggerendo, eventualmente, nuove misure da adottare per prevenire o rimediare disagi lavorativi lamentati.

    - Procedura di conciliazione interna: Il dipendente che ritenga di subire mobbing, prima di adire l’Autorità Giudiziaria competente, se lo riterrà opportuno, potrà inoltrare al datore di lavoro – con l’assistenza e per il tramite del Sindacato- una relazione nella quale esporrà i fatti lamentati, indicando circostanze, date di accadimento dei fatti e nomi dei soggetti coinvolti.
    A seguito di tale denuncia, il datore di lavoro procederà all’effettuazione di un’inchiesta all’interno dell’azienda, al fine di accertare, entro il termine massimo di un mese, la fondatezza delle accuse esposte dal lavoratore. Accertati i fatti, scatteranno a danno degli eventuali colpevoli le sanzioni previste nel contratto di assunzione, tra cui il trasferimento immediato del mobber ad altro ufficio e dovranno essere ripristinate condizioni lavorative soddisfacenti per il lavoratore.

    - Magistratura competente: Le cause di mobbing saranno istruite da un collegio di Giudici costituito da n. 3 Magistrati Ordinari e Penali, patrocinanti in Cassazione, con comprovata conoscenza o esperienza in tale tematica, che dovranno, immediatamente, adottare tutti gli strumenti di indagine ritenuti opportuni per l’accertamento delle varie responsabilità. Prima di decidere se i fatti accertati integrano una condotta di mobbing, il Collegio Giudicante dovrà avvalersi di una consulenza di psicologi specializzati in tale tematica. Per la valutazione del danno esistenziale, i giudici dovranno riferirsi alle considerazioni che una persona di normale razionalità, trovandosi nella medesima situazione della vittima, potrebbe fare.

    - Procedura giudiziaria d’urgenza per i casi di mobbing: Le cause di mobbing devono essere giudicate, con procedura d’urgenza, entro il termine massimo di 1 anno. Per il mancato rispetto di tale termine, dovrà essere applicata una sanzione disciplinare da parte del Consiglio Superiore della Magistratura. Le sentenze di mobbing sono inappellabili. A far data dal ricorso all’Autorità Giudiziaria competente, al lavoratore spetta uno stato di aspettativa retribuita. Nell’ipotesi di rigetto del ricorso, le retribuzioni percepite durante tale periodo, saranno restituite all’azienda, che potrà, eventualmente rivalersi sul TFR del lavoratore.

    - Onere della prova. Allorquando il lavoratore abbia denunciato elementi sufficienti per lasciar presumere l’esistenza di una condotta da qualificare “mobbing” ai suoi danni, spetta al datore di lavoro l’onere di provare l’inesistenza dei fatti denunciati o la legittimità dei comportamenti adottati e l’adeguatezza delle misure di prevenzione e/o repressione adottate. Nelle cause di mobbing, le parti in causa non potranno usufruire del patrocinio gratuito dell’Avvocatura di Stato.

    - Sanzioni per il datore di lavoro: In caso di condanna per mobbing, sarà applicata una sanzione penale non inferiore a 4 anni di reclusione, nonché una sanzione pecuniaria da stabilire in via equitativa, in relazione alla durata del mobbing, a titolo di risarcimento del danno esistenziale provocato. Tale condanna sarà applicata a tutti coloro ritenuti responsabili dei comportamenti ostili integranti il mobbing accertato, che dovranno essere, contestualmente, licenziati. Nel caso in cui il convenuto fosse un soggetto pubblico o avente personalità giuridica, questi avrà l’obbligo di rivalersi per il danno patrimoniale subito, su tutte le persone fisiche condannate penalmente, aggredendo, eventualmente, il TFR. Copia di tale sentenza, con nomi e cognomi dei soggetti condannati, dovrà essere pubblicizzata tramite giornali e televisione, nonché sulle bacheche del posto di lavoro, in modo da essere di esempio per eventuali imitatori o seguaci dei mobber. Alla condanna si aggiunge la sottoposizione dell’azienda ad un regime di controlli predisposto dalla Polizia Giudiziaria e l’intimazione alla cessazione di ogni attività vessatoria ai danni della vittima, con l’avvertimento che, in caso di ulteriori episodi di molestia, la condanna verrà aumentata.

    - Procedura per il ripristino di condizioni lavorative, ambientali, ed esistenziali soddisfacenti per il lavoratore. In caso di accoglimento del ricorso sono nulle le modifiche contrattuali peggiorative delle condizioni lavorative del dipendente (mansioni, rimunerazione, assegnazione, destinazione, trasferimenti), eventuali rotture del rapporto di lavoro (dimissioni o licenziamenti), tutte le sanzioni disciplinari ricollegabili al mobbing accertato. Dovrà essere ricostruita la carriera professionale, assicurata una formazione o una riqualificazione professionale e dovranno essere riconosciuti al lavoratore tutte quelle prerogative di cui avrebbe beneficiato se non fosse stato sottoposto a mobbing. La magistratura giudicante dovrà anche incaricare uno psicologo specializzato nelle tematiche di mobbing, appoggiato ad una U.S.L. ubicata nel territorio di residenza del lavoratore, che avrà l’onere di assistere la vittima di mobbing, per tutto il tempo ritenuto necessario a sanare i danni morali, psichici ed esistenziali subiti.

    - Procedimenti giudiziari beneficiari delle nuove norme. Le norme vanno applicate a tutti i procedimenti giudiziari in corso alla data di entrata in vigore della legge

  • Nico

    Una domanda: ma se il mobbing viene proprio dal datore, o da un datore di lavoro?

  • Patrizia

    bisogna comunque denunciare il disagio, non sempre sono i colleghi che destano problemi ma anche il datore può mettersi nella condizione di compiere il reato di mobbing sul dipendente.

  • filomena

    soffro di una forma molto forte di psoriasi sono in cura biologica e da quando sono iniziate le ingiustizie sul posto di lavoro non mi sento molto bene lo stress mi porta a periodi di nervosismo esagerato e la mia impressione è che questa cura con tutto sto’ stress non abbia risultati eccelletti come prima premetto ho iniziato nel 2009 in ottobre i problemi sul lavoro sono iniziati a maggio 2010 con periodi di cassaintegrazione

  • cassandra

    ora è reso pubblico ed in voga come lo stalking ma permettetemi di parlare delle donne “manager” senza figli generalmente senza famiglia che per invidia , in senso strettamente psicanalitico, attaccano le donne che hanno cercato di avere una carriera dei figli e magari sono sole con essi e devono fare fronte alle angherie di queste pessime virago che peggio sono degli uomini?
    Una femminista nostalgica degli anni 70 con 2 figli, separata e medico

  • rosy

    sono rosy anchio ho subito un mobbing lavorativo da parte del mio capo servizio tutto è incominciato nel mese di dicembre del 2009 a febbraio del 2010 mi sono rivolta ad un.avvocato la quale ha fatto pervenire una lettera al datore di lavoro la quale avvisava le vessazione che stavo subendo da parte del mio capo servizio ma da quando è pervenuta quella lettera la mia vita nel lavoro è diventato un inferno il mio capo servizio mi incominciò ha ricattare che lei avrebbe smesso di farmi delle angherie solo ad una condizione di fare pervenire una lettera al datore di lavoro tramite il mio avvocato con scritto che tutto quello che avevo dichiarato me lho ero inventata io se non avrei fatto pervenire quella lettera avrebbe fatto di tutto x farmene andare via.è dal mese di aprile che sono sotto cura da una pischiatra un giorno mi sono rivolta direttamente dal datore di lavoro facendoci presente che il mio capo servizio ancora non aveva smesso di farmi le angherie mà ho scoperto che lui era complice con il capo servizio cosi non potendo licenziami ha fatto il modo di esternalizzare il lavoro è ci ha messo a casa con altre due mie colleghe xche aveva capito che le mie colleghe mi avevano rivelato che quello che mi stavano facendo purtroppo lho dovevano fare alquanto il capo ricevimento lhi aveva ricattato che sè non facevano quello che diceva lei avrebbe fatto di tutto x fare andare anche loro cosi il datore di lavoro si è tenuta il capo servizio è ha messo a casa noi

  • Fabio___

     ciao, ho letto e mi dispiace molto per quello che ti e’ successo. sono su internet per lo stesso motivo, cerco risposte per il cattivo trattamento a cui sono stato sottoposto sul posto di lavoro. sono sicuro che ci debba essere un modo per avere una giusta vendetta e non dover aver paura di poter dormire sogni tranquilli.

  • Antonella

    Ciao, capisco il tuo stato d’animo. Ho vissuto personalmente una situazione analoga per oltre un anno, in seguito al cambio di proprietà nell’azienda per la quale lavoro ed al subentro di una cricca di manager vecchio stampo, maschilisti e determinati a tutto pur di liberarsi del team ereditato dalla precedente gestione. All’inizio neanche capivo cosa stava succedendo. Sono stata vessata per mesi dall’amministratore delegato con accuse ingiustificate, comportamenti aggressivi anche in pubblico e davanti a miei colleghi. Finché un giorno è comparso un personaggio dal nulla, ex collega dell’amministratore delegato nell’azienda presso cui aveva lavorato in precedenza, inserito in azienda a fare il mio lavoro “per aiutarmi”. Dopo mesi ho scoperto che il personaggio in questione, peraltro persona inconcludente e priva delle competenze gestionali necessarie per lavorare in un’azienda pluricertificata come la nostra, era stato forzato ad andarsene dal precedente posto di lavoro e che l’amico l’aveva per così dire “riciclato” all’interno della ns. azienda, inventandosi un posto per lui ed assumendolo formalmente presso la ns. sede di Milano. Per mesi ho convissuto con questa situazione, con il personaggio che mi trattava come la sua segretaria, facendomi prendere gli appuntamenti per lui, elaborare ed analizzare dati su dati, gli stessi dati per i quali venivo subissata di critiche ed ingiurie prima e che ora miracolosamente andavano bene. Il tutto quando avevo un ufficio da mandare avanti praticamente da sola, con un’impiegata part time in sostituzione alla mia risorsa in maternità e nessuno a darmi una mano.
    Un giorno intercetto casualmente un action plan della direzione. Nell’organigramma io ed altre 2 persone risultiamo “esuberi”, funzioni da tagliare e centralizzare presso la sede di Milano. La mia funzione sarà inglobata nel settore “finance”, basterà un’impiegata a svolgere le mansioni operative in sede, mentre le stretegie saranno definite altrove. Improvvisamente tutto diventa chiaro. Io non c’entro proprio in questa storia, sono solo una pedina, un ostacolo da rimuovere, costi quel che costi, non importa in che modo. Tutto, sin dal primo giorno, è stato esclusivamente strategico. Avrei potuto vincere anche il premio nobel, mi avrebbero comunque trattato allo stesso modo. Stupida io a credere, nonostante l’evidenza, di avere qualche colpa o demerito in tutta questa vicenda. Non pensavo di essere un’ingenua ma alla fine ce l’avevano quasi fatta a farmi credere di essere tutto sommato manchevole di qualcosa. Scatta la mia ricerca di un altro posto di lavoro. Lo cerco per mesi, mentre mi tagliano l’unica risorsa a mia disposizione e danno istruzioni ai miei colleghi di non aiutarmi più a fare nulla, neanche a spedire un fax o a riferire un messaggio telefonico a chi mi cerca, perché d’ora in poi dovrò fare da sola. Il messaggio è che “devo assolutamente arrangiarmi” ed ovviamente 8 ore al giorno non sono sufficienti. La sera rientro sempre più tardi e salto il pranzo quasi ogni giorno per sbrigare più lavoro possibile, ma resta sempre in dietro qualcosa. Ormai sono in balia della carta e dell’operatività. Sono impiegata, segretaria di me stessa e manager contemporaneamente; la qualità del lavoro diventa nulla; il tempo basta appena per risolvere i problemi contingenti, figuriamoci se ci si può più concentrare sui risultati. Alle riunioni neanche mi chiamano più, fanno il budget senza interpellarmi, inserendomi persino un target senza alcuna verifica sulla fattibilità. Vado avanti così per mesi finché qualcosa accade: si dimettono due persone dell’area “finance”, all’improvviso non possono più permettersi di perdere altre risorse e tutto sommato ai vertici non dispiace più così tanto che io rimanga. Torno miracolosamente sulla cresta dell’onda. In azienda tutti, per qualsiasi cosa, devono rivolgersi alla sottoscritta. Mi pare di intuire che le cose ora stanno in questi termini “visto che non si schioda neanche con le cannonate e che ci tocca di pagarle lo stipendio, tanto vale che la facciamo lavorare per ciò per cui è stata assunta”. Amara consolazione. Troppo tardi, ormai, per quanto mi riguarda, l’amore è finito da tempo. Impossibile ricucire lo strappo. Un mese fa vengo chiamata per un colloquio in un’altra azienda. Lo supero e vengo assunta. Do le dimissioni e dopo qualche settimana si dimette anche il Quality Manager.Tra un mese lascio l’azienda. Li lascio in alto mare, in un momento finanziariamente non splendido, con un organigramma ormai ridotto all’osso. Il personaggio in questi giorni mi è parso molto preoccupato. Ora gli toccherà davvero lavorare. L’azienda tra l’altro adesso deve gestire un problema in più, che è primariamente di immagine verso azionisti, clienti e fornitori, perché sono venuti meno i referenti primari dell’azienda, le persone che la rappresentavano all’esterno. Da fuori non si sa più cosa stia succedento, con chi parlare, perché ora l’azienda è a tutti gli effetti un oleogramma di uomini senza nome, che vivono e lavorano altrove. Meraviglie della gestione centralizzata.
    Ma torniamo a me. Che dire? Dovrei essere contenta di aver risolto i miei problemi, perché tra meno di 30 giorni sarò altrove e non vedrò più i miei persecutori. Invece le mie giornate sono pervase dall’inquietudine. So che oggi, dopo quello che è accaduto, sarà tutto terribilmente più difficile. Percepisco in me una ferita profonda, un vissuto che non so né dire né superare, perché neanche so capire se è reale o frutto delle mie stesse paure.
    Ho una paura fottuta, diciamocelo. Paura che tutto si ripeta, di non farcela, perché una seconda volta sento che non ce la farei. Ancora in fondo mi vergogno un po’ di quello che è successo. E questo non è giusto, perché a doversi vergognare sono loro, capi senza scrupoli e colleghi ruffiani, uomini bassi, meschini, senza dignità.
    Scusate lo sfogo. Non l’avevo mai raccontata a nessuno questa storia.
    Ce l’ho fatta oggi per la prima volta.
    Un abbraccio a tutte le vittime del mobbing.

  • Maria Lembo

    io lavoro come add.alle pulizie in un cantiere navale e sono stata discriminata per categoria sociale piu di una dai miei ”colleghi superiori” queste informazioni mi sono state utili per capire la situazione e devo dire che mi rispecchio purtroppo in molti fattori psico_fisici riportati qui mi sento oppressa e sfiduciata e devo arrivare alla conclusione di dimettermi per la mia salute

  • Lucasilvia Martino

    a me stanno facendo proprio questo

  • Lucasilvia Martino

    a me stanno facendo proprio questo

  • brutus

    e una vergogna mi sto mangiando la salute e questa nessuno me la paga lavoro da 17 anni presso una ditta rosa plast spilimbergo ne ho passate tante da spostamenti ora la mia mansione e carellista ora da lunedi devo tornare in produzione con tutto quello che ho dato l anima

  • brutus

    la solita storia da 17 anni bisogna ridurre tagli e chi la prende sempre io lavoro alla rosa plast non dormo piu e vado avanti a gocce se dovessi seguire il mio istinto mi farei giustizia da solo ma gli darei soddisfazione a quei quattro che anno studiato ma gestito tutto male

  • Anonimo

    il lavoro,dunque,può diventare un incubo.Può farci sentire frustrati,umiliati,stressati.Non a caso sentiamo sempre piu spesso la parola “mobbing”,ossia un clima di umiliazione continua in ufficio,per cui la vittima si sente messa in disparte,o al contrario presa di mira,isolata,tiranneggiata dal gruppo di superiori e colleghi.                                                                            Ma quando si può parlare di mobbing?Quando spariscono gli strumenti di lavoro,i conflitti con i colleghi aumentano,si viene esclusi da notizie e riunioni,girano pettegolezzi sul proprio conto,si viene sorvegliati minuziosamente,le proprie proposte vengono rifiutate e le richieste non ottengono risposta….                   Normale conflittualità aziendale?Non proprio.Anche perchè il mobbing non colpisce   poche,fragili persone:i dati parlano ormai di un milione e mezzo circa di italiani,uomini e donne.                                                                                    Io penso che,il fenomeno del mobbing è esploso in questi anni perchè nel mondo del lavoro è aumentata la competitività,e perchè sono frequenti i casi di pessima organizzazione interna,di imprecisa definizione della mansioni(specie nella pubblica amministrazione),di eccesso di straordinari,controlli,minacce di riduzione di organici che scatenano il panico…

  • Giuseppe Bg

    sono d’accordo al 1000×1000
    ù

  • Nadiatonello

    E’ vero! Trovo giustissimo l’articolo sopra. Io ho provato questa terribile esperienza, dopo 10 anni di lavoro in una grande distribuzione ho deciso di mollare. La mia è un’esperienza credo un pò particolare, sono riuscita ad entrare in questa grande azienda dopo 15 anni che facevo solo la mamma. Sono stata molto grata a questa azienda per avermi dato questa possibiltà. Ed è per questo che ho sempre fatto gli orari che servivano all’azienda senza lamentarmi, mai un’assenza dal lavoro, ho sempre cercato di dare solo il meglio di me inventandomi nuove idee che potessero far sviluppare al meglio il mio reparto, anche se questo significava mancare ai miei figli e alla mia famiglia. All’inizio solo voci che dicono che sono vecchia (ho 49 anni) poichè l’età del personale è al massimo di 24 anni, con il direttore che mai supera i quaranta, pensavo che forse avevano ragione, ma io gli davo la mia esperienza e disponibiltà, per questo ai clienti piacevo tanto e riuscivo a fatturare dove gli altri non riuscivano.
    Ma poi qualcosa è cambiato, l’arrivo di una nuova figura al primo livello (io sono sempre rimasta al quarto) che doveva affiancarmi per carpire come potessi fatturare più di tutti (e dico più di tutti in tutta Italia). Non le piacevo, mi criticava su ogni cosa, durante le mie assenze buttava via ogni documentosu cui lavoravo, quando rientravo non trovavo più niente di quello che mi serviva per continuare a lavorare, ma quello che più è riuscita a farmi male è nel farmi terra bruciata intorno. Sembrava quasi che chi mi parlasse o salutasse veniva messo alla gogna. Dopo poco ero stata isolata. Ogni problema che si creava lei lo faceva passare come una mia mancanza anche se io non sapevo neppure di cosa parlasse . Nessuno mi ha aiutato, ho provato a parlare con la resp risorse umane, con il mio capo settore, con il direttore, ma niente anzi hanno detto che il problema ero io e mi hanno dato una lettera di bugie che ho contestato! . Dopo un anno passato così, mi sono ritrovata ad avere crisi di panico, quando era il momento di andare al lavoro diventavo stanchissima e mi mancava il respiro, ho iniziato ad avere la pressione alta. Dopo una lunga malattia ho deciso di abbandonare un posto che non mi voleva. Non vedevo l’ora di liberarmi di tutte quelle cattiverie, ero convinta che il peggio era passato ma mi sbagliavo. Ora a distanza di 6 mesi, la mia testa continua a pensare a tutto quello che mi è successo e a volte ho paura di essere inadeguata per tutti! Penso in continuazione di essere la causa di ogni problema mi si presenti, non sò come facca a sopportarmi ancora sia mio marito che i miei figli. Continuo a pensare di non essere buona a niente, che tutti stanno bene senza di me e che io non valgo niente! Ho paura di beccatmi un esaurimento! mi sento molto triste e continuo a rivivere tutti quei momenti di umiliazione che ho dovuto subire! Come devo fare per uscire da questo tunnel? potete darmi qualche indicazione? Grazie
    Nadia

  • fabrizia

    giustissimo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  • Daniele Scotti

    Ciao Beatrice, sono d’accordo con Patrizia e mi dispiace molto per quello che ti è successo. Con la tua esperienza e professionalità maturata negli anni sono certo che troverai un lavoro che darà grande valore alle tua grandi competenza e capacità creativa, ne sono sicuro, ti ho conosciuta, per questo lo posso dire..
    Buona fortuna Bea.