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Cosa si indica per “Mobbing” sul Lavoro

Il mobbing è, nell’accezione più comune in Italia, un insieme di comportamenti violenti (abusi psicologici, angherie, vessazioni, demansionamento, emarginazione, umiliazioni, maldicenze, ostracizzazione, etc.) perpetrati da parte di superiori e/o colleghi nei confronti di un lavoratore, prolungato nel tempo e lesivo della dignità personale e professionale nonché della salute psicofisica dello stesso. I singoli atteggiamenti molesti (o emulativi) non raggiungono necessariamente la soglia del reato né debbono essere di per sé illegittimi, ma nell’insieme producono danneggiamenti plurioffensivi anche gravi con conseguenze sul patrimonio della vittima, la sua salute, la sua esistenza. Più in generale, il termine indica i comportamenti violenti che un gruppo (sociale, familiare, animale) rivolge ad un suo membro.

Mobbing sul lavoro

Questa pratica è spesso condotta con il fine di indurre la vittima ad abbandonare da sé il lavoro, senza quindi ricorrere al licenziamento (che potrebbe causare imbarazzo all’azienda) o per ritorsione a seguito di comportamenti non condivisi (ad esempio, denuncia ai superiori o all’esterno di irregolarità sul posto di lavoro), o per il rifiuto della vittima di sottostare a proposte o richieste immorali (sessuali, di eseguire operazioni contrarie a divieti deontologici o etici, etc.) o illegali.
Per potersi parlare di mobbing, l’attività persecutoria deve durare più di 6 mesi e deve essere funzionale alla espulsione del lavoratore, causandogli una serie di ripercussioni psico-fisiche che spesso sfociano in specifiche malattie (disturbo da disadattamento lavorativo, disturbo post-traumatico da stress) ad andamento cronico.
Si distingue:
- mobbing gerarchico: ossia gli abusi sono commessi da superiori gerarchici della vittima,
- mobbing ambientale: sono i colleghi della vittima ad isolarla, a privarla apertamente della ordinaria collaborazione, dell’usuale dialogo e del rispetto.
- mobbing verticale: o quando l’attività è condotta da un superiore al fine di constringere alle dimissioni un dipendente in particolare, ad es. perché antipatico, poco competente o poco produttivo; in questo caso, le attività di mobbing possono estendersi anche ai colleghi (i side mobber), che preferiscono assecondare il superiore, o quantomeno non prendere le difese della vittima, per non inimicarsi il capo, nella speranza di fare carriera, o semplicemente per “quieto vivere”.
- mobbing orizzontale: quello praticato da parte dei colleghi verso un lavoratore non integrato nell’organizzazione lavorativa per motivi d’incompatibilità ambientale o caratteriale, ad es. per i diversi interessi sportivi, per motivi etnici o religiosi oppure perché diversamente abile; generalmente la causa scatenante del mobbing orizzontale non sono tanto le incompatibilità all’interno dell’ambiente di lavoro quanto una reazione da parte di una maggioranza del gruppo allo stress dell’ambiente e delle attività lavorative: la vittima viene dunque utilizzata come “capro espiatorio” su cui far ricadere la colpa della disorganizzazione, delle inefficienze e dei fallimenti.
- mobbing strategico: ossia quando l’attività vessatoria e dequalificante tende ad espellere il lavoratore, per far posto ad un altro lavoratore (di solito in posizioni di dirigenza o apicali).

Fonte: Wikipedia

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Scritto da Patrizia e inserito nella categoria: Mobbing

  • http://nessuno Beatrice Della Nave

    Ciao a tutti, sono una donna di 37 anni, dopo essermi diplomata al liceo artistico ho frequentato un corso di grafica pubblicitaria. con grande fortuna direi ho trovato immediatamente lavoro per un importante azienda tessile del feschon modiale.
    Ho disegnato collezioni per le più importanti Griffes tra le quali Salvatore Ferragamo, Gucci, G.Ferrè e molte altre ancora.
    Poi ad un certo punto cosa è accaduto? Spesso penso che mi piacerebbe raccontare la mia esperienza di mobbing.
    Devo dire che subire questo è veramente terribile, a me oltre al danno di perdere il lavoro è costato anche quello della salute.
    Putroppo l’azienda per cui ho lavorato e subito poi il mobbing è un importante azienda tessile di Como, direi la numero uno, a livello di grandezza fama ed importanza.
    Il problema è come si sopravvive al mobbing? Come sopravvivere a dequalificazioni professionali ma ancor più pesanti angherie da parte di colleghi e terrorismo psicologico.Direi impossibile. Quando ci si rende conto che si tratta di mobbing è comunque già troppo tardi.
    E quando si viene espulsi dall’azienda a cui si è dedicato una vita di sacrifici, e in che stato psicologico ci si trova? Vorrei poter avere giustizia in tutto ciò che mi è capitato…ma ho una sorella che di professione fa il giudice, e mi ha sconsigliato di fare causa alla mia ex azienda, perchè il mobbing soprattutto in Italia è difficile da dimistrare.
    Quindi si resta con l’amaro in bocca e una vita distrutta. Difficile ricominciare dopo l’esperienza vissuta.

    • Patrizia

      Cara Beatrice, vedo che tutto ciò ti ha sicuramente messo a dura prova, un consiglio non darti mai per vinta, e abbi fiducia in te stessa e nelle tue capacità, hai ragione quando dici che in italia la violazione per Mobbing non è ancora ben contemplata a livello giuridico, ma l’amaro in bocca che rimane è senz’altro il dispiacere di non essere stata apprezzata, e di aver subito percosse dai colleghi, magari un pò invidiosi? o incapaci?, ma ricominciare non è poi così difficile, se le tue capacità ti hanno portato a questa azienda numero 1, come tu dici, vuol dire che sei sicuramente in gamba! Metti da parte l’amarezza ,e cerca di reagire nel migliore dei modi, Ricominciando! Magari con la Concorrenza! Ciao, e in bocca al lupo!

    • Fabio___

       ciao, ho letto e mi dispiace molto per quello che ti e’ successo. sono su internet per lo stesso motivo, cerco risposte per il cattivo trattamento a cui sono stato sottoposto sul posto di lavoro. sono sicuro che ci debba essere un modo per avere una giusta vendetta e non dover aver paura di poter dormire sogni tranquilli.

    • Antonella

      Ciao, capisco il tuo stato d’animo. Ho vissuto personalmente una situazione analoga per oltre un anno, in seguito al cambio di proprietà nell’azienda per la quale lavoro ed al subentro di una cricca di manager vecchio stampo, maschilisti e determinati a tutto pur di liberarsi del team ereditato dalla precedente gestione. All’inizio neanche capivo cosa stava succedendo. Sono stata vessata per mesi dall’amministratore delegato con accuse ingiustificate, comportamenti aggressivi anche in pubblico e davanti a miei colleghi. Finché un giorno è comparso un personaggio dal nulla, ex collega dell’amministratore delegato nell’azienda presso cui aveva lavorato in precedenza, inserito in azienda a fare il mio lavoro “per aiutarmi”. Dopo mesi ho scoperto che il personaggio in questione, peraltro persona inconcludente e priva delle competenze gestionali necessarie per lavorare in un’azienda pluricertificata come la nostra, era stato forzato ad andarsene dal precedente posto di lavoro e che l’amico l’aveva per così dire “riciclato” all’interno della ns. azienda, inventandosi un posto per lui ed assumendolo formalmente presso la ns. sede di Milano. Per mesi ho convissuto con questa situazione, con il personaggio che mi trattava come la sua segretaria, facendomi prendere gli appuntamenti per lui, elaborare ed analizzare dati su dati, gli stessi dati per i quali venivo subissata di critiche ed ingiurie prima e che ora miracolosamente andavano bene. Il tutto quando avevo un ufficio da mandare avanti praticamente da sola, con un’impiegata part time in sostituzione alla mia risorsa in maternità e nessuno a darmi una mano.
      Un giorno intercetto casualmente un action plan della direzione. Nell’organigramma io ed altre 2 persone risultiamo “esuberi”, funzioni da tagliare e centralizzare presso la sede di Milano. La mia funzione sarà inglobata nel settore “finance”, basterà un’impiegata a svolgere le mansioni operative in sede, mentre le stretegie saranno definite altrove. Improvvisamente tutto diventa chiaro. Io non c’entro proprio in questa storia, sono solo una pedina, un ostacolo da rimuovere, costi quel che costi, non importa in che modo. Tutto, sin dal primo giorno, è stato esclusivamente strategico. Avrei potuto vincere anche il premio nobel, mi avrebbero comunque trattato allo stesso modo. Stupida io a credere, nonostante l’evidenza, di avere qualche colpa o demerito in tutta questa vicenda. Non pensavo di essere un’ingenua ma alla fine ce l’avevano quasi fatta a farmi credere di essere tutto sommato manchevole di qualcosa. Scatta la mia ricerca di un altro posto di lavoro. Lo cerco per mesi, mentre mi tagliano l’unica risorsa a mia disposizione e danno istruzioni ai miei colleghi di non aiutarmi più a fare nulla, neanche a spedire un fax o a riferire un messaggio telefonico a chi mi cerca, perché d’ora in poi dovrò fare da sola. Il messaggio è che “devo assolutamente arrangiarmi” ed ovviamente 8 ore al giorno non sono sufficienti. La sera rientro sempre più tardi e salto il pranzo quasi ogni giorno per sbrigare più lavoro possibile, ma resta sempre in dietro qualcosa. Ormai sono in balia della carta e dell’operatività. Sono impiegata, segretaria di me stessa e manager contemporaneamente; la qualità del lavoro diventa nulla; il tempo basta appena per risolvere i problemi contingenti, figuriamoci se ci si può più concentrare sui risultati. Alle riunioni neanche mi chiamano più, fanno il budget senza interpellarmi, inserendomi persino un target senza alcuna verifica sulla fattibilità. Vado avanti così per mesi finché qualcosa accade: si dimettono due persone dell’area “finance”, all’improvviso non possono più permettersi di perdere altre risorse e tutto sommato ai vertici non dispiace più così tanto che io rimanga. Torno miracolosamente sulla cresta dell’onda. In azienda tutti, per qualsiasi cosa, devono rivolgersi alla sottoscritta. Mi pare di intuire che le cose ora stanno in questi termini “visto che non si schioda neanche con le cannonate e che ci tocca di pagarle lo stipendio, tanto vale che la facciamo lavorare per ciò per cui è stata assunta”. Amara consolazione. Troppo tardi, ormai, per quanto mi riguarda, l’amore è finito da tempo. Impossibile ricucire lo strappo. Un mese fa vengo chiamata per un colloquio in un’altra azienda. Lo supero e vengo assunta. Do le dimissioni e dopo qualche settimana si dimette anche il Quality Manager.Tra un mese lascio l’azienda. Li lascio in alto mare, in un momento finanziariamente non splendido, con un organigramma ormai ridotto all’osso. Il personaggio in questi giorni mi è parso molto preoccupato. Ora gli toccherà davvero lavorare. L’azienda tra l’altro adesso deve gestire un problema in più, che è primariamente di immagine verso azionisti, clienti e fornitori, perché sono venuti meno i referenti primari dell’azienda, le persone che la rappresentavano all’esterno. Da fuori non si sa più cosa stia succedento, con chi parlare, perché ora l’azienda è a tutti gli effetti un oleogramma di uomini senza nome, che vivono e lavorano altrove. Meraviglie della gestione centralizzata.
      Ma torniamo a me. Che dire? Dovrei essere contenta di aver risolto i miei problemi, perché tra meno di 30 giorni sarò altrove e non vedrò più i miei persecutori. Invece le mie giornate sono pervase dall’inquietudine. So che oggi, dopo quello che è accaduto, sarà tutto terribilmente più difficile. Percepisco in me una ferita profonda, un vissuto che non so né dire né superare, perché neanche so capire se è reale o frutto delle mie stesse paure.
      Ho una paura fottuta, diciamocelo. Paura che tutto si ripeta, di non farcela, perché una seconda volta sento che non ce la farei. Ancora in fondo mi vergogno un po’ di quello che è successo. E questo non è giusto, perché a doversi vergognare sono loro, capi senza scrupoli e colleghi ruffiani, uomini bassi, meschini, senza dignità.
      Scusate lo sfogo. Non l’avevo mai raccontata a nessuno questa storia.
      Ce l’ho fatta oggi per la prima volta.
      Un abbraccio a tutte le vittime del mobbing.

      • Cartaceleste

         Ciao Anto, sono Celeste. Sto vivendo una situazione analoga alla tua e senza nemmeno le forze materiali per diffendermi.Mi sto ammalando e il mio stato si riperquote sulla mia famiglia ke soffre almeno quanto me. Non so piu’ a ki rivolgermi. Sembra quasi ke stia esagerando. Ormai, anche a lavoro mi sento fuori luogo e priva di entusiasmo.Magari potessi trovare un altro lavoro. Vivo con la speranza di trovare qualquno che mi capisca e mi aiuti a combattere questo mondo corrotto. Gia’ trovare voi e parlarne, mi fa sentire meglio. Baci. Celeste 64.

      • Luca

        Comunque provate a parlarne con  i sindacati di queste cose. Sta crescendo la consapevolezza e si stanno impegando.

      • Daniele037

        buon giorno io sono vittima di mobbing sono andato dai sindacati e mi hanno detto che prima di parlare di questo bisogna essere certi,conclusione?nessuna risposta. mi sono rivolto  a un mio amico ke è avvocato ( ma un avvocato ke ha le p….e scusate la parola) le ho detto tutto ciò ke mi succede sul posto di lavoro,devo tenerlo aggiornato ogni 2-3 settimane perkè sono in piena ragione. il mio datore di lavoro pur sapendo ke nn mi può licenziare perkè il mio lavoro lo svolgo,mi sta stufando giorno per giorno ,l”avvocato mi ha detto di tener duro ,ke al momento giusto lui interverrà,ma vi garantisco ke è dura ,umigliazioni,mi insultano, per una mia piccola distrazione ho il dito puntato contro, insomma mi sento come un sorvegliato speciale,Ho l”esaurimentonervoso più alto di me ,ke mi da dei disturbi psicologici e nn mi vergogno di dirlo anke sessuali.Casa lavoro lavoro casa nn ho piu interessi di fare nientee, purtroppo ho già di mio un carattere debole.Io ce la sto mettendo tutta sul lavoro , ma ormai sono stato preso di mira , sto cercando un altro lavoro ma qui nel Biellese nn ce nè.Come dice il mio avvocata devo portare pazienza , se nn ce la faccio piu allora lui si muove poikè io sono nel giusto con la legge.Scusate polevo raccontarvi la mia storia. vi ringrazio e se avete delle domande da farmi le accetto volentieri. GRAZIE

      • Alessia Graziani

        ciao anche io tuttora sto avendo mobing sono a casa in depressione che poi verra messa per icritto da un medico,sono part time e guadagno 600 euro al mese sono piu’ di 10 anni che svolgo un lavoro che non fa parte del mio livello,rientro in gioco per otto mesi in una cucina a Roma,io sono aiuto cuoco e poi uscendo dal lavoro mi hanno investita,21 giorni di infortunio,mi chiama poi un responsabile e mi dice che mi hanno fatto una lettera di allontanamento e quindi il capo del personale chiede a lei di collocarmi presso altra sede.Faccio chiamare dall°avvocato perche mi mandano in ferie forzate e nel posto dove lavoravo prima ci stanno andando altre persone,quindi cosa fatta a posta anche questa
        poi si mettono in contatto con me e mi vogliono trasferire a 400 km di distanza dove non sono neanche ben collegata e non sono in grado di poter garantire alla mia ditta una mia presenza perche la distanza mi farebbe viaggiare almeno 4 ore con i treni.
        Vado dal mio medico e scoppio a piangere mi e crollato il mondo a dosso e non capisco il perche di questo accanimento nei miei riguardi
        ma una cosa e certa non glie la faro° passar liscia
        Alessia

      • francy76

        confermo luca anche io mi sono rivolta hai sindacati spero che dopo tutto cio’ che sta subendo fisicamente e mentalmente mio marito e noi che siamo vicini a lui, che dopo una discussione con il suo direttore e svenuto ed e intervenuto il 118 e nn ti dico altre complicazioni fisciche, il redimensionamento,ordini da colleghi di livello inferiore,insulti da parte del direttore ho le prove registrate,lavori che nn sono di mia competenza ne di contrattosono in attesa di albitrato,e continua ad offendere in continuazione,mi sono affidato al sindacato.sperando di nn uscirne sconfitto io e la mia famiglia

      • salvatore

        Antonella mi hai fatto emozionare. Io sono un giovane impiegato,quindi con ovvie mansioni meno manageriali ma lavorando nella prima catena alberghiera italiana, con forte senso espansivo capisco la realtà.. molte figure, anche poco organigralmente parlando piu’ rilevanti di me sono stati tagliati o “presi in giro” per motivi discutibili e io stesso sento quotidianamente di dover sempre dimostrare… che sono solo all’ inizio del mio percorso.
        Ma detto questo voglio dirti che da come scrivi,da come trasmetti anche in queste poche righe si deduce che sei una donna forte e passionale, con obiettivi e voglia.. poche persone sono come te… in gamba e permettimi di ricordarti che al mondo poca gente è davvero cosi determinata.. capisco anche quel senso di “tradimento che ti perquote”… ma non sentriti sconfitta… in questo periodo, in questa italia i veri valori sono spesso scansonati per “ovvi motivi”.. ma non scordarti mai che le persone che lottano ogni giorno,per la propria causa merita di sentirsi ogni singolo istante dei vincitori! in bocca al lupo per il nuovo job!!!!

      • enzo

        sono un ragazzo che lavoro in una azienda settore super mercato sono la bellezza di 7 anni chi subisco pressioni psicologiche da parte dirigenti aziendali , mi anno potato ad ammalarmi cioè crisi d’ansia reattive e di panico e poi una lunga depressione di 6 mesi superando il periodo di comporto e chiesi un mese di aspettativa.intanto i debiti si stavano accumulavano,vi ricordo che ero vice capo reparto o 2 figli e una moglie che non lavora incominciai ad essere seguito dal CPS .con psicofarmaci,..ricordo che tutte le pressioni fattemi da dirigenti aziendali le ho tutte registrate poi sono stato dimensionato.non correttamente dichiarando perfino il falso davanti la commissione. subito il dimensionamento .la mia depressione da stress lavorativo mi ha portato a tentare 2 suicidi di cui il primo mi sono tagliato ,le vene,il secondo ho ingeriti 10 pasticche .ad oggi non riesco piu a lavorare piu di 5 giorni e in tre anni non ho fatto mai una settimana intera di lavoro.
        aspetto ora la visita dal medicina del lavoro sperando che mi diagnosticano il mobbing,,,,,,,,,,,

    • Daniele Scotti

      Ciao Beatrice, sono d’accordo con Patrizia e mi dispiace molto per quello che ti è successo. Con la tua esperienza e professionalità maturata negli anni sono certo che troverai un lavoro che darà grande valore alle tua grandi competenza e capacità creativa, ne sono sicuro, ti ho conosciuta, per questo lo posso dire..
      Buona fortuna Bea.

  • Silvana Catalano

    Ecco una proposta di legge stilata da vittime di mobbing che conoscono questo fenomeno criminale a seguito di esperienze pluriennali….Se potete diffondetela, al fine di rompere, finalmente, il muro del silenzio eretto dai politici sull’ argomento MOBBING: una tortura psicologica mirante a distruggere qualunque essere umano!!!
    Grazie

    “FACEBOOK LANCIA UNA PROPOSTA DI LEGGE SUL MOBBING”

    PROPOSTA DI LEGGE SUL MOBBING

    - Definizione: Per mobbing si intende una tortura psicologica ed emotiva, che si manifesta attraverso sistematici e reiterati comportamenti ostili, protratti nel tempo, suscettibili di ledere i diritti, la dignità o l’integrità psicologica del lavoratore, tali da compromettere il suo impiego o il suo avvenire professionale e che hanno per effetto un degrado delle condizioni di lavoro.
    A mero titolo esemplificativo e non esaustivo, sono da considerare comportamenti ostili nei confronti del lavoratore:
    a) comportamenti che risultano essere offensivi, abusivi, maliziosi, insultanti o intimidatori;
    b)critiche ingiustificate;
    c) applicazione di sanzioni prive di giustificazione oggettiva;
    d)cambiamenti peggiorativi delle mansioni o delle responsabilità del lavoratore senza ragionevole giustificazione;
    e) continui trasferimenti in altri uffici o in altre sedi;
    f) eccessivi o ridotti o inesistenti carichi di lavoro;
    g) mancate gratificazioni immotivate;
    h) isolamento fisico o emarginazione sociale;
    i) mancate risposte a formali richieste;
    l) disuguaglianze immotivate di trattamento economico o di condizioni lavorative.

    - Obblighi del datore di lavoro: Il datore di lavoro ha l’obbligo di garantire ai lavoratori un ambiente di lavoro che tuteli la salute, intesa come stato completo di benessere fisico, mentale e sociale e di vigilare affinchè nell’azienda non vengano adottati comportamenti suscettibili di intaccare l’integrità fisica o l’equilibrio psicologico del lavoratore.
    Il datore di lavoro ha l’obbligo di includere nel contratto di assunzione le misure di controllo interno che vengono adottate nell’azienda per prevenire ogni forma di “mobbing”, nonché una clausola che preveda precise sanzioni disciplinari a carico del dipendente, qualora fossero accertate molestie psicologiche nei confronti dei colleghi e non fosse coltivato un clima di collaborazione lavorativa.
    Dovrà essere sancito, altresì, che nessun lavoratore potrà essere sanzionato, licenziato o essere oggetto di misure discriminatorie, dirette o indirette, in particolare modo in materia di remunerazione, di formazione, di qualificazione, di promozione professionale, di mutamento o rinnovazione del contratto, per aver testimoniato su comportamenti ostili all’interno dell’azienda o per averli riferiti.
    Il responsabile dell’organizzazione del personale dell’azienda ha l’obbligo di tenere colloqui trimestrali con i dipendenti e di presentare annualmente al datore di lavoro una relazione, in cui riferisce sul grado di soddisfazione del clima lavorativo interno all’azienda, suggerendo, eventualmente, nuove misure da adottare per prevenire o rimediare disagi lavorativi lamentati.

    - Procedura di conciliazione interna: Il dipendente che ritenga di subire mobbing, prima di adire l’Autorità Giudiziaria competente, se lo riterrà opportuno, potrà inoltrare al datore di lavoro – con l’assistenza e per il tramite del Sindacato- una relazione nella quale esporrà i fatti lamentati, indicando circostanze, date di accadimento dei fatti e nomi dei soggetti coinvolti.
    A seguito di tale denuncia, il datore di lavoro procederà all’effettuazione di un’inchiesta all’interno dell’azienda, al fine di accertare, entro il termine massimo di un mese, la fondatezza delle accuse esposte dal lavoratore. Accertati i fatti, scatteranno a danno degli eventuali colpevoli le sanzioni previste nel contratto di assunzione, tra cui il trasferimento immediato del mobber ad altro ufficio e dovranno essere ripristinate condizioni lavorative soddisfacenti per il lavoratore.

    - Magistratura competente: Le cause di mobbing saranno istruite da un collegio di Giudici costituito da n. 3 Magistrati Ordinari e Penali, patrocinanti in Cassazione, con comprovata conoscenza o esperienza in tale tematica, che dovranno, immediatamente, adottare tutti gli strumenti di indagine ritenuti opportuni per l’accertamento delle varie responsabilità. Prima di decidere se i fatti accertati integrano una condotta di mobbing, il Collegio Giudicante dovrà avvalersi di una consulenza di psicologi specializzati in tale tematica. Per la valutazione del danno esistenziale, i giudici dovranno riferirsi alle considerazioni che una persona di normale razionalità, trovandosi nella medesima situazione della vittima, potrebbe fare.

    - Procedura giudiziaria d’urgenza per i casi di mobbing: Le cause di mobbing devono essere giudicate, con procedura d’urgenza, entro il termine massimo di 1 anno. Per il mancato rispetto di tale termine, dovrà essere applicata una sanzione disciplinare da parte del Consiglio Superiore della Magistratura. Le sentenze di mobbing sono inappellabili. A far data dal ricorso all’Autorità Giudiziaria competente, al lavoratore spetta uno stato di aspettativa retribuita. Nell’ipotesi di rigetto del ricorso, le retribuzioni percepite durante tale periodo, saranno restituite all’azienda, che potrà, eventualmente rivalersi sul TFR del lavoratore.

    - Onere della prova. Allorquando il lavoratore abbia denunciato elementi sufficienti per lasciar presumere l’esistenza di una condotta da qualificare “mobbing” ai suoi danni, spetta al datore di lavoro l’onere di provare l’inesistenza dei fatti denunciati o la legittimità dei comportamenti adottati e l’adeguatezza delle misure di prevenzione e/o repressione adottate. Nelle cause di mobbing, le parti in causa non potranno usufruire del patrocinio gratuito dell’Avvocatura di Stato.

    - Sanzioni per il datore di lavoro: In caso di condanna per mobbing, sarà applicata una sanzione penale non inferiore a 4 anni di reclusione, nonché una sanzione pecuniaria da stabilire in via equitativa, in relazione alla durata del mobbing, a titolo di risarcimento del danno esistenziale provocato. Tale condanna sarà applicata a tutti coloro ritenuti responsabili dei comportamenti ostili integranti il mobbing accertato, che dovranno essere, contestualmente, licenziati. Nel caso in cui il convenuto fosse un soggetto pubblico o avente personalità giuridica, questi avrà l’obbligo di rivalersi per il danno patrimoniale subito, su tutte le persone fisiche condannate penalmente, aggredendo, eventualmente, il TFR. Copia di tale sentenza, con nomi e cognomi dei soggetti condannati, dovrà essere pubblicizzata tramite giornali e televisione, nonché sulle bacheche del posto di lavoro, in modo da essere di esempio per eventuali imitatori o seguaci dei mobber. Alla condanna si aggiunge la sottoposizione dell’azienda ad un regime di controlli predisposto dalla Polizia Giudiziaria e l’intimazione alla cessazione di ogni attività vessatoria ai danni della vittima, con l’avvertimento che, in caso di ulteriori episodi di molestia, la condanna verrà aumentata.

    - Procedura per il ripristino di condizioni lavorative, ambientali, ed esistenziali soddisfacenti per il lavoratore. In caso di accoglimento del ricorso sono nulle le modifiche contrattuali peggiorative delle condizioni lavorative del dipendente (mansioni, rimunerazione, assegnazione, destinazione, trasferimenti), eventuali rotture del rapporto di lavoro (dimissioni o licenziamenti), tutte le sanzioni disciplinari ricollegabili al mobbing accertato. Dovrà essere ricostruita la carriera professionale, assicurata una formazione o una riqualificazione professionale e dovranno essere riconosciuti al lavoratore tutte quelle prerogative di cui avrebbe beneficiato se non fosse stato sottoposto a mobbing. La magistratura giudicante dovrà anche incaricare uno psicologo specializzato nelle tematiche di mobbing, appoggiato ad una U.S.L. ubicata nel territorio di residenza del lavoratore, che avrà l’onere di assistere la vittima di mobbing, per tutto il tempo ritenuto necessario a sanare i danni morali, psichici ed esistenziali subiti.

    - Procedimenti giudiziari beneficiari delle nuove norme. Le norme vanno applicate a tutti i procedimenti giudiziari in corso alla data di entrata in vigore della legge

  • Nico

    Una domanda: ma se il mobbing viene proprio dal datore, o da un datore di lavoro?

    • Patrizia

      bisogna comunque denunciare il disagio, non sempre sono i colleghi che destano problemi ma anche il datore può mettersi nella condizione di compiere il reato di mobbing sul dipendente.

      • Cristina

        cara  Patrizia, fosse facile!!! cosa denunciare? che il proprio capo quando fai il turno di mattina, lui di primo mattino  gli gira  sempre, ti recrimina qualsiasi cosa dici  al pubblico, al telefono, non puoi essere gentile  con i clienti perchè secondo lui si perde tempo e intanto vuole che trattiamo il pubblico con  cortesia, cosa  che lui non fa’!!! ha un  ufficio suo ma le sue  mansioni le  svolge  nel settore cassa, tanto per  poterti spiare in  continuazioni, la collega del turno fissa  di  mattina, dato che è una  strillona,  puo’ dire  le peggio baggianate, lui sbuffa ma non  le  dice  niente, non  ascolta se  si crea  qualche  situazione di  non chiaro tra il  cliente  e noi , non  immagina  che  tante  volte  sono ” loro a creare  casini”, e se la prende  con te  anche  di  fronte  al pubblico, offende  le persone  mentre ti passa il telefono, e le  stesse me  ne  dicono  di tutti i  colori del precedente  interlocutore, ma lui puo’ farlo!!!!, i diritti poi che sono un’invalida  con  portatrice  di handycap grave poco gli importa, solo quando  devo sistemargli delle situazioni, e  dopo 30 anni  che  lavoro con  lui, io nel contesto anche se professionalmente  sono  capace, ma di  fronte  a lui diventi ” scema” perchè non  sai più come fare  con  le  persone, pensi  sempre  di sbagliare  alla fine  fine  sbagli per insicurezza,  che  vi giuro  prima non  esisteva, quando lui è assente  sento le  mie  responsabilità e tutto fila  liscio, allora  perchè di questi  atteggiamenti???? la collega  non  esperta  di sistemi o di computer, viene  convocata per visualizzare gli stessi insieme  ad  altri capi, ma  se nn ne  capisce  niente  che  cosa può dire  in  proposito? E’ bello!!!! Io ho sempre  pensato che l’anzianità di  servizio dovesse dare nn  dei benefici, ma delle tranquillità, ora mi   accorgo che  nulla  vale!!! devi solo pensare  di ringraziare il cielo finchè hai un  lavoro, e  comunque  mandare giù bocconi  amari, ma in  certi giorni non  ce la  faccio, non  sto’ quasi mai  malata se non per un  totale  di 10 gg annui, un  record, ma non apprezzato, quando telefoni  per dire  che  stai male,  freddino risponde  manda il  certificato punto. E’ solo più tranquilla  la cosa quando faccio il  turno pomeridiano, la  giornata è più calma,ma c’è sempre  un ma….pronto  all’orizzonte, ahhh scusate  lo fa’ con  tutte le  colleghe e poi se lo sentite  al telefono è smielato con  la sua  famiglia!!! Che  cosa  vuol  dire questo comportamento???? boooh,  so solo che  vivo per  mantenere un marito disoccupato e  malato di cuore lavoro per i  miei due  figli più piccoli e tiro perchè devo farlo!!!!!ho solo 53 anni 34 di servizio e niente  di positivo al contrario di mie amiche  che  bene o male  hanno avuto un  gradino sociale nel lavoro! lo so’ nn  mi succede questo per incapacità, ma  perchè non  conviene riconoscere i buoni elementi,  costa  di  meno  far  finta  di  niente  e sfruttarli. Scusami  mi  sono  sfogata, ma  così mi rendo conto  che  molti  soffrono  nel posto di  lavoro, di tante  violenze, di  vario genere, e non  capisco perchè debba  succedere!!! baci Cristina

  • filomena

    soffro di una forma molto forte di psoriasi sono in cura biologica e da quando sono iniziate le ingiustizie sul posto di lavoro non mi sento molto bene lo stress mi porta a periodi di nervosismo esagerato e la mia impressione è che questa cura con tutto sto’ stress non abbia risultati eccelletti come prima premetto ho iniziato nel 2009 in ottobre i problemi sul lavoro sono iniziati a maggio 2010 con periodi di cassaintegrazione

  • cassandra

    ora è reso pubblico ed in voga come lo stalking ma permettetemi di parlare delle donne “manager” senza figli generalmente senza famiglia che per invidia , in senso strettamente psicanalitico, attaccano le donne che hanno cercato di avere una carriera dei figli e magari sono sole con essi e devono fare fronte alle angherie di queste pessime virago che peggio sono degli uomini?
    Una femminista nostalgica degli anni 70 con 2 figli, separata e medico

  • rosy

    sono rosy anchio ho subito un mobbing lavorativo da parte del mio capo servizio tutto è incominciato nel mese di dicembre del 2009 a febbraio del 2010 mi sono rivolta ad un.avvocato la quale ha fatto pervenire una lettera al datore di lavoro la quale avvisava le vessazione che stavo subendo da parte del mio capo servizio ma da quando è pervenuta quella lettera la mia vita nel lavoro è diventato un inferno il mio capo servizio mi incominciò ha ricattare che lei avrebbe smesso di farmi delle angherie solo ad una condizione di fare pervenire una lettera al datore di lavoro tramite il mio avvocato con scritto che tutto quello che avevo dichiarato me lho ero inventata io se non avrei fatto pervenire quella lettera avrebbe fatto di tutto x farmene andare via.è dal mese di aprile che sono sotto cura da una pischiatra un giorno mi sono rivolta direttamente dal datore di lavoro facendoci presente che il mio capo servizio ancora non aveva smesso di farmi le angherie mà ho scoperto che lui era complice con il capo servizio cosi non potendo licenziami ha fatto il modo di esternalizzare il lavoro è ci ha messo a casa con altre due mie colleghe xche aveva capito che le mie colleghe mi avevano rivelato che quello che mi stavano facendo purtroppo lho dovevano fare alquanto il capo ricevimento lhi aveva ricattato che sè non facevano quello che diceva lei avrebbe fatto di tutto x fare andare anche loro cosi il datore di lavoro si è tenuta il capo servizio è ha messo a casa noi

  • Maria Lembo

    io lavoro come add.alle pulizie in un cantiere navale e sono stata discriminata per categoria sociale piu di una dai miei ”colleghi superiori” queste informazioni mi sono state utili per capire la situazione e devo dire che mi rispecchio purtroppo in molti fattori psico_fisici riportati qui mi sento oppressa e sfiduciata e devo arrivare alla conclusione di dimettermi per la mia salute

  • Lucasilvia Martino

    a me stanno facendo proprio questo

  • Lucasilvia Martino

    a me stanno facendo proprio questo

  • brutus

    e una vergogna mi sto mangiando la salute e questa nessuno me la paga lavoro da 17 anni presso una ditta rosa plast spilimbergo ne ho passate tante da spostamenti ora la mia mansione e carellista ora da lunedi devo tornare in produzione con tutto quello che ho dato l anima

  • brutus

    la solita storia da 17 anni bisogna ridurre tagli e chi la prende sempre io lavoro alla rosa plast non dormo piu e vado avanti a gocce se dovessi seguire il mio istinto mi farei giustizia da solo ma gli darei soddisfazione a quei quattro che anno studiato ma gestito tutto male

  • Anonimo

    il lavoro,dunque,può diventare un incubo.Può farci sentire frustrati,umiliati,stressati.Non a caso sentiamo sempre piu spesso la parola “mobbing”,ossia un clima di umiliazione continua in ufficio,per cui la vittima si sente messa in disparte,o al contrario presa di mira,isolata,tiranneggiata dal gruppo di superiori e colleghi.                                                                            Ma quando si può parlare di mobbing?Quando spariscono gli strumenti di lavoro,i conflitti con i colleghi aumentano,si viene esclusi da notizie e riunioni,girano pettegolezzi sul proprio conto,si viene sorvegliati minuziosamente,le proprie proposte vengono rifiutate e le richieste non ottengono risposta….                   Normale conflittualità aziendale?Non proprio.Anche perchè il mobbing non colpisce   poche,fragili persone:i dati parlano ormai di un milione e mezzo circa di italiani,uomini e donne.                                                                                    Io penso che,il fenomeno del mobbing è esploso in questi anni perchè nel mondo del lavoro è aumentata la competitività,e perchè sono frequenti i casi di pessima organizzazione interna,di imprecisa definizione della mansioni(specie nella pubblica amministrazione),di eccesso di straordinari,controlli,minacce di riduzione di organici che scatenano il panico…

  • Giuseppe Bg

    sono d’accordo al 1000×1000
    ù

  • Nadiatonello

    E’ vero! Trovo giustissimo l’articolo sopra. Io ho provato questa terribile esperienza, dopo 10 anni di lavoro in una grande distribuzione ho deciso di mollare. La mia è un’esperienza credo un pò particolare, sono riuscita ad entrare in questa grande azienda dopo 15 anni che facevo solo la mamma. Sono stata molto grata a questa azienda per avermi dato questa possibiltà. Ed è per questo che ho sempre fatto gli orari che servivano all’azienda senza lamentarmi, mai un’assenza dal lavoro, ho sempre cercato di dare solo il meglio di me inventandomi nuove idee che potessero far sviluppare al meglio il mio reparto, anche se questo significava mancare ai miei figli e alla mia famiglia. All’inizio solo voci che dicono che sono vecchia (ho 49 anni) poichè l’età del personale è al massimo di 24 anni, con il direttore che mai supera i quaranta, pensavo che forse avevano ragione, ma io gli davo la mia esperienza e disponibiltà, per questo ai clienti piacevo tanto e riuscivo a fatturare dove gli altri non riuscivano.
    Ma poi qualcosa è cambiato, l’arrivo di una nuova figura al primo livello (io sono sempre rimasta al quarto) che doveva affiancarmi per carpire come potessi fatturare più di tutti (e dico più di tutti in tutta Italia). Non le piacevo, mi criticava su ogni cosa, durante le mie assenze buttava via ogni documentosu cui lavoravo, quando rientravo non trovavo più niente di quello che mi serviva per continuare a lavorare, ma quello che più è riuscita a farmi male è nel farmi terra bruciata intorno. Sembrava quasi che chi mi parlasse o salutasse veniva messo alla gogna. Dopo poco ero stata isolata. Ogni problema che si creava lei lo faceva passare come una mia mancanza anche se io non sapevo neppure di cosa parlasse . Nessuno mi ha aiutato, ho provato a parlare con la resp risorse umane, con il mio capo settore, con il direttore, ma niente anzi hanno detto che il problema ero io e mi hanno dato una lettera di bugie che ho contestato! . Dopo un anno passato così, mi sono ritrovata ad avere crisi di panico, quando era il momento di andare al lavoro diventavo stanchissima e mi mancava il respiro, ho iniziato ad avere la pressione alta. Dopo una lunga malattia ho deciso di abbandonare un posto che non mi voleva. Non vedevo l’ora di liberarmi di tutte quelle cattiverie, ero convinta che il peggio era passato ma mi sbagliavo. Ora a distanza di 6 mesi, la mia testa continua a pensare a tutto quello che mi è successo e a volte ho paura di essere inadeguata per tutti! Penso in continuazione di essere la causa di ogni problema mi si presenti, non sò come facca a sopportarmi ancora sia mio marito che i miei figli. Continuo a pensare di non essere buona a niente, che tutti stanno bene senza di me e che io non valgo niente! Ho paura di beccatmi un esaurimento! mi sento molto triste e continuo a rivivere tutti quei momenti di umiliazione che ho dovuto subire! Come devo fare per uscire da questo tunnel? potete darmi qualche indicazione? Grazie
    Nadia

  • fabrizia

    giustissimo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  • Zanc

    ciao a tutti, sono qui anch’io per i vostri stessi motivi, l’azienda per cui lavoro da anni e per cui ho dato l’anima ha deciso che devo essere eliminata! perche? semplicemente perchè sono una persona onesta, non ho accettato di spiare i miei ex colleghi che volevano licenziare, non ho accettato una promozione perchè avrebbe comportato il licenziamento di un’amica, non ho accettato di fregare soldi ai clienti dichiarando falsi aumenti, ed infine, visto che il mio turno di lavoro è giornalmente di 12 ore, quando mi hanno chiesto di fare i turni doppi gratis ,perchè l’azienda è in crisi, ho detto di no e questo non è ammissibile. così, visto che da diversi anni cercano di farmi delle lettere di richiamo senza riuscirci, perchè io vivo il mio lavoro molto seriamente, adesso hanno deciso di inventarsi una contestazione disciplinare totalmente falsa; alcuni miei amatissimi colleghi, quelli che ti chiamano amico quando ce li hai davanti e che hanno già i pugnali pronti per quando dai loro le spalle, insieme al mio amatissimo datore, si sono inventati una contestazione disciplinare che io non ho mai fatto e che non potrò mai dimostrare a 1 contro 5, quindi sicuramente verrò licenziata.
    non si può immaginare il senso di impotenza che si ha nei confronti di questa gente.
    uno è tentato a riguardarsi un giorno di ordinaria follia fino allo svenimento.
    scusate per lo sfogo ma mi rimane solo quello.

  • miki

      Ho subito mobbing fino al licenziamento.
    Lavoravo in una ditta di fai da te da 7 anni con mansioni di tagliolegno,addetto vendita e magazziniere.
    Il primo direttore mi portava sul palmo della mano, poi siccome fu accusato da un mio collega di avere una relazione con una dipendente e di fare sesso con lei dentro il negozio lo hanno fatto fuori. Il secondo direttore mi stimava molto ma anche lui lo trasferirono per far posto al lecchino che aveva fatto la spia per far buttare fuori il primo direttore.
    Subentrato il lecchino all’inizio con me era tranquillo, direi disponibile e amichevole, ma era solo falso o si sentiva solo in quanto in negozio non lo poteva vedere nessuno, io ero l’unico che lo trattava con sincera gentilezza.
    Poi con gli anni tutti i colleghi se ne andarono, con i nuovi arrivati lui adottava metodi da piccolo dittatore, cosi’ facendo incuteva loro rispetto, alla fine io ero l’ultimo della vecchia guardia e forse per questo anche l’unico che conosceva la sua poco corretta scalata al potere.
    Il rapporto notavo che non era piu’ lo stesso, i miei colleghi che scodinzolavano come cagnolini quando lo vedevano facevano la differenza con me che invece lo trattavo con una certa freddezza, essendo piu’ anziano di lui e sapendo quanto fosse stato subdolo dentro l’azienda.
    Nell’ultimo anno gli affiancarono un vice direttore per aiutarlo in quanto si erano accorti della sua poca competenza.
    Con l’arrivo di questo nuovo elemento, lui si senti’ ancora piu’ forte nei miei confronti e cosi’ il rapporto si ruppe definitivamente.
    Mi chiamavano in ufficio lui e il vice, per mancanze ridicole, un giorno perche’ non avevo messo una scopa laddove ce n’erano 5 ma ne entravano 6.
    Un giorno perche’ avevo sbagliato a fare un ordine al cliente, non avevo scritto sull’ordine che non consegnamo di sabato, un’altra volta perche’ non avevo messo in carica il muletto (mansione che non era stata mai fatta da me) chissa’ perche’ quel giorno la dovevo fare io.
    Capivo che mi stava addosso e che voleva farmi andar via, i miei colleghi non mi parlavano piu’, l’aria era diventatata irrespirabile li dentro, ma io non mollavo.
    Un bel giorno mi chiama in ufficio per annunciarmi che il tagliolegno non e’ piu’ il mio reparto, che da quel giorno sarei stato messo alla cassa.
    Incredulo dissi che la cassa la odiavo, io amavo il mio reparto e che non trovavo giusto questo cambio. Lui non intese ragioni e cosi’ malvolentieri dovetti imparare a stare alla cassa.
    Una sera dopo circa una settimana che stavo alla cassa, ecco che mi mancano 30 euro dal conto totale, lui non si scompone piu’ di tanto e mi dice che succede.
    Dopo qualche giorno mi mancano di nuovo 20 euro, lui stavolta moccola e mi dice che stavolta sarebbe arrivata una lettera di diffida.
    Non mi e’ ancora arrivata la lettera che dopo 2 sere rieccoti che mi mancano 30 euro.
    Non vi immaginate lui che mi prende a male parole, minacciandomi di farmi buttare fuori.
    Dopo qualche sera, al conto della cassa io avevo in tasca una banconota da 20 e nell’altra da 10, pronto a mettere di nascosto i soldi qual’ora fossero mancati, infatti come previsto mancavano ancora 20 euro, allora faccio per rimetterli come un fulmine, mi si avvicina il vice che sembra stranito dal fatto che torna la cassa, io domando come mai non dovrebbe tornare, e lui con aria di chi non capisce come io abbia fatto mi dice ”vabbe’ stasera ti torna”.
    La cosa mi fa entrare dei grossi dubbi sul vice.
    Penso tra me…chissa’ che non sia un modo suo di farmi  buttar fuori dal direttore ormai furibondo con me?
    I soldi mi mancarono per latre tre volte avevo gia’ collezionato 5 lettere, ero disperato, sapevo di essere stato messo in trappola con questa storia della cassa, non capivo come potessero mancarmi sempre i soldi, siccome si erano insospettiti dal fatto che ce li rimettessi di nascosto, mentre contavo mi facevano controllare da un mio collega.
    Mi decisi cosi’ ad andare ai sindacati cgil, volevo poter contare i soldi durante la pausa pranzo, secondo me mi stava fregando proprio in quell’ora,
    dovete sapere che alle 13 il negozio chiudeva, e noi cassieri davamo il cassetto senza contare i soldi perche’ non era consuetudine li’ dentro, e loro due ce lo rendevano al nostro rientro alle 15.
    Quindi pretesi tramite lettera dei sindacati di conteggiare l’incasso alle 13 e riscontrarlo alle 15.
    Quando feci vedere la lettera al direttore, lui con la bava alla bocca mi disse che stavo dando di ladro a lui e al vice,  che voleva che scrivessi sopra la lettera chi secondo me mi stava rubando i soldi e firmarla.
    Io ovviamente rifiutai e gli dissi che non stavo dando di ladro a nessuno ma che volevo che i soldi non fossero gestiti da nessuno tranne che me, proprio in conseguenza delle ripetute mancanze.
    Cosi’ lui mi fece avere una cassetta di sicurezza dove poter mettere l’incasso durante la pausa pranzo.
    Da quel momento in poi per circa 10 giorni i conti tornavano alla perfezione, io mi sentivo di aver messo fine a quella che sapevo sin dall’inizio essere una manovra per farmi fuori, i miei colleghi cassieri scherzavano sul fatto che stranamente adesso tornavano sempre anche a loro i conti.
    Finche un bel giorno entro al lavoro e il direttore mi chiama da una parte e mi dice ” senti un po’, ieri non hai prezzato questa tanica di acqua distillata”, poi con tono sempre piu’ aggressivo e con gli occhi da pazzo ” te mi hai rotto i coglioni, la storia delle cassette di sicurazza a me non e’ ancora andata giu’, te ci hai fatto passare da ladri sei un bastardo io ti accoltello sai, non ho mica paura a darti una coltellata in pancia brutto pezzo di merda, anzi sai che fai oggi te ne vai via, ti butto fuori senno’ stamattima ti apro la pancia in due” io ero paonazzo, mi tremavano le gambe, non potevo credere alle mie orecchie.
    Nel frattempo due colleghi arrivano e sentono il seguito delle minacce ” hai capito che ti butto fuori bastardo, lo hai capito o no che io ti rovino io t’ammazzo, ti pianto un coltello in pancia. te non sai chi sono io”
    i colleghi esterrefatti e muti come pietre mi guardano e lui che nel frattempo si allontana, si avvicina un collega che mi dice ” basta io fossi in te andrei dai carabinieri” l’altro collega annuisce, io sull’orlo di una crisi di pianto o sulla voglia di menarlo decido di ascoltare il collega, e cosi chiamo una volante,
    dopo un’ora arriva la volante, i miei colleghi verranno interrogati ma non confermeranno se minacce, io sono stato licenziato in tronco per aver chiamato la polizia senza motivo.
    Questa e’ la mia triste storia.

    • Mao

       la mia totale solidarietà!

      • luca

        uccidilo

      • emanuela

        dopo aver letto questa storia che ha dell’incredibile, ho deciso di non lamentarmi + di nulla sul posto di lavoro.
        Mi auguro che Miki abbia trovato un altro posto di lavoro + sereno

    • Daniel

      Io l’avrei denunciato di corsa non era un giorno che lavoravi li ma 7 anni, per me questo prima o poi fa una brutta fine chi di spada ferisce di spada perisce

    • Daniel

      Queste sono minacce di morte e insulti sono reati gravi li c’e da chiedere un mega risarcimento a me è capitato una cosa quasi simile, l’ho guardato negli occhi e gli ho detto prova a toccarmi e ti faccio a pezzi non aspetto altro che mi alzi le mani sono cintura marrone di Karate

    • Marisa

      la mia solidarietà, e pensare che in nord Europa le ditte fanno di tutto per far sentire a loro agio i lavoratori, perché siano felici e lavorino di più e meglio. Noi AL CONTRARIO, più uno è onesto e non lecchino, prima viene eliminato.

  • :D

    io lavoro nell’IT di una banca online e dopo che hanno deciso di andare in outsourcing (=il tuo lavoro lo fa un altro) è così e non penso finirà bene…  Abbiamo ancora giusto la possibilità di prendere lo stipendio ma ci vogliono fuori e possibilmente a gratis ! Non parliamo poi del sindacato interno che fa il palo alla dir. del personale… che a sua volta fiancheggia i vari manager etc etc…Ho sbagliato molte mosse ma ora mi sto documentando leggendo anche forum come questi e vedere che la stessa cosa capita ovunque non mi aiuta a star meglio ma aiuta a prendere decisioni sul mio futuro.

  • mobbizzato due volte…

    DENUNCIATE E SMETTETELA DI DIRE CHE NON SERVE A NULLA…e’ durissima quest’esperienza lo so’ ma trovate la forza e la dignita’ di stare impiedi di fronte ai vostri aguzzini…la tecnologia oggi ci aiuta a cogliere in flagranza di reato chi fa mobbing…cercate e troverete come fare…bussate, bussate, bussate fino a quando avrete l’ultimo respiro…e credetemi che da qualcuno vi sara’ aperto…non e’ vero che i sindacati o i sindacalisti sono tutti uguali e non servono a nulla, questo e’ quello ke vogliono farvi credere tanti,ma se a qs tanti chiedete se hanno mai portato avanti sul serio una denuncia con un avvocato del lavoro o con un sindacato vedrete ke sono persone che hanno rinunciato nelle fasi iniziali solo per il sentito dire che tanto serve a poco….serve a ricordare a chi decide di assumere che le aziende funzionano con le vite umane oltre che con le macchine e i soldi e ke bisogna essere felici sapendo che nella propia azienda ci sono persone che tornando a casa possono sorridere ai propri bimbieai propri cari…tutto il resto e’ fango dal quale occorre tirarsi fuori…lo dobbiamo ai nostri cari senza arrenderci mai…coraggio che ce la si puo’ fare! AUGURI A TUTTI.

  • francy76

    ciao io lavoro presso una ditta come custode e come impiegato di 3 livello il mio direttore oltre a mandarmi lettere di contestazioni e a degradarmi facendomi fare lavori che nn sono scritti sul mio contratto di lavoro,mi offende davanti alla mia famiglia facendomi fare lavori piu’ umili come ha detto ho una registrazione da oggi fa il custode si occupa del giardino come e scritto nel contratto di accomodato uso nn deve piu espletare lavori di ufficio obbligandomi di nn usare piu il mio pc del mio ufficio e mi dice inoltre di raccoglier la spazzatura,sono in attesa dell’albitrato ma continua a inviarmi contestazioni ,mi fa dare ordini da colleghi di livello inferiore al mio,e mi fa fare le pedane che nn competono in nessuno dei miei contratti,secondo voi e mobbing grazie

  • carla abilitato

    MOBBING

    Una storia kafkiana di persecuzione

    Ci sono persone, che entrano ed escono dalla tua vita, eppure
    non ne conservi alcun ricordo. Altre, invece, le ricordi, perché le hai amate
    o, perché, hanno ucciso la tua anima.

    Non riconosci subito il tuo
    assassino. Lui ti dà sempre la precedenza per meglio pugnalarti alle spalle.
    Sleale come una medusa, viscido come
    un’anguilla, versipelle come un
    camaleonte, ma furbo come una faina. Lo riconosci solo quando il suo pugnale
    affonda la lama nella tua vita.

    Io conosco il mio assassino.
    Un orco che ha graffito una parola nella
    mia esistenza: mobbing.

    La mia è una storia che ha il
    sapore inquietante dell’inchiostro di Kafka, una storia surreale, maturata fra
    le mura della Procura della
    Repubblica di Torre Annunziata, in
    provincia di Napoli, dove io, per molti anni, ho ricoperto il ruolo di
    cancelliere. Un Palazzo di Giustizia che
    diventa di colpo sede del Sant’Uffizio. Ma non c’è Torquemada o Jiménez de Cisneros, ma un Procuratore Capo con la sua consorteria
    mafiosa, che metterà in atto, contro di
    me, esiziali azioni che anticiperanno le
    pene dell’inferno.

    Fino al 2008 sono stata
    apprezzata per le mie competenze. Ho ricoperto incarichi delicati e ho avuto
    funzioni di responsabilità. Ho diretto il settore indagini e sono stata
    responsabile del servizio intercettazioni. Ho collaborato nelle attività del
    Procuratore e di alcuni Pubblici Ministeri.

    Dal 2008, purtroppo, ho
    conosciuto il volto persecutorio di una magistratura sconsiderata, mafiosa,
    trovandomi in balia dei loro umori. Accusata per partito preso da taluni magistrati, che hanno utilizzato nei miei confronti la particolare
    giurisdizione sperimentata su Enzo Tortora,
    al solo fine di generare in me un
    senso di inferiorità, di disagio e di vergogna, mettendo in atto accanimenti
    giudiziari che quasi rimandano col pensiero al piano di eliminazione dei
    “kulaki”.

    E ciò, per aver rifiutato le
    avances del Procuratore. Ed è proprio dal 2008 che cominciai a
    collezionare richiami e diffide senza motivi
    specifici. Il pettegolezzo e la facile
    ironia divennero subito il passatempo più goduto di quella parte di colleghi
    che provava gusto per le sferzate che mi
    venivano date. Ma ciò è anche concepibile, perché fa parte dell’ordinaria
    miserabilità umana.

    Nel 2010 faccio progressi. Un procedimento disciplinare, per
    un’ipotetica divulgazione di notizia riservata, arricchirà la mia
    collezione. Richiamo scritto il
    verdetto. Pensavo di essere stata punita abbastanza, ma mi sbagliavo. Fui
    iscritta nel registro degli indagati. Titolare del procedimento,
    nientepopodimeno che il Procuratore Capo in persona. Prima mi iscrisse nel
    registro degli indagati e poi andò alla ricerca del reato. Forse al Procuratore
    era sfuggita la risibile circostanza che il reato deve prima essere commesso
    per individuarne poi il responsabile. Ma in questo Palazzo di Giustizia il
    codice di procedura penale pare sia completamente ignorato. Mi vengono in mente le parole di Leonardo
    Sciascia <>
    Ed io stavo in quella bara.

    Il Procuratore condusse un’ accurata indagine. Tutte le forze
    dell’ordine ( carabinieri, polizia e guardia di finanza) ricadenti nel
    circondario della Procura di Torre Annunziata, furono delegate per la ricerca
    del reato. Centinaia le persone interrogate dal Procuratore Capo. E’ ovvio che
    nulla emerse dalla preclara indagine, perché non avevo commesso alcun
    reato. Ma l’orco non si diede per vinto
    e dispose un’ulteriore iscrizione nel registro degli indagati a mio carico per
    truffa aggravata ai danni dello Stato.
    Nella sua senile follia, sosteneva che durante le ore di straordinario, mi intrattenevo in piacevoli
    chiacchiere con un’amica. Il procedimento, anche questo, fu definito con un decreto di archiviazione
    emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari.

    Intanto la mia vita cominciava ad essere scandita da
    visite mediche presso le strutture pubbliche di salute mentale, diagnosi: stato
    depressivo reattivo. Stato aggravato anche
    dalla circostanza che tutte le istanze di trasferimento o applicazione ad altro
    ufficio giudiziario, ben sei in due anni,
    mi venivano puntualmente rigettate, grazie al personale e accorato
    intervento del Procuratore Capo e all’accondiscendenza del Procuratore
    Generale.

    Dovevo essere il suo bersaglio,
    mi doveva far pagare le iniziative giudiziarie da me intraprese contro di
    lui e i suoi servi con denunce penali ,
    esposti agli organi superiori e ricorsi di lavoro davanti al Giudice del
    lavoro.

    E così, fluttuavo tra le onde dei
    suoi capricci, ora un ufficio, dopo poco un altro. Raccoglievo le mie carte qua
    e la come gli avanzi di un
    naufragio.

    Ma tutto questo era solo il
    preambolo del dramma. Come diceva Socrate <> E quello che mi aspettava era il più grave degli
    arrocchi che avrei dovuto subire.

    Mai e poi mai avrei potuto
    immaginare che un funzionario onesto e che ha sempre dimostrato professionalità
    e riservatezza nel lavoro, potesse essere raggiunta da una misura cautelare.
    Arresti domiciliari per divulgazione di notizie riservate e accesso abusivo nel
    registro informatico della Procura dove io svolgevo le funzioni di cancelliere
    e non di donna delle pulizie. Ma per i cari magistrati, accecati dal totem
    dell’onnipotenza, reginetta incontrastata del cyber crime. In sostanza era
    sotto accusa il mio lavoro di cancelliere.

    E le modalità di esecuzione?
    Pilotata ovviamente dal Procuratore e dai suoi degni allievi.

    Un vero show.

    E’ il 3 febbraio 2012. Quella
    mattina sarei andata in ufficio e nel primo pomeriggio sarei partita per
    la settimana bianca in Trentino. Quindi
    valigie pronte. Alle 6,30 ricevo la telefonata del tenente dei Carabinieri del
    nucleo operativo di Torre Annunziata, che mi anticipa la sua venuta e mi chiede
    il mio esatto indirizzo. Certo non per portarmi caffè e cornetto.

    Dopo circa trenta minuti mi
    ritrovo la casa invasa da otto carabinieri: tenente, marescialli, appuntati. E
    solo per comunicarmi di seguirli al Comando per procedere alla notifica
    dell’ordinanza di custodia cautelare degli arresti domiciliari. Stranamente nessuno dei carabinieri mi chiese
    delle valige. Sapevano che sarei partita quel giorno? D’altra parte l’Ufficio ne era a conoscenza.

    Era una mattina algida e piovosa.
    L’uragano si piazzò con furia sotto la
    pelle e nella ossa. Guardavo l’orologio senza la minima intenzione di sapere
    l’ora esatta, per la semplice ragione che non m’importava.

    Quattro automobili dell’arma con
    i lampeggianti blu, motori accesi, sostavano nel parco della mia abitazione. Mi invitarono a salire in una delle auto con
    il lampeggiate blu. Il sedile posteriore di
    materiale plastico. E’ scomodo. E’ duro.

    Ripartono le quattro auto con i
    lampeggianti blu. I vicini hanno visto. Le mie figlie hanno visto. Mio marito
    ha visto. Sento il dolore della lama che
    mi trafigge. All’improvviso tutto scorre
    davanti ai miei occhi come una pellicola di un film ormai consumata dal
    tempo. Immagini sbiadite, voci snaturate, ovattate.

    Durante il tragitto chiedo al
    tenente il perché di quello schieramento di forze. Mi zittisce. Ognuno resta in silenzio. Nella mente il mio corteo di concetti quali onestà,
    morale, universo di relazioni, andava via per lasciare il vuoto, unicamente
    il vuoto.

    Mi trattengono al comando per
    molte ore. Rilevano le impronte, mi fanno fotografie: frontale e dei due
    profili, destro e sinistro. Terrorismo.

    Terminate le procedure mi
    riaccompagnano a casa due carabinieri con una macchina civetta. Non ha il
    lampeggiante blu. Non ha la sirena e il sedile posteriore non è di materiale
    plastico e non è duro. Lo spettacolo è ormai finito, il sipario è calato.

    Sono sola. No non sono sola, c’è
    il cane con me. Mi guarda. Forse vuole sapere cosa è successo. No lui l’ha
    capito ne sono sicura. Mio marito e le mie figlie partono per la loro settimana
    bianca.

    Dopo qualche giorno viene fissato
    l’interrogatorio. Sarò interrogata per sette ore. Sette lunghissime ore. Non so
    dove mi trovo. Forse immersa in una bolla spazio-temporale e un continuo spasmo
    al petto mi rende difficile il respiro.
    Parlo, parlo, mi interrompono. Mi accusano. Non mi guardano, ma parlano
    e mi fanno domande. E ancora le stesse domande. Ad un certo punto il pubblico
    ministero mi fa visionare una relazione peritale. Mi indica accessi fatti in un
    tempo in cui non ero titolare della chiave di accesso al registro informatico.
    Le faccio notare che probabilmente si tratta di eventi del server e che la voce
    “utente abilitato” non si riferisce alla mia persona (Carla Abilitato) ma ad un
    utente abilitato all’accesso. Lei finge di non capire. Cambia tono, ricomincia
    ad attaccarmi.

    Solo a maggio, il tecnico,
    presenterà un chiarimento alla relazione, specificando la natura di quegli
    eventi informatici: gli accessi a me addebitati erano errori generati dal
    server in automatico e quindi non attribuibili a nessun utente e a nessuna
    password.

    Il Giudice per le indagini
    preliminari che aveva emesso la misura, emette un provvedimento di revoca della
    misura e dopo otto giorni sono di nuovo libera. Il Pubblico Ministero, una donna, propone appello alla revoca della
    misura al Tribunale del riesame, sostenendo tartufescamente un impianto accusatorio dai contorni
    grotteschi e soggetto allo stesso fenomeno della palla di neve che diventa
    valanga. Il Tribunale rigetta l’appello
    del P.M. ed io resto libera.

    Libera, ma ormai qualcosa è andato storto
    nell’alchimia della mia vita.

    Ora ho lasciato quella Procura
    anzi quella bara dove abbondano i
    ruffiani, raccomandati, nullafacenti, delatori e imbecilli. Sono docente
    di italiano da qualche giorno.

    Voglio riprendermi la mia vita.
    Quella vita portata via sottobraccio dai carabinieri.

  • alby

    Ma, io ho cambiato molti lavori, non ho mai avuto un posto fisso, soltanto quando ho lavorato x tre anni consecutivi in una ditta a conduzione familiare , ho notato di non essere mai stato accettato da quelli fissi e da tanto tempo là dentro, non gli sono mai piaciuto, soprattutto a quel capo gruppo che mi ha fatto vedere i sorci verdi…è drammatico, in un posto se non ci si inserisce subito non ci si inserisce più, è come una capsula dentale rigettata dalla gengiva, non la vuole ne ora ne mai, ero troppo diverso da quelli, andavo al lavoro profumato e loro tutti facevano a gara a chi puzzava di piu,-ke skifo !- avevo un fuoristrada e loro mi odiavano percke non ce l ha neanche il capo, avevo una fidanzata tipo Barbye, e per loro era una zoccola, o piu semplicemente, per loro non la meritavo…Mentre quando lavoravo nelle campagne stagionali, lì ho avuto successo, percke nei lavori stagionali siamo tutti sulla stessa barca, non ci sono arrivisti, abbiamo studenti che fanno la campagna per pagarsi gli studi, abbiamo precari che ci campano, abbiamo casalinghe, operai stranieri ke alla ricerca di un posto definitivo, secondo me nei lavori stagionali è più difficile trovare mobbing, certo non sono tutte rose e fiori, ma finire in una fabbrica , piccola, con poco personale e con un contratto definitivo, ma, o ti inserisci subito o non ti inserisci piu, neanche se cerchi di rabbuonirti il capo reparto con regalini sottobanco, è così, bisogna farsene una ragione, ma l’importante penso sia mettere i paletti subito, altrimenti si rischia di alimentare un autostrada senza uscita dalla quale ne esci solo col licenziamento, quindi, se ho la jeep, buon x me, se ho la moglie Barbye, a me piaceva, se mi profumo, ho cura di me stesso, mai cambiare x gli altri, mai lasciare ke il lavoro interferisca nella vita privata, quando il lavoro interferisce nella vita privata, sei un uomo morto. Non lasciare mai ke questo avvenga, a costo di rimanere disoccupati.

  • FZS EXUP

    Sono stufo di avere dei responsabili che non sono in grado di valutare le persone, che assegnano livelli a colleghi/e e qusti poi chiedono a me come sbrigare le pratiche; sono stufo di vedere capi del personale che giudicano e valutano e poi mettono le loro foto (meze nude) per mostrare i tatuaggi su FB. E’ ora di dire BASTA !! UNITEVI A ME

  • giuseppe

    salve a tutti……il mio team leader ha deciso di cambiarmi di reparto senza che io abbia fatto niente di sbagliato,solo che io in quel reparto non ci voglio andare perchè ormai sono 7 anni che lavoro in questo e mi trovo bene con i miei colleghi…..come posso fare per rimanere nel mio reparto?da premettere,che mi sposta senza giusta causa,non c’è ne un calo di produzione,non ho mai avuto un richiamo disciplinare,ne una lettera di richiamo….assolutamente niente!grazie

    • matteo 66

      salve a tutti io ho lavorato in un’azienda importante a reggio emilia,dopo un anno e mezzo ho iniziato ad avere problemi di schiena ,da allora sono diventato un peso x l’azienda che x ben 11 anni ha cercato di farmi fuori in tutte le maniere,nonostante io ho sempre fatto il mio dovere di operaio,non apprezzato x le mie convinzioni sul modo di far rispettare le tanto elogiate regole sulla sicurezza mal applicate, tanto è vero che negli ultimi anni c’è stato un aumento notevole di malattie/infortuni stress da lavoro e altro, una mattina la luna ha girato male x una mia collega e sono stato licenziato x essermi presentato nell’ufficio del responsabile di produzione ,secondo la sua versione senza autorizzazione con la scusa di abbandono del posto di lavoro,il famoso responsabile ha asserito che io lo avessi aggredito brutalmente tanto che il suo vice ha dovuto asserire lo stesso senza aver visto nulla,mentre le due colleghe che erano con me quella mattina non avevano udito nulla ed erano li col falso-testimone,fatto sta che dopo tre giorni sono stato sospeso x 6 giorni precauzionalmente e in seguito alla mia denuncia presso la questura anche al fatto che l’azienda mi perseguitava,alla fine posso dire che i due falsi testimoni: l’aggredito e il suo vice sono ancora al lavoro e io mi ritrovo a 47 anni invalido x colpa del lavoro che ho fatto e tutte le vessazioni subite e grazie alla fornero nonostante tutte le mie prove fonometriche e altro sono stato soltanto risarcito monetariamente e sono momentaneamente free, l’unico rammarico che i colpevoli sono liberi senza macchia sporchi x aver dichiarato il falso,e io in balia di uno stato corrotto e vergognoso che non difende i diritti di chi lavora onestamente,quindi sarebbe giusto insegnare ai propri figli la legge del taglione………….unico consiglio ai miei colleghi di sventura munitevi di un mini registratore xche’ vi servirà come nel mio caso x incastrare i kriminali x ottenere un risarcimento o se siete + fortunati di me denunciarli x mobbing,anche xchè come è ora il mondo del lavoro ci sarà solo qualcuno o nessuno ad appoggiarvi come testimoni in questa giungla di vigliacchi e venduti.ciao

  • Veronicagioia

    ho lo stesso problema… sono rientrata da poco al lavoro e il mio ruolo non esiste piu. Per motivi di organizzazione aziendale ora sono stata adibita a lavoro di inserimento dati e centralino quando prima mi occupavo anche dell’ufficio commerciale e facevo qualche consulenza per clienti dell’azienda. So che non potrebbero farlo ma ora a questo punto che faccio? MI tocca stare zitta e pensare che a fine mese mi pagano..ben diverso dall’andare al lavoro e sentirsi parte di qualcosa di cui contribuisci alla costruzione e crescita, come ho sempre cercato di pensare! Ho provato a parlarne al titolare ma quello che dico viene sistematicamente svalutato oppure con una scusa vengo liquidata e il discorso rimandato … Ho un titolare che è una persona gentile e carina e che pero’ carinamente miignora e sminuisce ogni mia richiesta! quasi quasi preferivo uno stronzo cosi almeno capivo subito con chi avevo a che fare! Sono triste ma leggere di voi in qualche modo allevia la mia tristezza! Possibile che dopo 5 anni di lavoro venga reinserita come lo ero 5 anni prima appena arrivata? e che alla richiesta di spiegazioni mi venga detto che l’azienda ora ha bisogno solo di questo, quando le altre mie mansioni sono rimaste assegnate a colleghi? COme faccio a restare al lavoro ma far capire al titolare che non sono così sprovveduta da aver capito che c’è qualcosa che non va? Perchè se non lo faccio lui prende il sopravvento, lo so, lo ha già fatto… spero solo che quello che fa gli venga reso ! MI date qualche consiglio? Grazie

    • Gael

      Ciao, ti rispondo dalla parte di quella che ha sostituito una maternita’. Mi hanno spastata da un ufficio backoffice per coprire una maternita’ improvvisa e anticipata (al secondo mese nn concluso a casa). Mi sono ritrovata a fare un lavoro piu’ grande di me, per tanti motivi mi sono sentita inadeguata, ho perso tre chili e sono riuscita a guadagnai rispetto e soddisfazioni e soprattutto amicizia di colleghi (ok, ci sono diversi livelli di amicizia, ma ero davvero contenta). Era chiaro che al suo ritorno sarebbe stata lei ad avere comunque la precedenza, e lei ha chiesto altri 6 mesi dopo il parto e, quando e’ rientrata, l’allattam. 4 ore. L’azienda ha deciso di nn togliermi da quell’ufficio, e ho visto atteggiamenti di lei che mi sono parsi un po’ aggressivi, ma ho deciso di nn farci caso. Poi l’azienda e’ andata male. E’ stata ricomprata dopo un periodo, e mi hanno richiamata. Ho lasciato un lavoro dove mi promettevano sviluppi di carriera per tornare in un posto a cui ero molto legata. Ho fatto davvero di tutto con orari folli per un anno, finche’ hanno deciso che ci voleva qualcuno a supporto e hanno richiamato lei, che aveva appena riempito il buco lavorarivo con una seconda maternita’ e quindi rientrava part time. Avevo sinceramente bisofno di una mano, perche’ il lavoro aumentava e gli orari continuavano ad essere folli. Lei avrebbe dovuto coprire il centralino e i servizi generali, ma con la scusa del freddo nella zona centralino si e’ infilata in ufficio commerciale, e il centralino e’ stato di nuovo mio. Il mio capo ha c

      • Gael

        ominciato ad affidarle compiti commerciali, allora per non fare confusione ho chiesto che ci dividessimo le zone. Tutto quello che lei nn riusciva a fare nelle sue ore toccava cmq a me, e sta bene. Quando pero’ si sono accorti che io nn ce la facevo, le hanno chiesto di impegnarsi di piu’ e lei ha risposto che nn era un problema di impegno, ero io che le rubavo i clienti. Mi aspettavo che la giudicassero da quello che e’ e invece le hanno creduto, le cose che lei nn fa in tempo a fare son cmq mie ma le accuse nn diminuiscono. Ho anche scoperto che roempie i colleghi di falsita’ e calunnie mielate nei miei confronti, e passa sempre e comunque per la povera mamma e gran donna manager. Nn pretendo che prendano provvedimenti sul lavoro, ma nn ce la faccio piu’ ad essere trattata male dai colleghi perche’ lei racconta quel che vuole. Poco tempo fa ho anche scoperto di sua bocca che la prima maternita’ e’ stata anticipata ad arte… Nn mi importa di lei, ma il rapporto con i colleghi e clienti ne sta soffrendo troppo, ormai odio il mio lavoro x colpa sua, perche’ nn so cosa racconta a chi. Come faccio a smascherare la sue bugie?

  • eddy

    Sapeste cosa è successo a me! Fin da piccola avevo il sogno di entrare a lavorare in banca, per l’amore che mio padre mi aveva trasmesso per questo impiego. Ho studiato, mi sono laureata in Economia e sono riuscita ad entrare nella stessa Banca in cui lavorava il mio papa’, con un contratto a termine di 1 anno. Dal primo giorno in cui ho preso servizio ho inziato a subire atteggiamenti e comportamenti schernitori da parte dei miei colleghi. In filiale eravamo in 10 , loro facevano gruppo da un lato ed io facevo “isola” dall’altro.Tantii miei tentativi di porre fine a questa situazione, comprando dei regalini a tutti, portando dolcetti, e pronunciando parole amichevoli.
    Mi deridevano continuamente facendosi delle telefonate interne, mi insultavano sul mio modo di vestire ( a mio avviso normale), mi stressavano sul lavoro conducendomi a volte a commettere degli errori madornali, mi accusavano ingiustamente portandomi anche a piangere. Io mi interrogavo se la persona sbagliata fossi io, ma non trovavo risposte. Al mattino , al risveglio, avevo il timore e l’angoscia di raggiungere il posto di lavoro, ma non mi sono mai assentata, anche quando le mie condizioni di salute non me lo permettevano, per non dare motivo di sparlare di me e per non rendere palese la situazione agli occhi dei miei familiari che mi amavano tanto e che una cosa del genere li avrebbe portati a soffrire. Pur di entrare nelle grazie dei miei colleghi , mi recavo in filiale, a volte anche di sabato e svolgevo mansioni che non rientravano nel mio contratto di lavoro , come pulire l’archivio e rimetterlo in ordine. Ricordo che in una di queste occasioni dopo aver sudato per ore e dopo essermi riempita di polvere il Direttore scese a controllare il lavoro ed una mia collega sussurro’ nell’orecchio ad un’altra collega “hai sentito quanto puzza?” , mi apri’ una ferita profonda questa frase, detta li’ giusto per schernirmi, ma non risposi, salutai ed uscii.
    In altre occasioni alcuni clienti, che mi volevano bene, come la proprietaria del ristorante dalla quale andavamo a mangiare, mi ha riferito che durante le mie assenze sparlavano di me in pubblico , davanti a tutti facendo capire apertamente il mio nome, l’autrice principale del fatto fu la vicedirettrice di filiale, la quale, un giorno davanti alla signora delle pulizie mi sgrido’ offendendomi bruscamente, tanto che la Signora presente, che mi era molto legata mi riferi’ che era rimasta malissimo per l’accaduto e che si sentiva imbarazzata e dispiaciuta per gli insulti che avevo ricevuto.
    Lo stress cresceva sempre di piu’ in me, mi sentivo inutile, incapace, demoralizzata e depressa . Ho cercato di nascondere al meglio questi miei disagi fin quando poi si sono verificati degli eventi in cui ho dato qualche risposta pungente. In effetti loro volevano portarmi a quest: a dare risposte poco moderate e a commettere errori sul lavoro per fare una relazione negativa su di me. Questo fu il risultato , dopo tanti sacrifici di giornate lavorative di 12 ore senza pausa pranzo, di fine settimana passati a spolverare la filiale di soprusi, maldicenze ecc. mi sono ritrovata con una relazione negativa che non mi ha permesso la continuazione del lavoro. Ha dimenticavo mi chiamavano “la raccomandata” e la “spia” perche’ secondo loro ero legata ai dirigenti che loro volevano fare fuori, come in effetti è accaduto.
    Ora sono passati 3 anni ma io vorrei fare qualcosa per questa situazione e mi chiedo se si puo’, ci penso notte e giorno e non mi do Pace.

  • Marco

    Oggi parlando telefonicamente con il mio datore di lavoro e avvertendolo che mia moglie avrebbe partorito a breve ed alla mia richiesta di assistere alla nascita del nostro secondo genito, lui di tutto punto mi ha risposto :” e mica devi partorire tu!!!”. Ora io non so come comportarmi anche perché il sopracitato personaggio è incline a risposte sgarbate e sconvenevoli tipo queste sia con me che con altri colleghi. Sono ormai 7 anni che quasi quotidianamente sono vittima di ciò. Cosa posso fare?

  • Jhonny

    La prima mossa che un lecchino o un dittatore con un uno spiccato desiderio di far carriera fanno è quella di crearsi una schiera di seguaci senza carattere pronti e disposti a fare qualsiasi cosa, sia contro gli altri sia contro i loro stessi diritti, sull’onda della comune idea che oggi devi essere più stronzo di quello che gli sta accanto.
    Fra tutti questi “inetti” o anche giovanissimi rampanti, a volte senza una precisa base culturale e morale ed irriducibilmente al servizio del loro responsabile vi è una buona maggioranza di gente che patirà con la loro stessa moneta la loro scellerata presa di posizione!!!,.solamente una esigua e ridotta parte di questi avranno modo di trarne dei vantaggi, proprio perchè selezionati in maniera tale da essere funzionali un po più degli altri alle esigenze del loro responsabile.
    Io mi sono fatto il mazzo per dieci anni in logistica, senza fare la spia per nessuno anche se mi è spesso stato chiesto di riferire chi o cosa si dicesse o si facesse in reparto alle spalle dei responsabili, ma ho sempre evitato in maniera categorica l’invito, da quel momento il mio capo mi ha sempre visto con occhi diversi e diffidenti fino a quando non sono entrato a far parte del sindacato e dove finalmente e a mie spese, si è scoperto una volta per tutte il loro vero intento, e cioè quello di fare terra bruciata su ogni richiesta che io facessi per migliorare la mia posizione all’interno dell’azienda, soprattutto per demoralizzarmi e spingermi ad andarmene!!!,..l’unico premio aziendale che ho ricevuto per questa mia permanenza lavorativa sono state due ernie che il medico aziendale non ha ritenuto sufficientemente valide per poter pretendere un cambio reparto e un bell’esaurimento nervoso che mi ha costretto ad ingrassare quaranta chili con notevoli problemi di ansia e ipertensione,..bell’affare!!!
    P.S.
    Il medico aziendale ogni volta che deve decidere sulla tua idoneità alla mansione deve riferire prima la situazione al responsabile di reparto dove il lavoratore presta servizio ( logicamente in sede privata lontano dal lavoratore stesso che potrebbe farsi qualche idea malsana sui metodi adottati dall’azienda nei suoi confronti,..Mhmm ) e poi viene comunicato il fatidico responso al lavoratore che in un paese democratico come il nostro è liberissimo di prendere la sua decisione,..peggio di così,..:(

  • fulmine

    erano 14 anni che svolgevo con ogni giorno la mia attività lavorativa presso questa azienda. Premetto che da diversi anni non si riusciva a comunicare in modo civile con il datore di lavoro,ogni qualvolta ne uscivano assurde discussioni su diritti miei,come ferie e permessi. alle mie richieste il più delle volte mi sono sentita dire dei no secchi. un giorno chiesi un permesso per uscire x andare a trovare mia madre in ospedale,operata di cancro. la risposta fù: – ma cosa vai tanto domani la dimettono su su vai avanti a lavorare!
    una altra situazine al quanto assurda fu questa,dopo 3 mesi che non mi reggevo in piedi e non capivano cosa avessi decisi di mandare10 giorni di malattia,perchè con quello stato di salute in cui ero e lavorando al freddo non ce la facevo più.chiamai il datore di lavoro dicendo: mi metto in malattia,manco feci in tempo a finire di parlare aveva già buttato giù il telefono.per non parlare che le ferie le decideva sempre lui e con modo prepotente quando dovevo andare. la cosa direi più pesante fu quando mise quest’altra in ufficio al posto mio senza nemmeno chiedere se mi andava bene visto che l’ufficio oltre alla vendita al banco era sempre di competenza mia. beh a breve pure tutto il resto mi fu tolto da quest’altra. dissi la mia e mi fu risposto che era x alleggerirmi il lavoro,grande cosa assurda. anzi questa faceva sempre l’opposto di come spiegavo e il più delle volte certi preparati facevano pietà,ma x lui andavan bene anche se poi il cliente si lamentava cn me che ero da anni li. per concludere dopo anni a dare anima e disponibilità per una banale discussione mi sono trovata al collo le sue belle mani. ora sono in malattia x aggressione,e una lettera di licenziamento dove dichiara che x mancanza dei rientri di crediti dai vari clienti è costretto a licenziarmi e non può inserirmi in altro contesto,peccato che ha aperto un nuovo negozo mettendo questa e un altro. sicuramente li dentro non ci torno più ma tutto questo è vergognoso! la denucia è partita certi gesti non si fanno,solo le bestie si comportano così!!!

  • Giampa

    Carissimi, vorrei dire disgraziati, ma credo invece meritevoli di GRAZIA, per Valori che con forza, dedizione e coraggio ognuno a proprio modo, mette in campo donando Anima, Intelligenza, Amore e a volte anche la salute e lo chiamano solo Lavoro.
    Pure Io sono entrato a far parte del club dei mobbizzati e contemporaneamente anche in quello dei separati però infelici.
    Mio figlio quasi dodicenne è il mio unico scopo di vita, almeno per adesso e credetemi certi valori vanno difesi con i denti, il male prevale sempre nel momento in cui si decide di lasciare e questo nessuno dovrebbe permetterlo !
    RESISTERE ! RESISTERE !
    La parola d’ordine per chi ancora Crede che BENE si può fare, si deve fare, nonostante TUTTO.
    NON SIAMO SOLI…… MAI.
    Cordialità a Tutti Voi.

    • impero dei lupi

      Non si può resistere ad un attacco di mobbing,resistere a più di 50 colleghi che vanno a favore del capo aguzzino..E’ DA PAZZI !che poi è esattamente ciò che vogliono… FARVI PASSARE PER PAZZI EO PERMALOSI E POLEMICI..cosi che quando capirete che è tutta una messa in scena E’ TROPPO TARDI! siete già pscologicamente distrutti .quindi RESISTERE VUOL DIRE FARE ESATTAMENTE IL LORO GIOCO!..CAPIRE I LORO OBBIETTIVI… PREMUNIRSI STRATEGICAMENTE…PREPARARSI A UNA LOTTA PER VIE LEGALI E L UNICA SOLUZIONE PER USCIRE DA UN INCUBO PROGRAMMATO DA ALTRI!

  • impero dei lupi

    Tutti che parlano di mobbing e nessuno si è mai chiesto chi lo insegna alle grandi aziende!…forse se provate un po a riflettere ci arrivate da soli….quando un mobbizzato a problemi legati alla depressione da chi si rivolge?…quando un mobbizato va per vie legali …l’azienda che vantaggio può trarne ..che ci sia un assicurazione che paga loro il tempo perso? 70.000 euro forse?… 70 x 10 mobbizati quanto fa? il vostro avvocato ci guadagna di più se vincete voi o se favoriscono loro?..occhio raga!…il mobbing non seve solo x cacciare un operaio scomodo ! che poi scomodo cosa vuol dire? una persona con famiglia e figli non se lo concede il lusso di fare lo sbruffone o il fannullone rischiando di perdere il posto di lavoro ..tanto prezioso…tanto da farvi sopportare tutte le vessazioni…IL MOBBING NON SERVE SOLO PER MOBBIZZARE UN INDIVIDUO…MA ANCHE COME MONITO X GLI ALTRI CHE..HO FANNO QUELLO CHE GLI DICONO DI FARE..O FARRANNO LA VOSTRA STESSA FINE…NON ODIATE I VOSTRI COLLEGHI SIDE MOBBER…LORO NON HANNO SCELTA …O SBRANANO IL CANE Più DEBOLE O ANCHE LORO VERRANNO ESCLUSI DAL BRANCO..(leggete l’articolo l’effetto lucifero)

  • impero dei lupi

    Queste sono alcune delle ricerche che o svolto ..non per capire perché si è mobbizzati(di questi tempi nessuno si concede il lusso di fare il fannullone con una famiglia a carico) ma per capire come funziona ,e perché funziona il MOBBING STRATEGICO ..QUELLO CHE HO SCOPERTO è STATO PER ME AGGHIACCIANTE! spero possa esservi di aiuto….fate una ricerca su google su questi argomenti….Herald Ege:metodo EGE a sei fasi(heral ege lo anche trovate su you tube)…..DANNO ESISTENZIALE….STALKING OCCUPAZIONALE…ASSOCIAZIONE M.I.M.A……P.T.E.D(disturbo post traumatico da amarezza)….UNO 007 per pedinare un dipendente gruppo manutencoop(articolo uscito sulla gazzetta del mezzogiorno).

    • impero dei lupi

      COME DIFENDERSI DAL MOBBING: Al contrario di qualche commento che parla di RESISTERE al mobbing parlando come se fosse una battaglia fra colleghi(assolutamente falso e irrazionale) io vi consiglio di resistere ma solo il tempo necessario per accumulare informazioni sugli eventi mobbizzanti(più di 6 mesi) Vi ricordo che se voi siete mobbizzati non è perché voi non andate bene…ma perché siete stati scelti dalla vostra azienda per ESCLUSIONE…magari perché siete suscettibili (profilo psicologico) ed è più facile spingervi alle dimissioni volontarie(riduzione del personaleridurre i costi). Una volta attivata la procedura mobbizzante nei vostri confronti non ce più nulla che voi possiate fare per fargli cambiare idea!

      • impero dei lupi

        LE STRTEGIE DI DIFESA: per potervi difendere dal mobbing(anche a livello psicologico,non dimenticatelo) il tempo necessario per raccogliere prove.,dovrete cominciare a studiare un pò di psicologia..L’essere umano e per sua natura un animale socievole e tende a formare gruppi e a temere il giudizio del branco (conformismo ,esperimento di ASCH,YOU TUBE)…loro giocheranno su questo(isolamento sociale) Quindi non solo i vostri colleghi vi isoleranno ma alcuni vi faranno scherzi cattivi per ordine dei vostri superiori gerarcici(esperimento MILGRAM,YOUTUBE)…Per poter ancora meglio capire quanto anche il collega più benevolo sia spinto dai propio gruppo di appartenenza a compiere atti malvagi e irrazionali,date un occhiata alle ricerche di PHILIP ZIMBARDO (psicologo di fama mondiale)che ha scritto un libro intitolato L’EFFETTO LUCIFERO ….Da poco è uscito anche un film sul mobbing intitolato: MOBBING MI PIACE LAVORARE(gratis in streaming)

  • Claudia Cocchi

    lavoro da quasi 10 anni ho avuto momenti in cui volevo andare dai sindacati perche subivo cose non ritenevo giuste!faccio parte di una coop. soc. adesso dopo 4 anni di mansione di resp di cantiere sono iniziate voci persistenti ,rispetto per la mia figura poca ho chiesto aiuto ma sbeglio io!! poi chiacchere infondate che alla fine mi fanno venire la voglia di vomitare dall ansia per queste cattiverie gratuite e non so perche !!!non so da chi farmi aiutare io voglio lavorare serenamente perchè chi è sopra di me non fa niente ? sentirsi dire dall ultima arrivata chiaccherona che io non sono resp. e si dichiara amica mia……sono stufa!!!!! cosa mi consigliate di fare .non riesco a mangiare .non posso certo picchiare tutti ,ho provato a fregarmene ma poi arrivi ad un punto che non ce la fai piu!!!aiutooooooo

  • Claudia Cocchi

    mi parlano male alle spalle senza ragione e non riesco piu a lavorare serenamente!addiruttura prendo parti ,che non hanno senso perche il capo cr3de alle chiacchere .ho 48 anni vorrei lavorare serenamente.esco con l ansia ,il mal di stomaco non mi fido piu di nessuno .esiste mobbing verbale ? come posso fare??

  • Daniel

    Ho subito peggiori vessazioni in aziende artigiane e piccole industrie che nella mia carriera militare durata circa 7 anni, sinceramente stavo meglio nel esercito e c’e stato addirittura qualcuno che mi ha detto :se ti trovavi in caserma con me prendevi un sacco di botte ed io gli ho risposto con quel atteggiamento tu finivi in galera poi fuori da quelle 4 mure per me non vali nulla

  • marisa

    Hanno tentato di spostarmi in altra sede, mi hanno tolto tutte le mansioni, sono il loro jolly per soddistare l’egocentrismo e la profonda cattiveria della direzione, ho ricevuto due contestazioni disciplinari (ero in ferie forzate da loro e non ho potuto svolgere un piccolissimo compito non di carattere urgente: questa è stata la prima). La seconda è stata ancora più offensiva e senza prove. Ho vinto la causa in tribunale e adesso ci ritentano, tentano di buttarmi fuori solo per vendetta!