• Risorse (Dis)Umane: Riflessioni, consigli, notizie e approfondimenti su vari aspetti del lavoro, anche quelli tragicomici. Anche per chi non ce l'ha.

Secondo Lavoro

Quella del secondo lavoro è una soluzione che interessa una sempre più ampia fascia della popolazione italiana. Questo può sembrare paradossale in un periodo in cui insistentemente si sente parlare di recessione e di difficoltà a trovare lavoro, ma i dati Istat parlano chiaro: sono oltre sei milioni gli italiani che al lavoro ufficiale ne affiancano un secondo “ufficioso”.

Che cosa spinge a cercare un lavoro “accessorio” rispetto al primo, quindi in qualche maniera meno importante in termini di prestigio, impegno o di ritorno economico?

Oltre che per necessità, sempre più spesso il secondo lavoro riguarda una passione. Vediamo questi aspetti più in dettaglio.

NECESSITA’

Sicuramente a spingere a spalmare il proprio tempo lavorativo, il proprio impegno su un mix di più attività contribuisce la ragione più ovvia e che salta prima agli occhi: la necessità di integrare i magri introiti del primo lavoro e arrivare alla fine del mese.

Quindi spesso un secondo lavoro è svolto per contrastare l’aumento spregiudicato dei prezzi di tutte le merci che erode il potere di acquisto del proprio stipendio o salario, la necessità di far fronte alle varie esigenze economiche e far quadrare i conti integrando i redditi delle famiglie.

Ci si mette poi anche la frammentarietà del lavoro precario, l’insicurezza che si porta dietro che è un fattore che oggettivamente incentiva lo svolgimento di più di un lavoro.

Molte volte il secondo lavoro è un lavoro svolto fuori dalle regole e rientra nel lavoro nero, nel cosiddetto sommerso che è tanto diffuso che, secondo le stime dell’Eurispes nel 2007, l’economia sommersa ha generato una cifra equivalente alla somma del PIL di Finlandia, Portogallo, Romania e Ungheria.

PASSIONE

Oltre ai motivi che trovano ragione di essere nella “necessità” di cui sopra, l’apertura verso altre attività e situazione lavorative non è soltanto un’opportunità di incremento del reddito ma è spinta da un motivo di crescita individuale culturale e professionale.

Lo ribadiscono anche i sociologi: il secondo lavoro spesse volte assomiglia a un’esplorazione, è un’avanscoperta avventurosa verso un altro ambiente, un mondo lavorativo su cui si mira per interesse e curiosità.

Il secondo lavoro permette di conoscere altri ambienti di lavoro e di uscire dai confini di un’unica identità professionale, magari insoddisfacente, o più semplicemente di dare alimento a degli aspetti della propria personalità che altrimenti non avrebbero modo di esprimersi.

Ed ecco allora, una volta timbrato il cartellino di uscita dall’ufficio, molti si trasformano in consulenti, artigiani, collaboratori free-lance e addirittura artisti.
E per molti di questi, potrà sembrare strano, la motivazione economica non è in cima alla lista di motivi per intraprendere un secondo lavoro. Il fattore che funge da stimolo è il piacere che si trae da questa attività accessoria perché ritenuta più soddisfacente.



  • Fabio

    cerco secondo lavoro per arrotondamento non perditempo massima serieta disponibilita 7.00 12.00 e 15.00 20.00 settimane alterne

  • ospite

    mi sa che c’è qualcosa che non va, la “passione” come scrivete se non fa parte della necessità di “incrementare il reddito”, cioè non ha scopo di lucro non può essere definita “secondo lavoro”. E’ una “passione”, un ARRICCHIMENTO culturale, personale … vedi artisti o pseudo tali. 
    Ci sono aziende che tentano di licenziare con la FANTOMATICA motivazione che chi ha un “secondo lavoro” non ha bisogno(?), diritto (?) ad un “primo lavoro”. Poi viene fuori che il FANTOMATICO “secondo lavoro” è una passione importante, culturalmente arricchente e CURATIVA, l’arte appunto.

    Può capitare che l’azienda, che ha preso la decisione di licenziare un lavoratore per un FANTOMATICO “secondo lavoro” e ha scritto a dei giudici una cosa come quella sopra, ovvero che il lavoratore avrebbe un secondo lavoro perché espone le sue realizzazioni via internet con un sito personale, senza badare al fatto che il sito non è un e-commerce (il Giudice ha dato -ovviamente e per ora- torto alla azienda) e nemmeno che il lavoratore ha bisogno di qualsiasi altro interesse visto che malato cronico … e che si occupa di arte fin dai tempi della scuola in modo più o meno attivo ecc… (l’azienda ha assunto il lavoratore considerando che il Cv diceva di arte e perciò di una RISORSA in più che il lavoratore poteva vantare)
    Certo, chi fa sport non ha un “secondo lavoro”, ha una passione anche quando collabora con la palestra, con le società sportive ecc…vero?! D’altra parte, nel caso dello sportivo si ha a che fare con personale in SALUTE!
    Non continuo, altrimenti dovrei anche citare tutti quelli che LAVORANO per la famiglia una volta finito l’orario lavorativo e magari vanno a fare la vendemmia …
    E tutti i “VOLONTARI” che in italia fanno il LAVORO che dovrebbero fare quelli pagati con le nostre tasse, cosa sarebbero, tutti “secondolavoristi”? (scusate per il termine). Qui poi si entra nella questione dei diritti negati ecc…

    Un saluto e grazie per le informazioni che date.

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    Molto interessante :)