Il lavoro nero, la piaga del terzo millennio

È ancora fresca la notizia delle donne lavoratrici decedute in un laboratorio tessile a Barletta a causa del crollo di una palazzina nelle vicinanze.

Innegabile il dispiacere di tutti, tuttavia un conto è l’imponderabile, un altro è aver preso tutte le misure necessarie perché qualcosa del genere non avvenga.

Le donne lavoravano in nero. “È normale” – si dice – “Qui è così dappertutto”.

Credo si debba fare una distinzione tra ciò che è normale e ciò che è diffuso, ma non normale.

Soprattutto al Sud, il lavoro nero è una piaga, di più, un fenomeno di massa dilagante. L’assenza di lavoro porta a lavorare in qualunque condizione, ed alla fine chi offre lavoro senza alcun genere di tutela viene anche visto come un benefattore.

Naturalmente, conscio di ciò, chi offre lavoro cavalca l’onda ed evita ogni tipo di coinvolgimento nella regolazione contrattuale del rapporto lavorativo. Ti pago per quel che lavori, magari a salari irrisori, sicuramente senza alcun contributo né tutela sul luogo di lavoro o sulla sua sicurezza.

E la gente lavora anche così, piegata dalle necessità.

Ecco quindi che non si dovrebbero aspettare le stragi per dar voce a un problema che è decennale specialmente nel Sud Italia e che nessuna delle istituzioni ha mai pensato di combattere seriamente. Non si tratta di un caso isolato, appunto, è una prassi che porta fatturati totali di milioni di euro. Ed i controlli? E la tutela del lavoratore? Perché si lascia che tutto resti com’è?

Dice parole giuste il presidente Napolitano: “È necessario continuare a contrastare con determinazione la piaga del lavoro nero al quale troppo spesso si accompagnano forme di sfruttamento e di violazione delle norme a tutela della sicurezza. Il tragico crollo di Barletta che ha provocato la morte di giovani donne costrette a un lavoro nero vergognosamente sottopagato ha gettato luce su pratiche intollerabili”

Però, ciò che risalta agli occhi è l’ultima frase, “ha gettato luce su pratiche intollerabili”. La realtà è ben diversa, non è una realtà che si scopre oggi. È una prassi che esiste da sempre e nessuno –  a livello istituzionale o politico – procede seriamente per fermarla e regolarizzarla.

I lavoratori in nero sono ancora lì ad aspettare. Forse è il momento di passare dalla parole ai fatti.

Un commento “Il lavoro nero, la piaga del terzo millennio

  1. Pingback: I mille morti sul lavoro tra il silenzio di media e istituzioni

Rispondi