Secondo una ricerca dell’Anmil (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi sul Lavoro), nel 2010 gli infortuni mortali sul lavoro sono stati quasi 1000, con una media di 3 morti al giorno. Una strage silenziosa, perché consumata giorno per giorno. E per cui nessuno fa qualcosa di concreto.
Immaginiamo che questi mille lavoratori fossero morti tutti insieme in un’unica occasione, allora sì, si sarebbe parlato di strage, di interventi da sostenere per evitare che tutto si ripeta, di impegno assicurato.
Invece, a fronte di cifre identiche spalmate nel corso di un anno, ogni anno, la morte “silenziosa” fa sì che nessuno si preoccupi più di tanto di un problema evidente. Infatti il trend sembra essere lo stesso anche nei primi sei mesi del 2011.
Gli altri dati non lasciano dormire sonni tranquilli: 775.374 incidenti sul lavoro, pari a 2500 infortuni al giorno di cui 27 generano invalidità permanenti. Enorme, nel tempo, il costo di ore lavorative perse (oltre 14 milioni l’anno), di rendite vitalizie (attualmente oltre 800mila), di spese sanitarie (3 miliardi e 400 milioni di euro).
Il calo degli infortuni dunque, andrebbe visto non solo nell’ottica sacrosanta di salvare mille vite umane l’anno, ma anche nell’importante obiettivo di bilancio di contenimento dei costi in un contesto di crisi e difficoltà del mondo del lavoro.
Ecco perché, come fa notare il segretario confederale della Cgil Vincenzo Scudiere, “La lotta per la prevenzione delle morti sul lavoro non deve essere considerata come un costo o un adempimento burocratico, ma come un impegno per determinare quelle condizioni che puntino alla cancellazione di morti e infortuni”.
Ed una delle cause più importanti – come abbiamo visto proprio la scorsa settimana – è anche il lavoro nero, dove l’assenza di controlli e prevenzione aumenta vertiginosamente il rischio infortuni.
Ciò che ora può essere visto come un costo, dunque, sarebbe in realtà un investimento per garantire la vita a chi manda avanti l’Italia ogni giorno, nonché un risparmio in ottica dei costi di mantenimento degli infortuni, molto più esosi.
Più che riempirsi la bocca di belle parole, le istituzioni farebbero meglio ad agire nel concreto una volta per tutte.
