Uniti per la crisi, ma chi pagherà?

19 Nov    Notizie sul Lavoro, Varie

L’Italia di fronte al baratro sembra almeno aver ritrovato un minimo di coesione di intenti, per lo meno di facciata, con il nuovo governo Monti.

Tuttavia il prosieguo non sarà facile. Gli sfasci lasciati dal governo precedente e dalla crisi mondiale ancora in atto, hanno bisogno di essere “fasciati”. Quali misure saranno adottate per provare a “curare” l’economia almeno nel medio periodo in termini di risanamento dei conti e di rilancio del lavoro e dell’attività economica? E soprattutto, chi dovrà pagare per farlo?

Monti ha parlato di Governo di “impegno nazionale”, indispensabile per poter raggiungere le riforme necessarie a salvare l’Italia da una situazione vicina al default.
L’obiettivo è quello di smettere di essere l’ultima ruota del carro europeo per tornare ad esserne un cuore pulsante, anche per evitare che la voce dell’Italia resti sempre inascoltata e costretta subir

e le decisioni degli “Stati forti”.
Come è risaputo, ci aspettano tanto per cambiare tempi di sacrifici. Su chi ricadranno, considerando che per gli effetti della crisi – secondo uno studio di Ania Consumatori – già il 15% delle famiglie italiane deve far fronte ai risparmi per arrivare a fine mese e il 6,1% ricorre a prestiti?

Il neo Presidente del Consiglio, almeno a parole, ha parlato di equità, dicendo che le misure saranno rivolte anche al Parlamento stesso.

Diversi i settori chiave in cui si dovrà intervenire a livello nazionale per porre fine alle disparità, elencati in diversi punti:

–         Lotta all’evasione fiscale “per aumentare il gettito e abbattere le aliquote”.

–         Sistema pensionistico, abbassare la forbice tra pensioni d’oro e pensioni minime per diminuire le disparità di trattamento.

–         Mercato del lavoro, anche qui si vorrebbe andare incontro ad un ridimensionamento delle disparità, in un Paese dove “alcuni sono eccessivamente tutelati ed altri non lo sono per niente”, ma l’introduzione di nuove norme riguarderà i nuovi rapporti di lavoro, non quelli esistenti.

–         Attenzione per donne e giovani. Reale svolta per permettere ai più di generare reddito sufficiente all’autonomia o ennesimo tentativo fallito?

–         Grana ICI. È fortemente possibile una reintroduzione dell’ICI sulla prima casa, con l’osservazione che la sua assenza è un’anomalia rispetto agli altri Paesi europei. In realtà, sembra ci sia necessità di tappare buchi in qualche modo, e l’ICI è uno dei modi.

Speriamo che, per lo meno, se dobbiamo davvero parlare di abbattimento delle disparità, venga dato l’esempio a cominciare dai parlamentari stessi. Che comincino a pagare come tutti gli altri in termini di servizi, di abbattimento degli stipendi e di fine dei trattamenti pensionistici privilegiati: tutti elementi assolutamente anacronistici ed insostenibili al giorno d’oggi.

E un ultimo elemento è da tenere in considerazione: la pazienza degli italiani è agli sgoccioli.

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