Un’indagine compiuta dalla Fondazione Rodolfo DeBenedetti evidenzia
Il primo punto che salta subito all’evidenza è la disparita nelle retribuzioni. Indipendentemente dall’impiego e dalla classe di lavoro, infatti, in media le donne risultano guadagnare il 37% in meno degli uomini, anche quando il percorso nell’ambito degli studi sia stato molto più proficuo per le prime. Un po’ a sorpresa, risulta che per un terzo dei casi studiati la colpa di queste differenze retributive ricade sulle scelte delle stesse donne, le quali spesso e volentieri preferiscono un percorso umanistico, meno adatto a garantire il massimo risultato economico rispetto agli ambienti tecnici e scientifici.
Questo tipo di scelta verrebbe tendenzialmente fatta per una minore tendenza alla competitività rispetto ai maschi e dall’altra per una maggior propensione verso i cosiddetti “doveri di famiglia” che anche oggi sono addossati per lo più al genere femminile. Nonostante il lavoro, infatti, la donna
continua ad avvertire come un compito particolarmente “suo” la cura dei figli e dei parenti più anziani.
Tuttavia, anche a fronte di una identica occupazione e di un egual numero di ore lavorative, a livello nazionale le retribuzioni permangono più basse del 16,4%. A peggiorare il quadro, contribuisce anche una classifica Eurostat del 2009 secondo cui l’Italia è una nazione arretrata e maschilista, che non riesce ancora ad abbandonare gli stereotipi delle famiglie organizzate con i ruoli dell’uomo in carriera e della casalinga.
Il dato consolante riguarda l’indipendenza della scelta del proprio percorso formativo e lavorativo nei confronti dell’aspettativa di un eventuale matrimonio con un partner ricco. Un elemento che contribuisce all’emancipazione e alla ricerca della miglior soluzione lavorativa per se stesse, indipendentemente da quello che poi sarà il proprio compagno.