L’UE indica all’Italia le direttive per la ripresa

29 Mag    Notizie sul Lavoro
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Strada di George Hodan

Entro la fine di maggio il commissario europeo per gli affari economici proporrà finalmente la chiusura della procedura UE contro il deficit eccessivo accumulato dall’Italia, grazie ad una soglia scesa nuovamente sotto il 3%. La procedura era stata aperta nel 2009 a causa degli sperperi del governo Berlusconi, portando con sé la chiusura dei rubinetti UE e l’obbligo di rientrare nei binari giusti per evitare guai peggiori.

Se l’inerzia resterà la stessa nei prossimi due anni, e così dovrebbe essere con le misure attuali, la procedura sarà chiusa definitivamente. Questo primo provvedimento, comunque, porta al governo letta piccole possibilità di respiro economico, indispensabili per poter pensare a qualunque forma di ripresa. Rientrando nei paesi virtuosi, infatti, l’Italia potrà tornare a beneficiare di una più ampia manovra di spesa, completamente ingessata in questi ultimi anni.

Soltanto a luglio sapremo quali sono i parametri e le voci di spesa che l’Unione Europea approverà per favorire la crescita e che non saranno fatte rientrare perciò come elementi di deficit. I calcoli approssimativi, intanto, parlano di nuove possibilità di “spesa pilotata” attorno ai 10 miliardi di euro.

La ritrovata credibilità dell’Italia, poi, potrebbe portare ad avere una maggior voce proprio sulle misure da sostenere per la crescita, con l’obiettivo di spuntare nei parametri anche le misure occupazionali per i giovani.

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Bussola di Karen Arnold

Per proseguire su questa strada, però, l’Europa detta anche le condizioni cui l’Italia dovrà attenersi per il prossimo futuro. Una lista con alcuni punti ben precisi che evidenziamo di seguito.

Proseguire nel consolidamento dei conti pubblici. Mantenere il rigore di bilancio e proseguire il risanamento è condizione indispensabile per l’Italia come per gli altri Stati.

Perseguire l’efficienza della Pubblica Amministrazione. La PA dovrebbe essere molto meno macchinosa e burocratica, anche attraverso semplificazioni regolamentari e normative, per consentire alle aziende di rispondere velocemente al mercato senza subire eccessivi condizionamenti.

Efficacia del sistema bancario. Interventi attivi in favore della produttività e dell’efficacie delel banche italiane.

Flessibilità del lavoro vs precarietà. Questa è una raccomandazione specifica per l’Italia. I sindacati continuano ad essere un fattore frenante per la ripresa. Il mercato del lavoro dovrebbe essere maggiormente flessibile e l’Europa vorrebbe contratti realizzati più a livello aziendale che basati su contratti nazionali. In caso contrario la situazione attuale potrebbe perdurare: contratti “blindati” da un lato e contratti “disastrati” dall’altro, che non favoriscono in nessun modo la flessibilità in luogo della precarietà. In più, la formazione dovrebbe essere mirata molto più concreta e “vicina” al lavoro.

Riduzione della pressione fiscale. Abbassare la presessione fiscale per i lavoratori e per le imprese e favorire la concorrenza nel settore dei servizi, spostando maggiormente il peso del fisco verso immobili e attività inquinanti, proseguendo al contempo la battaglia contro l’evasione.

Basteranno queste misure e l’uscita dalla procedura per deficit per una ripresa reale? Nel bene o nel male, sarà necessario ancora qualche anno per avere la risposta.

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