Contratto di Lavoro

Il rapporto tra datore di lavoro e lavoratore è regolato da apposite norme che definiscono le diverse tipologie di contratto che si possono stipulare tra le parti. In questa pagina, vi mostreremo le varie tipologie di contratto possibili, spiegandovele per arrivare più preparati ad affrontare quest’ultima fase in massima tranquillità.
Per la legge italiana (art. 2099 c.c.) il contratto di lavoro è un contratto tipico e nominato (cioè disciplinato dalla legge), bilaterale, sinallagmantico (cioè ogni parte assume l’obbligazione di dare o di fare qualcosa in favore delle altre parti contraenti) e necessariamente oneroso.
Sono molte le forme di contratto, alcune molto vecchie altre introdotte di recente.
Qui diamo una descrizione delle caratteristiche essenziali delle diverse forme di contratto, le principali delle quali sono approfondite nelle altre sezioni di questo sito.

Dobbiamo poi dire che le leggi Bassanini, Treu e Biagi hanno cambiato il mondo della contrattualizzazione del lavoro in modo radicale, sia per i soggetti coinvolti che per le tipologie. Possiamo quindi affermare che dal 1997 non sono più soltanto i sindacati gli operatori non pubblici ammessi nel mercato del lavoro, ma, seguendo le direttive europee, sono stati introdotti anche altri intermediari. Gli unici altri soggetti privati ammessi a svolgere il compito di far incontrare domanda e offerta di lavoro sono le Agenzie per il Lavoro autorizzate dal ministero.

Poi, al di là dei classicci “tempo indeterminato” e “tempo determinato”; molte altre forme contrattuali hanno preso piede in nome della flessibilità, anche se spesso si è trasformata in “precarietà”.

Una prima macro-suddivisione, comunque, riguarda la distinzione tra il contratto di lavoro dipendente o subordinato con il contratto di lavoro autonomo.

Secondo l’Art. 2094 del Codice Civile, il lavoratore subordinato è colui che si impegna a svolgere il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione di un datore di lavoro in cambio di una retribuzione, al di là della forma contrattuale più specifica.

Ai sensi dell’Art. 2222 del Codice Civile, invece, siamo in presenza di lavoro autonomo quando un lavoratore in cambio di un corrispettivo si impegna a svolgere un’attività oppure a compiere un’opera lavorativa senza che vi sia comunque alcun vincolo di subordinazione tra le parti. È questo il caso del “popolo delle Partite IVA” , degli artigiani e negozianti che lavorano, appunto, autonomamente per offrire un servizio o un’attività a dei clienti. In questo caso la retribuzione avviene prestando il servizio direttamente da parte del cliente.

Prendiamo ora in considerazione qui di seguito le principali tipologie di contratto che è possibile ritrovarsi davanti, tenendo presente, comunque, che non potremo essere completamente esaustivi.

CONTRATTI TRADIZIONALI

Apprendistato

Il contratto di apprendistato è un rapporto di lavoro nel quale all’imprenditore è dovuta la formazione dei giovani col quale è stipulato il contratto, e tale formazione deve essere diretta non ad una singola attività lavorativa ma ad addestrare un lavoratore qualificato per il mercato del lavoro. Al datore di lavoro sono riconosciuti dei benefici contributivi.

Questo contratto formativo può anche essere al di là di un rapporto di lavoro subordinato, oppure può comprenderlo, aggiungendo alla tipologia di contratto anche la clausola di obbligo formativo a carico del datore. È questa la formula prescelta per i giovani tra i 18 ed i 29 anni affinché venga loro agevolato l’ingresso nel mondo del lavoro. Si tratta in questo caso di un contratto a tempo indeterminato, oppure, in base a regioni e province autonome, può essere anche a tempo determinato o stagionale specialmente se si considerano anche i giovanissimi 15-18 anni.

La legge 78/2014 ha stabilito che questo contratto deve essere scritto e deve contenere un piano formativo individuale parte integrante in breve anche del contratto stesso. Se l’azienda ha più di 50 dipendenti, è fatto obbligo dell’assunzione a tempo indeterminato di almeno il 20% degli apprendistati presenti, pena l’impossibilità di avviare altri apprendistati, a meno che la non assunzione sia dovuta a dimissioni, giusta causa o non superamento delle prove.

Il contratto di apprendistato può essere di tre tipologie: per qualifica e diploma professionale;  professionalizzante o contratto di mestiere; di alta formazione e ricerca.

In più, si considera anche apprendistato quello definito per i lavoratori in mobilità, volti ad una loro riqualificazione.

Tempo indeterminato

È come risaputo la forma contrattuale che garantisce le migliori garanzie per una serie di ragioni. Non è stabilita a priori la durata del rapporto lavorativo, che quindi resta indistintamente nell’ottica del lungo periodo. Inoltre: se lavorando si arrecano danni a sé o agli altri, c’è la tutela dell’assicurazione INAIL; è l’azienda a versare le imposte sul reddito facendo percepire direttamente lo stipendio netto; è sempre l’azienda a versare i contributi all’INPS sui quali sarà calcolato il fondo per la futura pensione; si ha diritto ad un certo numero di giorni di ferie, di ore di permesso pagate, alla tredicesima (cioè uno stipendio aggiuntivo oltre a quello percepito nei dodici mesi dell’anno) e si ha anche diritto a permessi per accudire i figli con la garanzia di mantenere il posto di lavoro; al momento dell’interruzione del contratto, si ha diritto ad un TFR (trattamento di fine rapporto) che garantisce un’ultima ulteriore entrata che varierà in base alla durata del rapporto di lavoro; il licenziamento può avvenire solo per giusta causa (legata al comportamento del dipendente) o per giustificato motivo, soggettivo (inadempimenti agli obblighi lavorativi) oppure oggettivo (ad esempio per chiusura dell’azienda).

Eventualmente, prima dell’assunzione questo contratto può prevedere un periodo di prova durante il quale sia il lavoratore che l’azienda possono decidere di interrompere la collaborazione senza obbligo di fornire una motivazione. Si può infine decidere di lasciare il lavoro rispettando un periodo di preavviso che varia in base al tipo di inquadramento o di livello del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL).

Tempo determinato
Il contratto di lavoro a tempo determinato prevede un limite temporale che deve essere indicato per iscritto, oltre il quale se l’azienda non interviene con un rinnovo, il contratto si intende finito. Il termine può essere stipulato in presenza di ragioni di ordine tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, che richiedono ad esempio un incremento di manodopera per un periodo di tempo limitato. Quindi si tratta di una normale assunzione, su cui valgono gli stessi diritti che abbiamo appena visto per il contratto a tempo indeterminato, seppure valida solo per un periodo definito.

Questo contratto ha poi alcuni vincoli: non può essere stipulato in sostituzione di dipendenti in sciopero; non può durare più di tre anni comprensivi di rinnovi o proroghe per lo svolgimento della stessa mansione o di mansione equivalente.

Tempo parziale (part-time)
Il contratto di lavoro part-time prevede una riduzione dell’orario rispetto a quello normale indicato dalla legge o dal contratto collettivo, nel quadro di un contratto a tempo indeterminato o determinato.

Quindi, si ha a disposizione un contratto che si distingue dal lavoro a tempo pieno solo in base al minor numero di ore da lavorare, fermo restando i diritti ed i doveri. Sarà compito del datore di lavoro indicare per iscritto il numero di ore complessive in cui si dovrà lavorare e come le stesse dovranno essere distribuite durante una settimana. Il part-time può essere orizzontale – quando si lavora tutti i giorni alla settimana per un minor numero di ore rispetto al tempo pieno – oppure verticale – quando si lavora a tempo pieno, ma solo in alcuni giorni della settimana. È possibile che nel contratto vengano inserite alcune clausole che permettono al datore di lavoro di modificare unilateralmente la collocazione temporale dell’orario di lavoro oppure di aumentarla (non di diminuirla). Queste clausole, comunque, possono essere inserite soltanto se lo prevede la contrattazione collettiva di riferimento dell’attività in cui si va ad essere collocati.

Inserimento lavorativo

Il contratto di inserimento nel lavoro è stato disciplinato dal D.Lgs. 276/2003 sostituendo la precedente formula “formazione e lavoro”. Tuttavia, questa forma contrattuale è stata abrogata a partire dal 1 gennaio 2013, che, pertanto, impedisce che sia più stipulato a partire da questa data.

Il contratto di inserimento era un contratto “diretto a realizzare, mediante un progetto individuale di adattamento delle competenze professionali del lavoratore a un determinato contesto lavorativo, l’inserimento ovvero il reinserimento nel mercato del lavoro” (art. 54 del d.lgs. n.276 del 2003). Era una formula pensata per agevolare l’inserimento lavorativo di categorie svantaggiate per diversi motivi, tra le quali le più comuni erano: per i soggetti che sono da poco nel mondo del lavoro con un’età compresa tra i diciotto ed i ventinove anni; per i disoccupati di lunga durata dai 29 ai 32 anni; per i lavoratori con più di cinquant’anni che hanno perso il lavoro; per i lavoratori che vogliono tornare a lavorare dopo due anni di inattività; per le donne di ogni età che abitano in aree geografiche con un tasso di occupazione più basso di quello maschile; per coloro che sono riconosciuti come affetti da gravi handicap mentali, fisici o psichici.

Lavoro ripartito

Il lavoro ripartito, o job sharing, o meglio ancora “condivisione del lavoro” è un contratto di lavoro mediante il quale due lavoratori assumono in solido l’adempimento di un’unica ed identica obbligazione lavorativa a tempo pieno. È una soluzione adatta quando gli individui devono conciliare imprescindibili impegni anche familiari o per contrastare la disoccupazione.

In pratica, i due lavoratori vengono assunti insieme come se fossero un’unica persona. Sono responsabili entrambi dell’assolvimento del lavoro e saranno pagati come un unico dipendente. La suddivisione del lavoro viene scelta tra i due lavoratori, i quali dovranno comunicarla all’azienda che dovrà accettarla. Come per il part-time, potrà essere di tipo verticale (una settimana, un mese o più mesi a testa alternandosi) oppure orizzontale (suddivisione delle ore nello stesso giorno).

Può essere stipulato da tutti i soggetti eccetto quelli della Pubblica Amministrazione ed è soggetto alla disciplina dei CCNL o in assenza di questi si ricorre alle norme del lavoro subordinato.

Somministrazione di lavoro (ex lavoro interinale)

È una forma di contratto di lavoro subordinato che coinvolge tre parti: il somministratore, l’utilizzatore (ossia l’azienda) e il lavoratore. Il lavoratore è assunto dal somministratore (l’Agenzia per il Lavoro) ma viene inviato a svolgere la propria attività lavorativa presso l’utilizzatore. A poter essere somministratrici sono esclusivamente le Agenzie autorizzate dal Ministero del Lavoro. Nel coinvolgimento delle tre parti, quindi, si instaurano due contratti:

–          il primo è sottoscritto tra l’azienda e l’Agenzia (contratto di somministrazione) a tempo determinato o indeterminato;

–          il secondo è sottoscritto tra l’Agenzia e il lavoratore e può anch’esso essere a tempo determinato o indeterminato.

La retribuzione ed i contributi sono versati inizialmente dall’agenzia, che comunque in seguito sarà rimborsata dall’azienda che utilizza il lavoratore.

Nel contratto a tempo determinato bisogna indicare la causale di utilizzo, sebbene la legge 99/2013 dice che la causale può anche non essere indicata se la durata del rapporto di lavoro non supera i dodici mesi. Si può poi non indicare una causale anche per altre ipotesi individuate dai CCNL anche aziendali. Altre ipotesi per cui si può non stabilire una causale sono: l’utilizzo di lavoratori in mobilità per massimo 12 mesi, l’utilizzo di disoccupati che percepiscono indennità di disoccupazione non agricola da almeno 6 mesi, l’utilizzo di lavoratori svantaggiati secondo quanto previsto dall’articolo 2 del Regolamento CE 800/2008.

Sempre la legge 99/2013 ha stabilito che questi lavoratori devono avere condizioni di lavoro e occupazionali non inferiori ai dipendenti dello stesso livello.

ALTRE FORME CONTRATTUALI (introdotte dal decreto attuativo della legge 30/2003)

Lavoro a chiamata o intermittente
Si tratta di un contratto mediante il quale un lavoratore si mette a disposizione di un datore di lavoro che può utilizzare la prestazione lavorativa quando ne ha bisogno per lo svolgimento di prestazioni lavorative di carattere discontinuo.

Lavoro a progetto

Il lavoro a progetto (che ha sostituito i co. co. co.) è riconducibile a uno o più progetti specifici, programmi di lavoro o fasi di esso. In questo il lavoratore è autonomo ed il progetto coordinato dal committente. Lo abbiamo approfondito a parte e vi basta cliccare sul link per conoscerne ogni aspetto.

Lavoro occasionale

Il lavoro occasionale è un rapporto di lavoro caratterizzato da due vincoli, uno di natura temporale e l’altro di natura economico. Infatti deve essere di durata complessiva non superiore a 30 giorni nel corso dell’anno solare con lo stesso committente e non deve comportare un compenso superiore a cinque mila euro nello stesso anno solare e con lo stesso committente.

 

Condividi:Share on Facebook0Share on Google+0Tweet about this on Twitter

4 pensieri su “Contratto di Lavoro

  1. eleonora

    buongiorno, chiedo cortesemente di illuminarmi.
    Sono stata assunta da un’azienda del settore tessile come responsabile del punto vendita. Sono la sola impiegata all’interno del negozio con un inquadramento del 4° livello settore tessile. La mia domanda è: non avrebbero dovuto farmi un contratto commercio visto che vendo e non produco?
    Vi ringrazio anticipatamente per l’aiuto.

    Replica
  2. eva

    salve ,volevo chiedervi : Ho fatto un precontratto con il datore di lavoro ,che mi serviva per conseguire il contratto di soggiorno. Dopo la firma del contratto di soggiorno quanto tempo abbiamo in disposizione per stipulare un contratto di lavoro e quali sono le procedure del assunzione? Grazie!

    Replica
  3. eva

    salve ,volevo chiedervi : Ho fatto un precontratto con il datore di lavoro ,che mi serviva per conseguire il contratto di soggiorno. Dopo la firma del contratto di soggiorno quanto tempo abbiamo in disposizione per stipulare un contratto di lavoro e quali sono le procedure del assunzione? Grazie!

    Replica
  4. Pingback: Come Trovare Lavoro nel mondo dei Media

Rispondi